domenica 23 ottobre 2011

ETICA: GLI ATEI HANNO GLI STESSI PRINCIPI MORALI DEI CREDENTI



Quali sono le origini della moralità? La morale è qualcosa che nasce spontaneamente in quanto esseri viventi/esseri umani o proviene dalla religione, da una serie di regole imposte dettate da entità superiori?
A mio modesto parere, le regole per il quieto vivere in gruppo hanno un'origine del tutto naturale. L' evoluzione di una serie di regole per la pacifica convivenza è un meccanismo che l' essere umano ha sviluppato nel corso dei millenni per raggiungere il massimo livello di sopravvivenza. 
L' essere umano non ha artigli o zanne, non è dotato della velocità dei felini o del mimetismo di alcuni animali. La strategia di sopravvivenza dell' essere umano è basata sulla sua "capacità di fare", una forma di pensiero pratico legata all'intelligenza che consente all' uomo di costruire dei supporti artificiali per supplire alla mancanza di armi e difese naturali.
Ma il meccanismo di sopravvivenza più importante per l'uomo è la coesione del gruppo. L'unione fa la forza, e non è mai stato così vero come per l'essere umano.

Se preso singolarmente, l' individuo risulta debole, con caratteristiche fisiche non paragonabili alle capacità ferine di altri animali; in gruppo invece l'essere umano rende al massimo. Ed è per questo che ha dovuto evolvere comportamenti e regole condivise per poter mantenere coeso il proprio gruppo d' appartenenza.
Se il comandamento "non uccidere" detta una regola che proviene direttamente dal Creatore, in realtà la logica del non togliere la vita proviene da tempi più remoti delle Tavole della Legge. Il "non uccidere" è una regola che consente al gruppo di non perdere elementi fondamentali alla propria sopravvivenza, non solo i più forti, ma anche i più abili, i più fertili, i più versatili. "Non uccidere" è un invito al perfezionamento della specie umana ed al mantenimento dell'ordine all'interno di un gruppo di individui che hanno il comune obiettivo di sopravvivere.
La ricerca delle origini della moralità è ciò che ha portato Marc Hauser, della Harvard University, ad indagare il legame tra religione e morale.
E si è scoperto che credenti e non credenti hanno lo stesso concetto di giusto o sbagliato, ma con lievi differenze nei meccanismi di giudizio.
I non credenti infatti sembrano avere una moralità istintiva più spiccata dei credenti. Con "moralità istintiva" si intende la comprensione automatica di ciò che è giusto o sbagliato, senza che ci sia qualcuno ad indirizzare le nostre scelte o le nostre opinioni.
"Per alcuni, non esiste moralità senza religione, mentre per altri la religione sembra essere soltanto uno dei modi per esprimere le intuizioni morali di qualcuno" sostiene Hauser. E continua "La nostra ricerca suggerisce che il giudizio istintivo di cosa sia giusto o sbagliato sembra agire indipendentemente dalle proprie credenze religiose. Comunque, per quanto la cooperazione sia possibile grazie a meccanismi mentali non dipendenti dalla religione, la religione sembra giocare un ruolo nel facilitare e stabilire una cooperazione tra gruppi di individui".
Il problema sta però quando la religione si trasforma in fondamentalismo negando qualunque altra visione diversa del mondo, e negando anche che possa esserci una profonda moralità simile alla propria anche in chi non ha le stesse credenze religiose.
Le regole per il quieto vivere non sono proprietà esclusiva di un credo o di un altro. Altrimenti non si spiegherebbe perchè uccidere sia considerato sbagliato (seppur con diverse sfumature) in tutte le grandi civiltà esistite nella storia. L'omicidio nell' antica Grecia era considerato oggettivamente sbagliato come nelle prime comunità di Homo Sapiens; allo stesso modo, togliere la vita era considerato tabù nelle comunità cristiane come nella Roma pagana.
La differenza tra chi crede e chi non crede in entità divine non è nella concezione di "giusto o sbagliato"; la differenza sta nella capacità di intuire cosa sia giusto o sbagliato, e nell'esigenza di essere indirizzati, di sentirsi guidati da qualcosa o qualcuno che possa orientarci verso la giusta direzione.