lunedì 30 maggio 2011

“SE NON VUOI MOLESTIE SESSUALI RESTATENE A CASA”

Donne in Turchia29 maggio 2011 - Lo dice il sindaco di un paese turco alle cittadine di sesso femminile.
C’è un modo molto semplice per evitare violenze sessuali, ma in effetti ogni tipo di rischio, per evitare brutti incontri e dispiaceri assortiti: semplicemente, basterebbe rimanere a casa. Certo, è una soluzione molto facile quella di negarsi una vita normale per paura di ciò che potrebbe succedere fuori dalla porta di casa: il prezzo da pagare è, appunto, la libertà personale. Ma se una persona decide di fare tutto ciò per scelta personale, questo rientra nella sua autonoma determinazione; se è un pubblico ufficiale a chiederci di fare qualcosa del genere, diventa un problema.
MEGLIO A CASA – E un problema in effetti lo è diventato per le donne turche che hanno chiesto al loro sindaco (notizia sui giornali locali, poi ripresa da Jezebel) come potessero fare per evitare attenzioni indesiderate da parte di uomini non benintenzionati.

E il sindaco, parte dell’AKP, il partito del presidente turco Erdogan, gli ha detto, appunto, che avrebbero fatto bene a rimanersene a casa.
Le donne che si lamentano delle molestie sessuali nelle strade della provincia orientale di Muş dovrebbero affrontare il problema semplicemente stando a casa, ha detto il sindaco della provincia. “Non andatevene in giro”, ha detto il 71enne sindaco del partito Giustizia e Sviluppo, AKP, Necmittin Dede, alle donne rappresentanti del centro di cultura femminile, KAMER, quando hanno detto alle autorità che l’alto tasso di occupazione nella città ha avuto come risultato l’abbondanza di uomini che escono fuori dalle case da tè con l’intenzione di molestare verbalmente le donne che passano di lì.

Ed ecco dunque spiegata la storia. Un alto tasso di sviluppo di una piccola città che sta avendo qualche fortuna, industrialmente parlando, richiama nello spazio urbano forza lavoro prevalentemente maschile. E, come nel più abusato degli stereotipi, gli operai in cerca di svago importunano le damigelle che passano per la strada. Il tutto in un paese islamico, sebbene atipico e moderno come la Turchia, in cui il cammino dell’uguaglianza dei diritti fra uomo e donna deve ancora fare moltissima strada.

DIFFICOLTA’ – Proprio la provincia amministrata dal sindaco in questione ha visto una piccola, sebbene significativa escalation dei più indicativi eventi di una società medievale, per quanto riguarda l’uguaglianza fra uomo e donna: i delitti d’onore.

Almeno 6 delitti d’onore sono stati commessi nella provincia durante gli ultimi due mesi, nonostante alcune delle morti siano state presentate come suicidi, secondo rappresentanti di KAMER. In un precedente commento, Dede ha affermato: “Se le donne fossero più uomini, sarebbero profeti.”

Notizie come queste – e una classe dirigente di questa fattura – sono fra i più grandi ostacoli al cammino della Turchia verso l’adesione all’Unione Europea. Secondo i governi occidentali, infatti, il paese di Ankara ha molto da dimostrare alla comunità europea per essere accettata all’interno del sistema di Bruxelles. Ancora aperta la ferita del genocidio armeno, infatti: e anche queste problematiche sui diritti non sono secondarie quando si tratta di accettare la Turchia dentro l’Europa. Questo nonostante le donne di KAMER affermino che le forze dell’ordine sono sempre state molto efficaci nella collaborazione per la tutela dei diritti: si tratta, dunque, di attendere e promuovere un cambiamento sociale. Dovrebbero farlo le istituzioni: in questa vicenda, però, sono state proprio queste ultime a dimostrarsi inadeguate al ruolo.

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UCCIDE IL FIGLIO PER UN ESORCISMO

La madre e il piccolo Jezaih Lawson30 maggio 2011 - Una mistura di aceto e olio ha ammazzato il bambino di 2 anni.
Credeva che avesse il demonio in corpo: per rimuoverlo, ha finito per ucciderlo. E’ quanto succede, lo racconta il Telegraph in una cittadina dell’ America profonda, Fort Wayne nell’ Indiana: la madre di Jezaih Lawson, convinta che il figlio fosse posseduto, gli ha dato da bere una mistura di olio e di aceto che, in realtà, ha avuto come effetto la morte del bambino. E ora la madre rischia fino a 45 anni di galera per il suo inspiegabile gesto.

INDEMONIATO – Secondo la donna, il figlio era chiaramente preda di un demone già da qualche tempo.
Lawson ha detto ai giurati di essere convinta che il figlio era posseduto dai demoni perchè il suo comportamento era cambiato. ”Sapevo e credevo che stesse interagendo con un demone in quei giorni”, ha detto Lawson.

Ha inoltre raccontato di star conservando il corpo del figlio perchè era convinta che il figlio sarebbe risorto dopo la morte. “Chiedevo a Dio di restituirmelo”, ha detto. “Lo ha fatto nella Bibbia. Lo ha fatto con Lazzaro. Lo ha fatto con un bambino nella Bibbia”.

Ovviamente Jezaih era morto, in maniera irrimediabile. Lo ha ucciso lei, durante un rituale di purificazione a cui lo ha sottoposto insieme ad altri tre bambini: solo che la madre degli altri piccoli non ha fatto sì che i propri figli perdessero la vita.

Lawson ed un’altra donna, che credeva allo stesso modo che i propri figli fossero posseduti, diede da mangiare la mistura a quattro bambini nella loro casa di Fort Wayne, Indiana. Tre dei bambini immediatamente hanno vomitato la mistura, ma Lawson ha tenuto la mano sopra la bocca del bambino per trattenere il liquido. L’autopsia ha rivelato che il bambino è morto soffocato.

Ora, con accuse di omicidio e negligenza, la donna aspetta la sentenza che dovrebbe essere spiccata il mese prossimo.

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SALVA PER MIRACOLO DOPO CHE ALL’ OSPEDALE LE RIFIUTANO UN ABORTO D’ EMERGENZA


Gravidanza 30 maggio 2011 - La Signora Mikki Kendall stava per morire al Chicago Hospital dopo la rottura della placenta. Il feto sarebbe morto comunque.
La Signora Mikki Kendall, su Salon.com, racconta la sua bruttissima esperienza. Mikki è madre due bambini. Era alla sua quinta gravidanza, e delle cinque era la terza che non stava andando bene. Il suo medico le aveva confermato che la gravidanza era ad alto rischio e che nessuno poteva garantirle che il bambino fosse sano. Da qui la signora con il marito inizia a valutare di non portarla a termine, ma non riesce a decidersi.
OBIETTORE - È la natura a scegliere per lei. Mentre fa un pisolino inizia un’ emorragia causata da una rottura della placenta. Il dottore le aveva peraltro prospettato che potesse accadere qualcosa del genere.
Non resta altro da fare che sistemare i bambini in qualche posto e correre all’ ospedale, in questo caso il Chicago Hospital. Lì non le fanno niente. Sì, niente. Aspettano, anche se sanno benissimo che la gravidanza non potrà proseguire, ma che, con quell tipo di emorragia, anche la madre rischia grosso. E perché tutto ciò? Perché il medico di turno è un obiettore, cioè non pratica l’ aborto.
DESTINATO A MORIRE - Mentre la Signora Kendall ha crampi orribili arrivano molti medici a guardarla, ma nessuno la aiuta, nessuno le dà nulla nemmeno contro il dolore. Nessuno accoglie la sua richiesta di chiudere la porta, per non essere vista né sentita e non spaventare le altre donne che stanno dando alla luce figli sani mentre suo figlio le muore in grembo. Finalmente un’ infermiera decide di rischiare il lavoro e chiama un medico della Reproductive Health Clinic, che è casa ma decide lo stesso di correre in ospedale per salvare una vita. Quando arriva, la donna è in pessime condizioni. Ha perso molto sangue e sta perdendo conoscenza. Il punto di non ritorno è vicino. Il medico le fa tre trasfusioni e poi le pratica un aborto, prima che la donna muoia dissanguata. Ora Mikki sta bene, ma resta il fatto che i suoi figli a casa stavano per rimanere orfani, e lei stava per perdere la vita, a causa di un medico che riteneva che la vita di una donna valesse meno di quella di un feto che era destinato a morire comunque.


domenica 29 maggio 2011

IL PAPA CHIUDE L’ ABBAZIA DI SANTA CROCE IN GERUSALEMME

FiorasoIl Papa chiude l’ abbazia dei vip: “Troppi intrighi e mondanità”.
L’ex abate: Padre Simone Fioraso ex stilista a Milano -
A Santa Croce in Gerusalemme abusi liturgici e poca disciplina.
È una delle sette mete del pellegrinaggio a Roma e custodisce la più sacra delle reliquie (i frammenti della croce di Cristi), ma da vent’anni ospita lo scintillante regno dell’eccentrico abate acchiappavip, padre Simone Fioraso, ex stilista negli atelier milanesi. Dopo 18 secoli una delle basiliche romane più suggestive si era trasformata in un set cinematografico tra raduni di nobiltà nera, maratona tv di lettura della Bibbia (aperta da Benedetto XVI e intervallata dai balli col crocifisso dell’ex lap dancer suor Anna Nobili, documentata dal sito Messainlatino), visite di celebrità «cattolicamente scorrette» come la cantante Madonna, annesso albergo alla moda, interventi architettonici scenografici come il cancello-scultura di accesso all’orto botanico realizzato dall’ artista superstar Jannis Kounellis.

Negli orti griffati della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme era di casa la Roma glamour, si vendevano frutta e verdura biologiche (in realtà acquistate dai monaci in un negozio vicino) e si davano appuntamento gli «Amici di Santa Croce», associazione presieduta dal marchese Giulio Sacchetti discendente di Carlo Magno (sua vice è Olimpia Torlonia), luogo d’incontro fra poteri temporali e spirituali. Troppa mondanità per uno dei luoghi più venerati della cristianità in cui sono conservati i frammenti di croce ritrovati sul calvario da Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino. Lungo le maestose navate le cappelle svelano tesori di devozione come l’iscrizione sulla croce di Gesù, un chiodo e due spine della corona di Gesù, il dito di San Tommaso, l’apostolo che dubitava della resurrezione e una parte della croce del Buon Ladrone.

Eccessive luci della ribalta mediatica, maxi-lavori di ristrutturazione, l’accusa di abusi liturgici (documentati da foto di suore che danzano intorno all’altare), intrighi, le voci di scarsa disciplina morale e comportamenti discutibili nella comunità monastica. In Vaticano hanno voluto vederci chiaro con un’ispezione: la «Visita Apostolica “ad inquirendum et referendum”» ha indagato e riferito in Curia irregolarità tali da giustificare la cancellazione dell’abbazia e la diaspora della comunità monastica in altri conventi. Fa le valigie una comunità che nella capitale è un’istituzione dal Cinquecento. Accogliendo «le risultanze della Visita, approvate dal Congresso e confermate in forma specifica dal Santo Padre», il decreto firmato dal prefetto vaticano João Braz de Aviz e dal segretario Joseph Tobin e non ancora reso pubblico, è un colpo di scure. La Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, cioè il ministero che «ha il compito di intervenire in tutto ciò che è riservato alla Santa Sede per quanto riguarda la vita consacrata», sopprime l’Abbazia di Santa Croce e dispone che «i monaci ivi residenti» si trasferiscano nei monasteri di San Bernardo in Italia, come stabilito dal commissario pontificio dom Mauro Giuseppe Lepori, abate generale dell’ordine cistercense.

Sotto la lente degli ispettori vaticani erano finiti in particolare, padre Fioraso e i suoi due più stretti collaboratori, padre Luca Zecchetto (direttore artistico del coro delle «Matite colorate») e padre Ryan per motivazioni di gestione economica ma anche di disciplina interna al monastero. Malgrado fossero lì da mezzo millennio, oramai la vita di clausura richiesta ai cistercensi mal si attagliava alla fiorente attività mondana-concertistica, al servizio limousine per i pellegrini più facoltosi, al negozio interno (i prodotti dell’orto disegnato dal paesaggista di casa Rothschild, liquori, miele, marmellate, pregiatissima cioccolata su ordinazione), al via-vai a tutte le ore del giorno, alle visite-passerella in Basilica di popstar trasgressive (Madonna «commossa» in una pausa del concerto a Roma del 2008, Gloria Estefan). Un giro di soldi fuori controllo, denunce arrivate nei Sacri Palazzi su conduzione «allegra» della vita monastica e rapporti non limpidi nella comunità. Una partita giocata tra sovraesposizione mediatica e trame opache. Fino al fischio finale di Benedetto XVI.

GIACOMO GALAEZZI
CITTA’ DEL VATICANO da Lastampa.it

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L' EUROPRIDE OLTRAGGIA IL PAPA

Europride Roma 2011di Silvia Cerami.
Per il sottosegretario Giovanardi l' iniziativa dei gay a Roma «non ha senso, è un' offesa al Pontefice e a milioni di cattolici» Borghezio: «Una sarabanda inopportuna». Storace: «Non me ne frega niente». E Vendola replica: «Talebani che ragionano con la clava».
Europride a Roma. A undici anni di distanza dal World Gay Pride del 2000, il movimento dell' orgoglio gay, lesbo e trans tornerà a invadere le vie della capitale (e sede del vaticano)dall'1 al 12 giugno.
Rossana Praitano, presidente del comitato organizzatore e del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, sostiene che possa «essere una risposta per portare al centro dell' agenda politica italiana l' assenza di tutele specifiche in Italia della comunità glbtq.

L' Europa ha scelto Roma perché siamo indietro di dieci anni» Ma non tutto il mondo politico è dello stesso avviso e i gay diventano uno spauraccio per colpire il nemico, «come fa il Pdl dicendo che Pisapia trasformerà Milano in una Mecca gay o con De Magistris che a favore dei femminielli. Ma non credo abbiano la consapevolezza del proprio elettorato. La destra europea è molto più aperta su questa questione, nessuno è spaventato», dice Praitano.

Ecco, comunque, come si divide la politica italiana sull' evento.

Carlo Giovanardi, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Pdl: «Non ha senso l' Europride, perché già in passato eventi come questo hanno offeso il Papa e i sentimenti di milioni di cattolici. Io non sono la bandiera anti-gay, ma il ddl sull' omofobia era un testo che non stava né in cielo né in terra. In contrasto con la nostra Costituzione e con i fondamenti del nostro diritto penale. Volevano introdurre un' aggravante solo per i delitti commessi contro gli omosessuali. Sono loro che vogliono essere considerati diversi, se uno picchia un handicappato o un padre islamico ammazza la figlia in minigonna non deve essere punito? Ti sembra possibile che l' aggravante sia solo per i gay? E poi io avrò il diritto di dire che sono per i matrimoni tra uomini e donne. Del resto io ho giurato sulla Costituzione e la rispetto, mentre loro non la applicano. I programmi di De Magistris e Pisapia, sono anticostituzionali. Non rispettano l'articolo 3 e soprattutto il 29. E' la famiglia la società naturale che deve essere tutelata e a cui vanno destinate le risorse. Se vogliono cambiare le cose, che cambino la Costituzione».


Nichi Vendola, presidente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà: «Come tutti gli anni della mia vita sarò al Gay pride, un appuntamento che ha a che fare con la libertà di tutti e di tutte, un appuntamento che guarda alle zone d'ombra che ci sono in tanta parte del mondo, alla violazione dei diritti delle persone, ai pregiudizi che ancora cingono di filo spinato la vita di milioni di essere umani. Zone d'ombra che caratterizzano il centrodestra nostrano: sono islamofobici a parole, ma poi maledettamente talebani sul piano dei diritti civili. Le tribolazioni, ad esempio, della legge contro l'omofobia sono il triste segno di come l'Italia sia trattenuta in una dimensione in cui non e' possibile neppure bandire quella violenza omofoba che talvolta appare legittimata persino da comportamenti e da parole diseducative che incredibilmente circolano negli ambienti istituzionali. Occorre sconfiggere quest'idea della politica come trionfo della caverna e della clava".

Mario Borghezio, europarlamentare Lega Nord: «Penso che fare EuroPride a Roma sia inopportuno. Roma non ha bisogno di queste sarabande, ma di cose più significative. E poi 12 giorni di manifestazioni sono troppi. E' chiaro che il tono è provocatorio. Si sarebbe potuto evitare, perché non penso proprio che così ci sia un vantaggio per i diritti civili. Una cosa però devo dirla su Milano. Non sono d'accordo con Libero e con chi dice che Pisapia porterà i gay. Pisapia merita tanti attacchi, ma non questo. Perché poi così alla fine, invece di attaccarlo, lo si avvantaggia e basta».

Luigi De Magistris, europarlamentare Idv e candidato sindaco di Napoli: «Sono favorevole all' Europride e mi batterò sia per le unioni civili sia per le adozioni per le coppie gay. Non credo nelle discriminazioni di sesso e lo dico da cattolico, credente e sposato in Chiesa. Nel mio programma ho inserito il registro delle unioni civili, una giornata nazionale contro l' omofobia, progetti di prevenzione del disagio delle adolescenti lesbiche e degli adolescenti gay nella scuola, ma anche l'impegno a far sì che non ci siano discriminazioni nel mondo del lavoro. Ed è inutile che qualcuno del Pdl dica "De Magistris è per i femminielli" (Carlo Giovanardi ndr). Ormai comunicano solo in modo disperato, offendendo, mancando di rispetto soprattutto ai cittadini. Non è solo un boomerang politico, è disprezzo nei confronti dell' intera cittadinanza napoletana che vuole parità di diritti. E pensare che proprio loro sono il Popolo della libertà: libertà di fare solo quello che pare a loro».


Paola Binetti, senatrice Udc: «Mi auguro che la manifestazione sia all' insegna del rispetto degli altri, dell' eleganza e della sobrietà. Ma visto che durerà tanti giorni, sarà difficile. Penso che non ci debbano essere discriminazioni e sono contraria a ogni forma di violenza, contro i gay come contro i politici. Ma i gay non possono pensare di avere più diritti degli altri. Ed è per questo che ho votato contro una legge che non rispetta il principio di uguaglianza. Il tema vero non è la non violenza, ma le richieste di matrimonio o di adozione dei gay, perché in base ai miei principi e valori non debbano essere riconosciuti diritti civili specifici in relazione all'orientamento sessuale».

Anna Paola Concia, deputato Pd: «Non è un caso che l' Europride si faccia In Italia. Non abbiamo alcuna tutela e l' Europa ci guarda con preoccupazione. La situazione politica è allucinante, penso che stiano tirando fuori un nuovo olocausto, hanno solo sostituito gli ebrei con il trio zingari, arabi e gay. Non lo dico per fare propaganda, è un dato storico: il fascismo e il nazismo sono arrivati senza che nessuno se ne accorgesse. Come la Germania alla vigilia della guerra, siamo un Paese a pezzi, impoverito e impaurito e allora si sposta l' attenzione su altri nemici. Per fortuna le persone si stanno rendendo conto, ma questi focolai d'odio qualcuno prima o poi dovrà spegnerli».

Maria Ida Germontani, senatrice Fli: «Sono certa che all' Europride ci sarà accoglienza, perché è un'occasione per tutti per riflettere e crescere nel rispetto reciproco. Trovo fuori luogo e non in linea con l' invito del Parlamento europeo che l' Italia non sia riuscita a trovare misure efficaci a rimuovere le discriminazioni. Il testo della Concia era rivolto a tutte le fasce deboli e il rispetto dei loro diritti non dovrebbe portare a divisioni».


Ignazio Marino, senatore Pd: "Ritengo che l' Europride sia una buona occasione per Roma. La città potrà così riaffermare il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione, in un momento così buio per le politiche sui diritti. La destra al governo ha una idea strana della laicità dello Stato: chi e' a favore delle unioni civili a Milano, a Napoli e nel resto d'Italia, non vuole diritti speciali ma diritti uguali per tutti. E' singolare, la maggioranza si indigna ad ogni aggressione contro cittadini omosessuali ma poi ferma in parlamento una legge che ne garantirebbe la sicurezza. Molti di loro, soprattutto alcuni ministri e sottosegretari, sarebbero ottimi candidati per un ministero in Iran".

Francesco Storace, La Destra: «A me non me ne frega niente dell' Europride. E sono pure cortese».


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...E SE INVECE NIKOLA TESLA AVEVA RAGIONE?

Nikola TeslaIn settimana davanti ad una bella bistecca e ad un bicchiere di buon vino rosso mi sono ritrovato a chiacchierare con il mio migliore amico di fisica, astronomia, religione ed altro ancora. Tanti anni fa ricordo che guardammo insieme la Cometa Hale Bopp col suo telescopio e ne rimasi talmente affascinato che la notte non dormii per l' emozione.


Da buon astrofilo qual'era mi fece appassionare a questa scienza ed io che sono stato sempre curioso lo bombardavo di domande oggi come allora, sul sistema solare, sulla vita, sul tempo, le distanze e perchè no anche sugli UFO.
Oggi le nostre convinzioni sugli UFO si sono leggermente differenziate per un problema di spazio/tempo/distanze, ovvio e detta così è normale credere che gli UFO siano un' utopia. Però da abile rompiscatole quale sono ho cercato di punzecchiarlo con domande dirette.


Tra le domande che gli ponevo c'erano quelle rigurdanti l'incredibile grandezza dell'universo, talmente grande che la mente umana non riesce a razionalizzarlo, si fa fatica addirittura a immaginare le distanze tra due galassie vicine come la nostra Via Lattea e Andromeda figuriamoci pensare a galassie ai confini dell' universo piene di stelle e pianeti distanti decine di milioni o addirittura miliardi di anni luce. Pazzesco!.

Oggi sappiamo che alcune leggi della fisica sono invalicabili, e so anche che la velocità della luce è una di quelle, però ci interrogavamo sul fatto se questa poteva essere anche in parte "rivista". Tempo fa scrivemmo sul nostro sito un articolo storico di Nikola Tesla (Più veloce della luce!) che invitiamo a chi non l'ha fatto di leggerlo, sulla possibilità di oltrepassare tale limite.

Il tema della serata era in parte incentrato su questo aspetto, e alla domanda "Antonio S. (che non è De Comite) ma tu pensi che la velocità della luce sia un limite invalicabile?" la risposta fu secca "Non lo so, so solo che se così non fosse andrebbe riscritta quasi tutta la fisica e dovremmo ricominciare da capo, il problema è invece, che col passare degli anni, pare che Einstein abbia ragione e che dobbiamo rassegnarci al fatto che la luce sia la cosa più veloce nell'universo. Però è anche vero che se 200 anni fa parlavi di relatività, di quark, di Atomi, di materia oscura non ti avrebbero mai capito perchè la conoscenza si acquisisce solo col tempo. Magari tra 1000 anni troviamo un modo per raggirarla, oppure potremmo scoprire che non è invalicabile......Chissà"

Ritornando al presente purtroppo sappiamo tutti che viaggiare alla velocità della luce comunque non basta per scoprire l'universo, a malapena infatti arriveremmo dopo qualche anno a raggiungere le nostre più vicine stelle. Allora se veramente la velocità della luce non può essere superata, come conciliamo il fatto degli avvistamenti UFO?

"Semplice" dico io, se crediamo negli UFO allora dobbiamo dare per scontato che la velocità della luce non sia un limite insuperabile.

La verità per ora non la sappiamo, forse la sapremo a breve o forse non la sapremo mai, magari non ne avremo il tempo, personalmente sono fermamente convinto che gli UFO esistono ma sono anche uno realista e se non possiamo viaggiare alla velocità della luce e gli UFO sono giunti fino a noi, dobbiamo pensare che siano "nativi" di stelle "vicinissime" (come Sirio o Alpha Centauri), se però così non fosse, allora dovremmo credere che 299.792 Km al secondo sia un "errore" umano.......

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martedì 24 maggio 2011

VAGINA E PENE DI PLASTICA, IL KIT PER L’ EDUCAZIONE SESSUALE ALL’ ASILO

Le scatole del sesso23 maggio 2011 - Molte polemiche in Svizzera per il nuovo materiale didattico con il quale si spiegherà il sesso ai bambini.
In questi giorni sono arrivate in 30 scuole del Cantone di Basilea città scatole e valigie del sesso. Contengono materiale per l’ insegnamento dell’ educazione sessuale per bambini dai quattro ai quattordici anni. All’interno dei contenitori ci sono pupazzetti, libri, peni in legno di diverse lunghezze e dimensioni, vagine in plastica, filmati. La decisione di spiegare il sesso con questa dovizia di particolari a bambini così piccoli ha scatenato molte polemiche, anche perché l’iniziativa, lanciata a livello cantonale, potrebbe essere estesa a livello federale.
VALIGIA DEL SESSO PER BIMBI – Le scatole e valigie del sesso serviranno ai pedagoghi per affrontare il tema in maniera visuale ed approfondita.

A partire dal nono anno scolastico l’ educazione sessuale diventerà materia obbligatoria di insegnamento nel Canton Basilea città, mentre negli asili i piccoli di quattro anni impareranno a distinguere gli elementi del corpo umano, inclusi gli organi di riproduzione sessuale. Anche come viene concepito un neonato, e per comprendere questo nella valigia del sesso, come viene definita da Blick, ci sono i pupazzetti a disposizione. Il concetto di piacere diventa centrale nell’insegnamento. Sarà spiegato ai bambini che essere toccati in alcuni parti del corpo provoca molto piacere, ma dovranno anche imparare a dire no quando non vogliono essere sfiorati. “In questo modo aiuteremo i bambini a sviluppare e vivere la loro futura sessualità in modo consapevole”, spiega Daniel Schneider, l’autore del sussidiario per l’educazione sessuale dei piccoli nel Cantone renano.

PENE IN LEGNO PER I PIU’ GRANDI – Per le classi delle scuole inferiori invece ci saranno spiegazioni esplicite con tanto di supporto video, e l’utilizzo di replica in legno o in plastica degli organi sessuali degli uomini e delle donne. Il Canton Basilea non è l’unico in Svizzera ad aver introdotto l’obbligatorietà dell’educazione sessuale nell’insegnamento. In Appenzello e San Gallo, due Cantoni della Confederazione Elvetica orientale, ci sono lezioni nei quali gli studenti si siedono sul tappeto del sesso, dove discutono di questo tema insieme ai loro docenti. Nel 2014 è attesta l’introduzione dell’obbligatorietà dell’educazione in tutte le scuole della Svizzera, e questi primi progetti servono anche da esperimento per l’elaborazione che sta portando avanti il Dicastero dell’Istruzione federale.

PROTESTE FEROCI – In molti Cantoni la nuova materia scolastica e il modo in cui viene e sarà affrontata ha già provocato molte polemiche. Associazioni di genitori insieme a pedagoghi di orientamento conservatore, appoggiati dai partiti di destra, hanno già lanciato l’allarme contro l’arrivo della pornografia nelle scuole, o quantomeno con insegnamenti che la sfiorano. Secondo la maggior parte di questi esponenti intervistati da Blick l’educazione sessuale dovrebbe essere lasciata alle famiglie, con i genitori responsabili in primis. Particolarmente criticata anche la decisione del Canton Basilea di insegnare l’educazione sessuale negli asili, un luogo dove questo tema non dovrebbe essere assolutamente presente. La Svizzera si prepara dunque ad una nuova battaglia culturale in vista del 2014, quando l’ educazione sessuale dovrebbe entrare definitivamente nei programmi scolastici obbligatori.

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TEMPESTA LAICA

Perche' i preti sono pedofiliRiccardo Zanello, il curatore di "Come fare a meno di dio e vivere liberi" ha aperto Tempesta Editore, una nuova casa editrice e la sua collana di punta è Tempesta Laica. Una collana che darà finalmente voce alla grandissima minoranza di laici, atei, agnostici, non credenti che in Italia subiscono quotidianamente la tracotanza della Chiesa attraverso i media e la quasi totalità della classe politica pronta a soddisfare ogni richiesta pur di averne l'appoggio.
Il primo volume della collana è "Perché i preti sono pedofili" di Carla Corsetti, segretario nazionale di Democrazia Atea.

Il libro è disponibile sia sul sito della casa editricewww.tempestaeditore.it sia sulle maggiori librerie on line tra cuiwww.ibs.it


LE PRESCRIVO GESÙ TRE VOLTE DOPO I PASTI

Gesù non è una medicina23 maggio 2011 - Un medico inglese diceva ai pazienti di pregare per guarire: la commissione lo indaga.
Un medico cristiano in Inghilterra è stato raggiunto da un avvertimento ufficiale del suo corpo professionale per aver consigliato di pregare Gesù a un paziente.
AZIONE DISCIPLINARE – Richard Scott, 28 anni anni di carriera alle spalle, è sotto indagine da parte del General Medical Council (GMC) e rischia l’azione disciplinare, dopo aver suggerito ad un uomo di 24 anni che avrebbe potuto trovare conforto nel cristianesimo per le sue malattie. Scott, che esercita in un centro medico a Margate, a est di Londra, noto per aver medici cristiani, insiste nel dire che ha solo discusso delle sue convinzioni spirituali dopo aver effettuato una consultazione approfondita e lunga, durante la quale ha disposto per il paziente controlli medici e riferimenti per ulteriori cure.

Quando la madre dell’ uomo ha chiesto al figlio delle cure, però, a quanto pare lui gli ha risposto: “Ha appena detto ho bisogno di Gesù”. Questo ha spinto la madre a denunciare tutto al GMC.

DIVERSA RELIGIONE - Il giovane è di un’altra religione, anche se non è praticante, e ha comunque deciso di farsi curare ancora dal dottor Scott. Il GMC ha scritto a Scott inviando un richiamo ufficiale, ma il medico, che ha un curriculum di tutto rispetto, ha deciso di combattere le accuse e resistere a quello che ritiene essere una tendenza politically correct in Gran Bretagna atta a perseguitare i cristiani per impedire loro di esprimere la fede nei luoghi di lavoro. Egli sostiene aver agito professionalmente e dice che la denuncia era stata presentata contro di lui, nella consapevolezza che gli ordini professionali sono particolarmente sensibili alle rivendicazioni di carattere religioso. Scott ha detto: “ho solo discusso la mia fede al termine di una lunga consultazione medica dopo aver esplorato i vari interventi che il paziente aveva precedentemente provato, e dopo aver promesso di seguire la richiesta del paziente di avere un appuntamento con altri professionisti”.

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venerdì 20 maggio 2011

QUANDO LA FEDE È PIENA DI OMOFOBIA. IL RAPPORTO 2011 SULLE RELIGIONI E L’ OMOFOBIA

L' omophobie 2011da gionata.org -
In occasione della settima Giornata Internazionale contro l'omofobia e la transfobia, dedicata quest'anno al tema 'Religioni e omofobia', è stato presentato dall'associazione francese “SOS homophobie” il quindicesimo 'Rapporto annuale sull' omofobia 2011', centottanta pagine piene di dati, analisi, documenti.
Gionata, il Progetto italiano su fede e omosessualità, ha voluto curare anche quest'anno la traduzione italiana delle sezioni del Rapporto 2011 dedicate all' analisi dell' omofobia nelle principali religioni europee dai titoli molto evocativi: Islam, io sono escluso, quindi esisto; Cattolicesimo: la divina commedia; Cristianesimo: il prezzo della libertà è la vigilanza continua; Ebraismo: piccoli passi avanti; HM2F (Omosessuali Musulmani di Francia). Dalle tenebre verso la luce.
Ancora una volta il 'Rapporto sull' omofobia 2011' sottolinea una situazione ricca di contraddizioni in cui spesso “la mancanza di una esplicita dichiarazione” contro l' intolleranza verso gay, lesbiche e trans è “un terreno fertile per tutte le derive (omofobe)”;

ma nello stesso tempo tuttavia rileva per la prima volta che sempre più “spesso omosessuali e trans di tutte le confessioni partecipano ogni giorno alla costruzione di una nuova scena nella quale l' orientamento sessuale e l' identità di genere non costituiscono più un ostacolo alla vita religiosa”.

Il Rapporto sull'omofobia 2011 non si occupa direttamente dell' Italia dove però rileviamo una situazione ugualmente in evoluzione. Accanto al dibattito in corso nelle comunità valdesi per far diventare un atto concreto la benedizione delle coppie omosessuali, già autorizzata dal Sinodo 2010, troviamo la decisione della chiesa Luterana di incamminarsi sulla stessa via.

Invece nella chiesa cattolica italiana, di fronte alle ripetute richieste avanzate dai fedeli omosessuali, sono iniziate nelle diocesi di Torino, Cremona, Parma e Crema delle Pastorali di accoglienza per le persone omosessuali e quest'anno, per la prima volta, un gran numero di parrocchie cattoliche e di chiese evangeliche hanno aperto le porte delle loro chiese per ospitare le “Veglie di preghiera per le vittime dell'omofobia”, che avranno luogo in Italia dal 12 al 29 maggio 2011.

Infine, sempre in ambito cattolico, va segnalato che, dopo anni di silenzio, è ripresa quest’anno in Italia una riflessione teologica su questo tema, con la pubblicazione di due lavori molto interessanti che interrogano, in positivo, la chiesa italiana su questo tema: 'Omosessualità. Una proposta etica' (Cittadella, 2010) del teologo Giannino Piana e ‘Omosessualità. Un tema da ristudiare’ (Rivista di Teologia Morale, 167, 2010) del teologo Enrico Chiavacci.

Una fede piena di omofobia. Il Rapporto 2011 sulle religioni e l’omofobia

Testo tratto dal Rapporto annuale sull’omofobia 2011, curato da SOS homophobie (Francia), maggio 2011, pp.106-111, liberamente tradotto da Dino

Quest'anno la tematica della religione, al centro della Giornata mondiale di lotta contro l'omofobia e la transfobia , ha suscitato molte e vivaci azioni e reazioni da parte del mondo lesbico, gay, bisex e trans (LGBT) nel suo complesso, della società civile e di una parte del mondo religioso.
SOS homophobie ha ricevuto un numero, certamente ancora limitato ma in crescita costante, di testimonianze (21 dirette e 29 indirette, circa il 2% del totale delle testimonianze) che denunciano l'omofobia e la transfobia presenti nella sfera religiosa.


La mancanza di una esplicita dichiarazione o di una chiara presa di posizione da parte di ciascuna delle diverse confessioni per sancire in modo solenne l'importanza della lotta contro le violenze e le discriminazioni omofobe e transfobe rappresenta sempre un terreno fertile per tutte le derive.


Gli integralisti si servono così della fede per giustificare le loro azioni violente e discriminatorie.
Questo silenzio colpevole da parte delle più alte autorità religiose le rende complici delle azioni violente degli estremisti religiosi e contribuisce a questo silenzioso indietreggiare dei principi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

Lacerati tra il loro credo, la loro identità sessuale, il discorso e la tradizione religiosa, un certo numero di omosessuali e di trans sono così respinti, disorientati ed anche costretti a vivere clandestinamente la loro identità e la loro sessualità.

Ma per fortuna le religioni e le interpretazioni dei testi sacri non seguono tutte la stessa linea. Così molti omosessuali e trans di tutte le confessioni partecipano ogni giorno alla costruzione di una nuova scena nella quale l'orientamento sessuale e l'identità di genere non costituiscono più un ostacolo alla vita religiosa.

Islam: io sono escluso, quindi esisto

Nel 2010 le politiche in Francia, mentre imperversava la discussione sull'uso del burqa e sull'identità nazionale, non hanno mai smesso di agitare lo spettro della crescita di un integralismo musulmano particolarmente sprezzante nei confronti della donna.

E in circa settantasette Paesi nel mondo omosessuali e trans vengono ancora a trovarsi davanti a sentenze legali di carcerazione, di tortura e persino di morte.

In Iran, Paese governato dagli ayatollah, i due amanti Reza e Alìreza sono stati di recente condannati all'impiccagione allo scopo di "punire" la loro omosessualità in nome della legge islamica. Anche Ebrahim, un giovane iraniano di 18 anni, il 21 giugno 2010 è stato condannato a Tabriz, nel nord-ovest dell'Iran, alla pena capitale per omosessualità ed atti di sodomia.

In questo paese, una persona accusata di sodomia può essere condannata a colpi di frusta, o anche all'impiccagione o alla lapidazione.

La legge islamica prevede diverse sanzioni, ad esempio 99 frustate se due uomini dormono nello stesso letto senza appartenere alla stessa famiglia e senza esservi costretti, anche se non hanno rapporti sessuali.

Nel paese vicino, l'Irak, l'associazione Iraqui LGBT ritiene che settecento omosessuali e trans nel periodo successivo alla caduta di Saddam Hussein, avvenuta nel 2003, abbiano perso la vita a causa del loro orientamento sessuale.

Una delle ragioni di questi disumani comportamenti deriva dal fatto che, nella cultura musulmana, l'omosessualità viene negata: non se ne parla e non si respinge ciò che non esiste... Gli islamici stanno attenti a censurare ogni rappresentazione, ogni manifestazione che possa mostrare l'esistenza di musulmani omosessuali o trans.

Questo stesso motivo, sotto la pressione di una frangia islamica radicale, ha impedito che fosse tenuta in Indonesia la conferenza dell'International Lesbian and Gay Association-Asia, che avrebbe dovuto fare il punto sulle azioni in Asia della principale organizzazione internazionale LGBT, dal 25 al 29 marzo 2010. L'Indonesia è il più grande paese musulmano del mondo.

Tuttavia questo velo di oscurantismo sembra poco a poco dissolversi. Così nel 2010 ha avuto luogo a Parigi la prima conferenza delle associazioni GLBT europee e musulmane, dove si sono segnalate in particolare le presenze di Moulana Muhsin Hendricks e Daayiee Abdullah, gli unici imam al mondo a riconoscere pubblicamente la loro omosessualità.

Per i due religiosi "niente nel Corano condanna l'omosessualità e quelli che lo fanno in suo nome sbagliano ad interpretarlo [...]. E' possibile essere un buon musulmano pur essendo omosessuale.".

Ed è' in questo impegno a proporre una nuova immagine, primo passo verso l'accettazione, che si è data da fare anche la nuova associazione francese HM2F (Omosessuali musulmani di Francia) che auspica di conciliare al meglio la sessualità, la fede e la cultura degli omosessuali e dei trans di confessione o di origine musulmana.

Forse quest'anno potrà rappresentare una svolta per i musulmani di Francia. Essere omosessuali e musulmani è una realtà, ma il cammino verso l'integrazione delle persone GLBT musulmane nell'Islam, sebbene sia già iniziato, è ancora lungo.

Per loro, il fatto di venir esclusi, forse vuol dire esistere...

Cattolicesimo: la divina commedia

Continuando nella sua posizione conservatrice e refrattaria al riconoscimento dei diritti delle persone LGBT, il Vaticano ha riconfermato in più riprese i valori della "famiglia tradizionale".
Per la curia romana considerata nel suo insieme, il matrimonio tra omosessuali costituisce "la più insidiosa e pericolosa sfida di oggi" perché "il matrimonio ha senso soltanto se si tratta di una relazione tra un uomo ed una donna".

Tuttavia, in questo stesso tempo, il Portogallo e l'Argentina, i cui abitanti sono cattolici rispettivamente per l'88% e il 91%, nel 2010 hanno aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso. Per gli omosessuali argentini sarà anche possibile adottare.

Nello stesso momento la Spagna, altra terra tradizionalmente cattolica che ha già legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, ha appena reso più facile l'aborto.
Allontanandosi sempre più dalla realtà quotidiana, ma anche dalla sua base di fedeli, la Chiesa di Roma predica atteggiamenti ormai sorpassati continuando ad alimentare un'ipocrisia denunciata da lunghissimo tempo.

Sull'esempio di padre Gonzalo Miranda, professore di bioetica presso l'Università Pontificia Regina Apostolorum della Santa Sede, che paragona il matrimonio omosessuale "a un caffè senza caffeina", ad un'unione di secondo piano, perché non consente di avere lo stesso modo di vita di una coppia eterosessuale.
Egli stesso ha d'altra parte ricordato uno dei canoni omofobi e transfobi della Santa Sede, quello di accogliere "nella compassione gli omosessuli, poiché sono persone che soffrono molto".

Benedetto XVI nel suo libro ‘Luce del mondo. Il papa, la Chiesa e i segni del tempo’ pubblicato nel novembre 2010, afferma che "in quanto esseri umani [gli omosessuali] meritano il rispetto (...) non devono essere respinti per questo motivo.
Il rispetto dell'essere umano è assolutamente fondamentale e decisivo (...). Ma ciò non significa che per questo l'omosessualità sia cosa giusta. Essa rimane qualcosa che si oppone all'essenza stessa di quello che Dio ha voluto in origine".

Proclamandosi "l'interprete infallibile" di Dio, il papa rifiuta così l'assunto che l'omosessualità e l'eterosessualità abbiano uguale valore. Offre una giustificazione agli autori di discriminazioni e fa rinascere l'odio nei confronti di chi è diverso, altro da noi.

Allo stesso modo ritiene che "l'omosessualità non è conciliabile con la vocazione sacerdotale. In altre parole si correrebbe un grave rischio se il celibato diventasse in qualche modo un pretesto per far ammettere nel clero persone che in ogni caso non possono sposarsi".

A questo titolo la Chiesa cattolica paraguayana ha annunciato di sospendere tre preti a causa di "pratiche omosessuali confermate". Il teologo tedesco cattolico e laico David Berger è stato costretto a dare le dimissioni dalle sue funzioni presso l'Accademia pontificia di San Tommaso d'Aquino per aver rivelato la sua omosessualità.

Spicca anche l'arcivescovo della Chiesa cattolica di Bruxelles, Mons. André Léonard, accusato di omofobia dopo aver affermato in un libro intervista pubblicato nell'ottobre 2010 che l'AIDS è "una specie di giustizia immanente" che sarebbe legata in particolare al permissivismo sessuale degli omosessuali.

Inoltre, quando la Chiesa cattolica è precipitata in una miriade di scandali dopo la rivelazione di molte vicende di pedofilia che hanno intaccato la sua integrità, il numero due del Vaticano, il cardinale segnatario di Stato Tarcisio Bertone, nell'aprile 2010 ha dichiarato: "Numerosi psicologi e psichiatri hanno dimostrato non esserci relazione tra celibato e pedofilia, ma molti altri hanno dimostrato, e di recente me ne hanno parlato, che esiste una relazione tra omosessualità e pedofilia. E' la verità, è questo il problema (...).
Questa patologia tocca tutte le categorie di persone e, se guardiamo le percentuali, i preti sono coinvolti solo in minima parte".

Questa deriva, che volta le spalle alla ragione e ad ogni verità scientifica costituisce un abuso verbale che fa dell'omosessualità il capro espiatorio dell'irresponsabilità, dell'ignoranza e dell'ipocrisia dell'istituzione cattolica.

Questo inaccettabile amalgama si corona di un'ipocrisia che comunque non sarebbe stata totale senza la rivelazione, avvenuta nel luglio 2010, da parte della stampa italiana delle "folli notti dei preti gay romani" così come dell'esistenza di "una zona adatta a rimorchiare" omosessuale all'interno dello stesso territorio del Vaticano...

Oltre ad essere ridicolo, questo oscurantismo incoraggia alcuni rappresentanti della Chiesa cattolica, come Juan Sandoval, cardinale di Jalisco (stato di Guadalajara, Messico) a tenere dei seminari chiamati aventi lo scopo di "guarire gli omosessuali dal peccato in cui essi vivono, proponendo loro una vita di preghiera e di castità".

Alcuni preti, sul modello del rettore della parrocchia Vergine del Rosario di Barcellona, non esitano ad indirizzare quei giovani che, essendo cattolici praticanti, hanno rivelato in confessione la loro omosessualità, verso "terapie" che spesso li fanno cadere in profonde depressioni, fino a tentare il suicidio.

I fondamentalisti e ultranazionalisti cristiani si basano sull'ambiguità della parola delle istituzioni religiose per legittimare l'uso della violenza contro le persone omo- e transessuali o ad impedire qualsiasi manifestazione che in primo luogo li renda visibili.

Tuttavia quest'anno, nonostante l'accanita opposizione dei fanatici religiosi serbi, la Marcia dell'orgoglio LGBT di Belgrado ha potuto aver luogo grazie al coraggio di uomini e donne che difendevano la libertà di espressione e al sostegno delle democrazie.

Le reazioni di odio con la scusa della religione sono esplose anche in occasione dl kiss-in di Parigi sul sagrato della cattedrale di Notre Dame, durante la manifestazione del mondo associativo GLBT che denunciava le affermazioni del cardinal Bertone al palazzo di Tokyo, e in occasione di un kiss-in a Lione organizzato davanti alla cattedrale Saint Jean.

Fortunatamente le reazioni omofobe e transfobe non sono sempre dello stesso tenore. Di fronte alla minoranza violenta e alla maggioranza silenziosa e complice comincia ad emergere la voce dissidente di un certo numero di credenti eterosessuali che fanno affermazioni più liberali, favorevoli alla tolleranza, come l'accettazione dell'altro in tutte le sue differenze.

Il gruppo musicale cristiano Glorious ha così pubblicato un articolo sulla stampa, "Lettera aperta a nostro fratello omosessuale", che condanna la violenza degli ultras cattolici:

"Questo non è il Vangelo [...] Noi te lo diciamo, fratello mio, abbiamo vergogna e siamo shoccati. La stupidità può fare dei violenti danni.
Dobbiamo essere capaci di non provocarla. Vogliamo che tu sappia che il Vangelo e la nostra Chiesa ci insegnano ad amare il nostro prossimo come noi stessi (...)."

Se la Chiesa cattolica sembra accettare le persone, pur condannandone gli atti, essa continua ad opporsi e a negare contro ogni logica l'esistenza dei diritti delle minoranze sessuali.

Per omosessuali e trans armonizzare fede ed identità sessuali resta così sempre molto difficile nel 2010.

Cristianesimo: il prezzo della libertà è la vigilanza continua

Il cristianesimo è composto da una pluralità di Chiese, ognuna delle quali si deve confrontare con le questioni sul riconoscimento dei diritti delle minoranze sessuali.
Contrariamente alla Chiesa di Roma, alcuni cristiani sono molto più avanti nell'integrazione dei fedeli omosessuali e trans alla liturgia.

La Danimarca, che è stato il primo Paese al mondo ad autorizzare, nel 1989, l'unione civile di omosessuali, mentre la Chiesa luterana lì è religione di Stato, oggi si interroga sul riconoscimento del matrimonio religioso delle persone LGBT.

Secondo un sondaggio pubblicato nel 2010 da un quotidiano cristiano danese, il 63% degli abitanti è favorevole al matrimonio religioso delle persone LGBT.

Interrogati dalla stampa, sei dei dieci vescovi della Chiesa evangelica luterana di Stato si dichiaravano favorevoli all'unione sull'altare delle coppie omosessuali.

Il Primo Ministro danese Lars Lokke Rasmussen si è allora dichiarato "aperto" ad ogni idea di uguaglianza tra le coppie, ritenendo che sia compito della Chiesa fare il primo passo: "Se la Chiesa danese desidera aver la possibilità di sposare gli omosessuali (...), noi naturalmente accoglieremo positivamente la cosa."

Anche se va riconosciuto che ci sono stati notevoli progressi, non si deve dar nulla per certo. Il primo vescovo apertamente omosessuale della Chiesa episcopale, branca americana della Chiesa anglicana, ha dovuto rinunciare alle sue funzioni sotto la costante pressione e le minacce di morte da parte dei fanatici.

La sua ordinazione nel marzo 2003, la prima di un vescovo omosessuale in tutta la cristianità, aveva profondamente diviso la Chiesa episcopale americana, portando alcune parrocchie a rompere i loro legami e ad allinearsi sulla posizione dei vescovi anglicani conservatori africani e sudamericani.

La vigilanza e la pronta reazione rimangono così indispensabili, anche all'interno delle Chiese più liberali.

Come gli omosessuali finlandesi che hanno lasciato la Chiesa evangelica luterana dopo che una responsabile del centrodestra, Paivi Rasanen, sposata con un prete, ha dichiarato che "dentro di loro gli omosessuali sanno che stanno facendo qualcosa di male".

Ebraismo: piccoli passi avanti

L'ostilità che omosessuali e trans suscitano nelle cerchie religiose estremiste ebraiche rimane sempre evidente.
Così, in occasione del Gay Pride di Gerusalemme, a pochi chilometri dall Knesset (il Parlamento israeliano, ndr), nel quartiere ebraico ultraortodosso di Méa Shéarim, circa 2.000 "uomini in nero" hanno recitato preghiere e si sono lamentati deplorando che questa manifestazione avvenisse nella Città Santa, perché alcuni passaggi della Torah considerano l'omosessualità come "un abominio".

Al contario, il movimento liberale e la Conferenza centrale dei rabbini americani ritengono che la scienza abbia ormai dimostrato che l'omosessualità sia un orientamento sessuale biologico. Ne deducono che la Legge divina debba essere interpretata diversamente.

In alcune comunità ebraiche gli omosessuali sono accettati a pieno titolo e, a partire dagli anni '80, i candidati dichiaratamente omosessuali possono venir ammessi in alcune scuole rabbiniche.

Tra queste due posizioni estreme c'è una maggioranza silenziosa. Chi tace acconsente?

La parola a... HM2F (Omosessuali Musulmani di Francia). Dalle tenebre verso la luce

Riflessioini di Ludivic Zahed, fondatore e portavoce di HM2F (Collettivo cittadino degli omosessuali musulmani di Francia)

Islam in arabo significa "essere in pace". Il significato primario di questo termine fa riferimento ad un processo in divenire.
Beninteso voi non troverete da nessuna parte questo significato al primo posto tra le varie traduzioni possibili della parola Islam.

Questo perchè una tale traduzione non sarebbe conforme al credo, sempre più dogmatico, sostenuto dai musulmani radicali, in Francia come altrove.
Dal mio punto di vista è tuttavia chiaro che l'Islam -in quanto cultura e religione- non debba più essere considerato, per sua stessa natura e intrinsecamente, omofobo.

In quanto musulmano e omosessuale, mi riguarda direttamente il sapere se la seconda religione della Francia -che molti pensatori e filosofi francesi o stranieri ci dicono essere in piena fase di riforma- arriverà un giorno ad offrirci il volto di una spiritualità pienamente serena, laica, ugualitaria, progressista, veramente inclusiva e liberata da ogni forma di pregiudizio dogmatico o superstizioso.

Quando si è allo stesso tempo omosessuali e musulmani ci si trova ancora oggi molto spesso ad essere sottoposti a pressioni da parte della propria famiglia o dell'entourage in generale, è un po' come trovarsi tra il martello dell'islamofobia e l'incudine dell'omofobia.

Eppure più che mai voglio credere che ci sia speranza. L'Islam di Francia senza dubbio dovrà essere in grado di proteggere e difendere i diritti delle minoranze sessuali, specialmente all'interno di una comunità musulmana, che troppo spesso viene a torto considerata come intrinsicamente e irrimediabilmente omofoba.

Questo benchè l'omosessualità, in arabo al-mathliya al-djansiya, non sembra essere condannata in modo chiaro da nessuna parte, nè nel Corano, nè nelle "hadiths" -le parole del profeta dei musulmani. E' ciò che ricordava il rettore della moschea di Bordeaux, l'imam Tarek Oubrou, presente all'Assemblea nazionale per la Giornata mondiale di lotta contro l'omofobia e la transfobia, il 17 maggio 2010 (1).

Sembra proprio che sia la "tradizione" -la rappresentazione che alcune persone possono avere dei loro ideali islamici- a necessitare di un'evoluzione. In questo, gli omosessuali musulmani francesi sembrano all'avanguardia di una riforma delle due immagini convenzionalmente contrapposte, una legata all'Islam e l'altra all'omosessualità; noi siamo un legame tra la comunità LGBT e la comunità musulmana di Francia.

In effetti è proprio questa una delle principali preoccupazioni di quelli che oggi vengono da alcuni chiamati "gli omo musulmani": la lotta contro l'omofobia, contro tutte le forme di discriminazione e a favore dell'accettazione incondizionata di tutte le forme di diversità umana.

Nel corso delle riunioni dei HM2F (il collettivo cittadino degli omosessuali musulmani di Francia) è emerso il concetto che sembra molto importante non essere più stigmatizzati da pensatori o da religiosi, spesso autorità autoproclamatesi, che si servono di una "pseudoscienza" che manipolano a loro piacimento, allo scopo di sotto-umanizzarci, di disumanizzarci, di fare di noi esseri umani incompleti e giustificare in qualche modo il fatto che secondo loro noi non siamo abbastanza degni -abbastanza umani?!- per essere in grado di esprimere liberamente una qualsiasi forma di spiritualità.
Alcuni ci descrivono come "pervertiti" o "squilibrati" (2).

Sembra che per alcuni musulmani radicali, dato che l'Islam non ha un clero in senso stretto, l'omosessualità dovrebbe essere considerata un comportamento sessuale contro natura.

Tuttavia appare oggi sempre più chiaramente che questa violenza omofoba, ingiusta e ormai ingiustificabile in questa alba del XXi secolo, non ha altro fondamento che nella tradizione, in usanze che, per definizione, devono evolversi per consentirci di uscire, tutti insieme, dalle tenebre verso la luce.

NOTE

(1) Vedi 'Tous unis à l'assemblée nationale Française contre l'homophobie, la transphobie de certains religieux' (18 mai 2010)
(2) Tarik Ramadan, Islam et homosexualité (2009)

Testo originale: Rapport annuel 2011 sur l'homophobie (file pdf)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/quando-la-fede-e-piena-di-omofobia-il-rapporto-2011-sulle-religioni-e-l%e2%80%99omofobia/


EX SEMINARISTA IN MANETTE

Chiesa Santo SpiritoE' stato arrestato poco prima di imbarcarsi come croupier su una nave da crociera, Emanuele Alfano, l' ex seminarista di 41 anni che, secondo gli inquirenti, condivideva la passione per i ragazzini minorenni con l'amico Don Riccardo Seppia, il parroco genovese detenuto da venerdì scorso nel carcere di Marassi con l' accusa di abusi sessuali su un chierichetto e cessione di cocaina.
Alfano, che avrebbe avuto rapporti sessuali a pagamento con un ragazzo minorenne e ne avrebbe presentato un altro a Don Seppia, è accusato di induzione alla prostituzione minorile e favoreggiamento.
Sarebbero stati i ragazzini stessi, ascoltati nei giorni scorsi dagli inquirenti, a confermare di aver ricevuto denaro per fare sesso con l' ex seminarista e il sacerdote.
Le conversazioni telefoniche tra i due amici, che, secondo l' accusa, erano alla continua ricerca di minorenni, sarebbero state piuttosto esplicite, come emergerebbe da alcune intercettazioni. Anche Alfano, che lavorava come barista dopo essere stato considerato non idoneo al sacerdozio, è stato trasferito nel carcere genovese di Marassi, dove oggi è in programma l' interrogatorio di garanzia.

Proprio ieri, in occasione della giornata della santificazione sacerdotale, il presidente della Cei e Arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, aveva fatto nuovamente riferimento alla vicenda, dichiarando, durante la messa celebrata al santuario della Madonna della Guardia, che il "peccato di un nostro confratello, se risulterà realmente commesso, sfigura la bellezza dell'anima, scandalizza le anime e ferisce il volto della Chiesa". "Il nostro dolore è tanto più sconvolgente in quanto improvviso e inatteso perché nulla lo faceva presagire ai nostri occhi", aveva aggiunto Bagnasco, che, subito dopo l'arresto, ha sospeso Don Seppia da ogni da ogni ministero pastorale e da ogni atto sacramentale.

Giacomo Galeazzi - La Stampa


QUANTI FALSI NEL NUOVO TESTAMENTO!



Circa la metà del Nuovo Testamento è un falso, secondo un nuovo libro provocatorio che afferma che San Paolo abbia scritto solo una parte delle lettere a lui attribuite, e San Pietro non abbia scritto proprio nulla.
Scritto da Bart Ehrman, giò cristiano evangestista ed ora agnostico, professore di studi religiosi presso la University of North Carolina, Chapel Hill, il libro pretende di rivelare "una delle più sconvolgenti ironie della tradizione cristiana primitiva": l' uso dell 'inganno per propagandare la fede.
"Non solo la Bibbia contiene le inesattezze di errori accidentali, ma anche cose che appaiono agli occhi di tutti come menzogne, " scrive Ehrman in "Forged: Writing in the Name of God -- Why the Bible's Authors Are Not Who We Think They Are."


Secondo lo studioso biblico, almeno 11 dei 27 libri del Nuovo Testamento sono falsi, e soltanto sette delle 13 epistole attribuite a Paolo sono state probabilmente scritte da lui.
"Tutti gli studiosi sono virtualmente d0accordo che sette delle lettere paoline sono autentiche: quelle ai Romani, 1 e 2 Corinti, Galati, Filippesi, 1 Thessalonici, e Filemone" afferma Ehrman.
Alcuni pretendono che Paolo abbia scritto 1 e 2 Timoteo, Tito, 2 Thessalonici, Efesini w Colossiani, aggiunge.
Vedute contraddittorie, discrepanze nella lingua e nella scelta delle parole tra i libri attribuiti a Paolo sono evidenti segni di tale falsità.
Per esempio, l' analisi di Ehrman della lettera agli Efesini mostra che il testo, carico di lunghe frasi greche, non corrisponde allo stile della scrittura in greco peculiare di Paolo, fatto di frasi brevi.
Inoltre, il contenuto: l'autore dice che esso è "in contrasto col pensiero di Paolo, ma in linea con quello degli Efesini, " scrive Ehrman.

Lo studioso biblico, che mette in forse anche l'autenticità dei Vangeli di Matteo, Marco e e Giovanni, discute il fatto che San Pietro abbia scritto le sue Epistole, o qualsiasi altro testo.
Pietro, a differenza di Paolo, era un pescatore nato nella Palestina rurale, quasi certamente illetterato. Lo stesso vale per l'Apostolo Giovannim che potrebbe non avere scritto il vangelo attribuitogli, afferma Ehrman.
Nei primi secoli della Chiesa, i Cristiani erano attaccati da ogni parte. "Erano in conflitto con gli Ebrei e con i pagani sui valori della loro religione... ma soprattutto erano in conflitto con altri cristiani, su quale fosse la retta via del loro credo e su come vivere, " dice Ehrman.
Così i Cristiani tendevano ad appoggiare i loro punti di vista, per farli accettare dagli altri, con scritture attribuite agli Apostoli, "fabbricando e falsificando documenti".
"Se ti chiamavi Jehoshaphat e nessuno aveva idea di chi tu fossi, non valeva la pena di sostenere le tue idee in un libro".
"Nessuno avrebbe considerato il vangelo di Jehoshaphat in modo serio. Se volevi farlo leggere, usavi il nome di Pietro, o di Tommaso, o di Giacomo. In altre parole, dovevi creare una mezogna, " Ehrman conclude.
Secondo lo studioso, l'idea che "lo scrivere in nome d'un altro" fosse una pratica comune e accettata nell'Antichità è falsa. La falsificazione era condannata come una pratica erronea, come oggi.
Naturalmente il libro ha suscitato un gran dibattito.
"Il libro è più provocatorio che non profondo, " scrive il Catholic Herald.

Pur concedendo che "alcuni libri del Nuovo Testamento non furono probabilmente scritti dagli autori cui vengono comunemente attribuiti, " il sito cattolito osserva che Ehrman "non fa riferimenti adeguati alla tradizione orale."
"Anche se una specifica lettera non fosse stata scritta proprio da Pietro o da Paolo, potrebbe ben essere stata scritta da qualcuno che riportava la tradizione orale, trasmessa dall'uno all'altro, " scrive il sito cattolico.


http://www.antikitera.net/news.asp?id=10517&T=4


“CONTRO LA PEDOFILIA IL VATICANO FA POCO E MALE”



19 maggio 2011 - Il potere alle diocesi, che devono collaborare: ma tutto è relativo, e sembra che al posto delle vittime, a essere protetta sia solo l’ immagine della Chiesa.
Le tanto sbandierate linee guida contro la pedofilia del Vaticano contro gli abusi sessuali che hanno visti come protagonisti sacerdoti sono solo, secondo il New York Times, fragili linee guida che non rispondo al meglio a un problema grave, globale e che richiederebbe un mandato preciso e imprescindibile di collaborazione con le autorità locali.
INVECE – Nonostante questa necessità, il Vaticano ha invece pubblicato una guida non vincolante che semplicemente cerca di evitare lo scandalo e rimanda all’autorità dei vescovi locali,chiamati a supervisionare le centinaia, in alcuni casi, di sacerdoti incriminati. La direttiva “incriminata” è stata varata due giorni prima di un nuovo studio del problema abusi che cita i disordini sessuali e sociali degli anni 1960 come possibile fattore della devianza di alcuni sacerdoti.

Uno studio che sembra più una pugnalata che un tentativo bizzarro di razionalizzazione sociologico e, in ogni caso, punta il dito sulle protezioni di cui hanno goduto tanti funzionari della chiesa impegnati a negoziare e sfuggire alle accuse di abusi. Tornando alla direttiva del Vaticano, vi si possono riscontrare anche gravi difetti per quanto concerne il ruolo giocato dalle parrocchie locali, tanto che sembra quasi che questa direttiva voglia salvaguardare l’immagine della chiesa, più che le vittime di abusi. Le linee guida del Vaticano fanno notare che l’abuso di bambini è una questione di diritto laico e richiamano le diocesi alla creazione di una azione “chiara e coordinata” per il prossimo anno. Il prossimo anno? Proprio una priorità, come si suol dire.

PAROLE E FATTI - I funzionari del Vaticano dicono che Roma non deve interferire con la tradizionale supremazia dei vescovi locali. Eppure questa regola non è valsa quando Papa Benedetto XVI ha rimosso il Vescovo William Morris (Australia), reo di aver richiesto al Vaticano di riconsiderare la possibilità di ordinare uomini sposati a causa della carenza di sacerdoti. Insomma, una regoletta che vale solo quando piace a loro. Ad esempio nessun licenziamento drammatico per i vescovi che avevano taciuto sugli abusi dei colleghi e, a volte, addirittura avevano pagato per tacere. Anzi, lo splendido santuario Vaticano è stato lieto di accogliere Bernard Law, dopo che dovette dimettersi a causa delle notizie sullo scandalo di Boston.

http://www.giornalettismo.com/


mercoledì 18 maggio 2011

Roma. 21 maggio 2011. Convegno sulla pedofilia clericale, Per organizzare i sopravvissuti



Prosegue la proposta di incontro fra le vittime ( e i loro familiari) che hanno subito violenza sessuale da parte di consacrati della chiesa cattolica o di altre chiese.


Roma - Sabato 21 Maggio 2011

Via di Torre Argentina 76 , Roma - c/o Partito Radicale


incontro roma



Programma


Ore 9,30 -11,00


Scambio di esperienze. I partecipanti all’incontro si raccontano la propria storia.


"Fuori dall'ombra". Proiezione multimediale e presentazione del progetto fotografico sui sopravvissuti alla pedofilia clericale.

Realizzazione: Silvia Amodio



Ore 11,00-13,00


I traumi psicologici dell’abuso.

Dott. Ascanio Trentini.


Le problematiche legali della pedofilia_clericale.

Avv. Sergio Cavaliere.


Testimonianze di associazioni di vittime all’estero.

Sue Cox (Gran Bretagna – Survivor’s Voice Europe)

Ton Leerschool (Olanda - Survivor’s Voice Europe).



Ore 13,00

Pausa pranzo.


Ore 14,30- 16,30

“Questo è il primo grado, poi si vedrà……..”

Dott. Roberto Mirabile (Presidente La Caramella Buona Onlus)



Il Vaticano contro la legalità internazionale

On.le Maurizio Turco


Come continuare il collegamento fra le vittime in Italia.




Contatti:

info@lacolpa.it

Tommaso Dell’Era tel. 348 8943924 (dopo le 18)

Marco Lodi Rizzini tel. 348 4200949


http://www.lacolpa.it/index.php?option=com...ured&Itemid=101

IL TEOLOGO VITO MANCUSO: E' SOLO LA PUNTA DELL'ICEBERG

Parla il teologo: "Le violenze sessuali sono molto più frequenti di quanto non si voglia ammettere ma anche di quanto si pensi. La visita di Bagnasco in parrocchia è stata una scelta tempestiva, e la sua presa di responsabilità esplicita"

di RAFFAELE NIRI

"Ma questo don Riccardo Seppia è solo la punta di un iceberg, sbaglieremmo se ne facessimo un caso isolato. La verità, e mi duole doverlo ammettere, è che questi signori della Chiesa hanno più a cuore il mantenimento della propria struttura rispetto al futuro dei singoli bambini.

"Per dirlo con una formula: l'importante è mandare avanti la Ditta". Vito Mancuso è uno che, questi "signori della Chiesa", li conosce bene. Docente di Teologia all'Università San Raffaele di Milano, editorialista diRepubblica, a 23 anni è stato ordinato sacerdote dal cardinale Carlo Maria Martini, nel Duomo di Milano. L'anno dopo chiese di essere dispensato dalla vita sacerdotale e di dedicarsi allo studio della teologia: così il cardinal Martini lo spedì due anni a Napoli, presso il teologo Bruno Forte (oggi arcivescovo di Chieti e presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede).

Dei tre gradi accademici del corso teologico ha conseguito il Baccellierato presso la Facoltà teologica di Milano, la Licenza presso la Pontificia facoltà teologica di Napoli, il Dottorato a Roma presso la Pontificia Università Lateranense. Poi si è sposato, ha fatto due figli e un numero infinito di libri: "L'anima e il suo destino" (con prefazione di Martini) finì ai primi posti in classifica e così "Disputa su Dio e dintorni" (con Corrado Augias) e "La Vita autentica". Due mesi fa, invitato da Luca Borzani per il ciclo "Le Religioni e le origini del mondo" ha spopolato, riempiendo il Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.

Insomma, vista da vicino che Chiesa è?

"Una Chiesa dove queste violenze sessuali sono molto più frequenti di quanto non solo si voglia ammettere - e non vogliono proprio ammetterlo - ma anche di quanto si pensi. Chiunque abbia studi di Teologia alle spalle sa quanto sia terribile la debolezza umana, quanto sia enorme il problema della formazione, della selezione".

Cioè, il problema è che, proprio perché le vocazioni sono così poche, la Chiesa accetta chiunque si autoproponga?
"Non il problema, uno dei problemi. Un altro dei problemi è che la Chiesa ha più a cuore la propria struttura, la propria dottrina, la conservazione dell'edificio esistente, piuttosto che l'avvenire del singolo. Se il mio primo obiettivo è quello di custodire quello che sono, quello che ho, non mi preoccuperò troppo di quello che offro e di come lo faccio. E, non mettendomi in discussione, perdo autorevolezza".

Parlava di "scuola quadri": c'è effettivamente un problema di formazione?
"Tengono fermo questo semidogma che risale all'undicesimo secolo: prima non esistevano problemi di castità, da allora si tratta di una regola teoricamente inviolabile. Ma poteva andar bene nei secoli passati. Oggi le vocazioni sono sempre meno e la qualità dei sacerdoti sempre più bassa. Attenzione, l'omosessualità non c'entra niente: il problema è la repressione sessuale. L'eros, espresso nelle forme e nei modi corretti, è fondamentale per la completezza dell'individuo. La vicenda di Sestri ponente, comunque la si voglia leggere, porta a galla repressione e frustrazione".

Il presidente della Cei è corso subito a Sestri. Ha fatto bene?
"Io credo che sia stata un'azione tempestiva, il che non avviene spesso all'interno della Chiesa. Leggendo Repubblica, mi pare che la presa di responsabilità sia stata esplicita".
Molti sestresi non mandavano più i bimbi a catechismo: qualcosa vorrà pur dire.
"In casi come questo, in genere, ci sono anche segnalazioni, lettere, prese di posizione. E' la riprova di quanto dicevo prima: se hai più a cuore la struttura del singolo, questi sono i risultati. Se io ho come principale interesse quello di preservare la continuità, non mi preoccuperò dei singoli problemi che i sacerdoti creeranno".

Come se ne esce?
"Togliendo il celibato. Giovanni XXIII° istituì una commissione di 68 persone: 64 si espressero in favore della contraccezione. Poi arrivò Paolo VI° e diede ragione ai quattro: non bisognava entrare in contraddizione con Pio XI°, la cosa più importante era la continuità della dottrina. Insabbiano, affossano, ma l'importante, per loro, è non contraddirsi mai".

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