venerdì 28 ottobre 2011

LA CHIESA NON HA MAI CAPITO NIENTE DEL LIBERISMO (E NEANCHE DEL SESSO)


Chiesa e sessoAnnalisa Chirico.
La Chiesa di alcune cose non c’ha mai capito niente.
Per esempio, del sesso. Che quei “metodi naturali” così a lungo sponsorizzati sono male, che il preservativo è bene. La Chiesa non l’ha capito, e si è incaponita anche a costo di scontrarsi con l’evidenza, con i numeri di chi, per non aver usato alcuna precauzione, è stato “contagiato” non solo dal peccato, ma anche dall’ AIDS. 

La Chiesa poi non ha mai capito niente del liberismo. O Dio o Mammona. Il capitalista personificazione dei vizi del mondo secolare. Indipendente ai limiti del protervo, irrimediabilmente emancipato dalla giurisdizione normativa delle istituzioni ierocratiche. Il capitano d’industria ama le cose terrene, è incline al consumismo, trabocca di ubris. Recalcitrante ai dogmi, pretende addirittura di pensare con la propria testa. In una parola, è difficile da governare.
Eppure l’enciclica “Centesimus Annus” di Papa Giovanni Paolo II aveva riabilitato, almeno in parte, la figura dell’imprenditore. “Il papa approva il nuovo capitalismo”, titolò esultante il Wall Street Journal il 2 maggio 1991. Non si trattava certo del panegirico del capitalismo, ma di un palese cambio di passo rispetto all’atavica diffidenza vaticana. Un’ attestazione di fiducia verso un capitalismo “addomesticato”, guidato da una politica forte in grado di tenere a freno gli spiriti animali e servire gli scopi della giustizia sociale.
Di recente il Vaticano è tornato a tuonare contro Mammona. Il liberismo madre di tutti i mali.
Eppure un’insanabile contraddizione c’è. Il Vaticano bacchetta l’ economia di mercato, la stessa di cui si giova a dismisura. Della catallassi economica, della tutela dei diritti di proprietà, della creatività imprenditoriale (e finanziaria). E’ difficile infatti immaginare il business vaticano in un regime di socialismo reale, e il Vaticano lo sa.
“Il liberismo fa male”. Vallo a spiegare a chi, lasciandosi alle spalle anni e anni di pianificazione centralizzata, grazie all’ economia di mercato ha potuto migliorare la qualità della propria vita: nutrirsi in modo più adeguato, fare più figli (senza la scontata certezza di vederli morire), alzare l’asticella delle proprie ambizioni. L’economia di mercato ha tirato fuori interi Paesi dal pantano della povertà assoluta. Sono aumentate le differenze, è vero, ma in tante parti del mondo le persone stanno meglio oggi di ieri.
Poi si potrà pure decidere di discettare filosoficamente della moralità di questo o di quel sistema. Però con la pancia piena, ammettiamolo, si discetta meglio. La moralità di un sistema economico si valuta dai suoi risultati, e ad oggi il liberismo ha vinto. A perdere siamo noi, ogni volta che non siamo capaci di difenderlo da una politica inquinata e inquinante.
Vallo a spiegare al Vaticano. L’ho detto: di liberismo non ci capisce niente, e neppure di preservativi. Serve la pratica, si sa.
Giovedì 27 Ottobre 2011