giovedì 6 ottobre 2011

E' ufficiale, resuscita la Dc

L'Esercito Bianco, lo definisce così uno degli aspiranti generali, avrà una potenza di fuoco che nessuno degli attuali soggetti in campo può uguagliare. Non un nuovo partito: qualcosa di molto più radicato e dirompente. Si organizzerà in ogni regione del Paese. E poi in ogni diocesi. E da lì, giù giù, in ogni territorio parrocchiale, in modo capillare, riproducendo negli angoli più remoti della penisola lo schema nazionale: tutte le associazioni cattoliche, per la prima volta da decenni, riunite su un progetto politico, aperto ad altri. A quegli ambienti finanziari e imprenditoriali, laici e tecnocratici che negli ultimi mesi hanno con crescente durezza criticato il governo Berlusconi e in alcuni casi si sono detti disponibili all'ingresso in politica: Emma Marcegaglia, Corrado Passera, Alessandro Profumo, Luca Cordero di Montezemolo, Mario Monti. Un patto tra i ceti medi, le famiglie, gli strati popolari impauriti dalla crisi e delusi dalle promesse berlusconiane, rappresentati dal mondo cattolico con le sue antenne sensibili sul territorio, e la grande borghesia alla ricerca di uno spazio politico. Una Santa Alleanza tra Popolo e Capitale, officiata dalla Chiesa, per uscire dal berlusconismo.


Un'impresa ambiziosa? Molto. Per questo, all'indomani della prolusione del 26 settembre di fronte al consiglio permanente della Conferenza episcopale, il cardinale Angelo Bagnasco è rimasto stupito dall'interpretazione data dai giornali alle sue parole. "Hanno tutti scritto che i vescovi hanno tolto la delega a Berlusconi", ha confidato, "ma è una non notizia, era già successo un anno fa. Non hanno colto la vera novità". Game over. Per i vertici ecclesiastici la Seconda Repubblica è sepolta da un pezzo, siamo già in pieno post-berlusconismo: l'era in cui bisogna tornare a giocare in prima persona, da protagonisti, tutti uniti. E per farlo è necessario riconquistare la scena politica: schierare le truppe, mobilitare la fanteria, coordinare gli ufficiali, stabilire gli obiettivi. Strategie, organizzazione, leadership, risorse. 

Le prove generali si faranno a Todi, il prossimo 17 ottobre, al convegno sull'economia del Forum delle associazioni cattoliche del lavoro, nato due anni fa e già diffuso in molte regioni, dalla Calabria al Friuli. Bagnasco aprirà e concluderà i lavori. Interverranno tutte le sigle del laicato cattolico che in questi anni si sono collocate in schieramenti politici diversi: la Cisl di Raffaele Bonanni e la Compagnia delle Opere legata a Comunione e liberazione con il presidente, il tedesco Bernhard Scholz, la Coldiretti, la Confcooperative, le Acli, la Confartigianato, il Movimento cristiano lavoratori.

E poi l'associazione più diffusa, l'Azione cattolica con il presidente Franco Miano, la Comunità di Sant'Egidio, gli scout dell'Agesci, i focolarini, Rinnovamento nello spirito, il rettore dell'università Cattolica Lorenzo Ornaghi. E alcuni invitati esterni di peso, come l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Passera. A conferma che il progetto va ben al di là dei confini tradizionali.

Prima dell'estate negli ambienti ecclesiali qualcuno si è preoccupato di far valutare a un istituto di sondaggi quanto potesse contare elettoralmente questo mondo. Risultato modesto: il 3,2 per cento. Ma per le gerarchie ecclesiastiche, lo scopo non è dare vita a un partitino centrista che si allea di volta in volta con chi offre di più. Nel centrodestra c'è il tramonto di Berlusconi, drammatico e grottesco. A sinistra il trio Bersani-Vendola-Di Pietro ripropone l'immagine della gioiosa macchina da guerra, sconfitta. E il Terzo polo è un'ipotesi evanescente. Il sogno è diventare il primo polo, sulle macerie degli attuali schieramenti, in una condizione favorevole. Qualcosa di simile alla vecchia Democrazia cristiana, ma in versione moderna e laicizzata. Non più la Balena Bianca che danzava sulle note di Gino Latilla, "Son tutte belle le mamme del mondo", ma una giovane, aggressiva Tecno-Dc.

"I cattolici sono tornati a incontrarsi, come non accadeva da tempo, hanno ripreso a interrogarsi sulle loro responsabilità verso il Paese. E si chiedono cosa potrebbero fare. Stanno costruendo tra loro un'amicizia pensante", spiega il fondatore di Sant'Egidio Andrea Riccardi, uno dei leader riconosciuti dell'associazionismo cattolico ("Anche se non mi interessa fare direttamente politica: sono un eterno apolitico", precisa). "Non si andrà verso un partito dei cattolici, non ci sarà una nuova Dc, né nuovi partiti. Ci sarà, però, un maggiore protagonismo dei laici. Negli ultimi anni il rapporto con la politica è stato affidato alle gerarchie ecclesiastiche. Ora tocca al popolo cristiano raccolto in associazioni, cooperative, sindacati, volontariato, colmare l'abisso che si è spalancato tra il Palazzo e la politica. Un distacco enorme che fino a questo momento è stato occupato solo dall'anti-politica. Mancano culture politiche che possano ispirare una politica pensata e non gridata. Vanno ricreate. C'è una spinta che il cardinale Bagnasco ha registrato. Da qui potranno nascere nuovi incroci, nuovi soggetti. Siamo al momento dell'incubazione".