martedì 6 marzo 2012

Il Vaticano caccia il capo dello Ior?

Voci di destituzione di Ettore Gotti Tedeschi. Ma Oltretevere si smentisce tutto.

Li chiamano veleni, e chi li emette è un corvo. Eppure che l’Istituto delle Opere Religiose si trovi in una situazione di imbarazzo, dopo le incredibili rivelazioni delle inchieste che lo riguardavano e che hanno certificato l’esistenza di ingenti depositi non riferibili a persone fisiche presso banche italiane, con tanto di accusa di riciclaggio, qualche problema c’è. Tanto che, scrive il Corriere della Sera, le voci dipingono un cardinale Tarcisio Bertone pronto a sostituire il capo Ettore Gotti Tedeschi entro primavera.


Ma Oltretevere smentiscono:
“Follie. A giugno Moneyval deciderà se inserire la Santa Sede nella white list dell’Ocse: destituire Gotti Tedeschi, uno degli artefici della trasparenza, darebbe un’immagine devastante in vista del giudizio europeo, come tornare ai tempi di Marcinkus”. Fonti vicine alla Segreteria di Stato smentiscono secche: «Non esiste: è solo altro veleno per attaccare il cardinale Bertone». Nel gioco di specchi, tuttavia, qualche punto fermo c’è. Le voci iniziano a novembre, quando l’ipotesi di destituzione di Gotti Tedeschi apparve nel libro I senza Dio di Stefano Livadiotti, con tanto di nomi (da Cesare Geronzi, vicino a Bertone, al consigliere Ior Ronaldo Hermann Schmitz) per la successione. E si sono infittite in occasione del vero problema: la legge antiriciclaggio. La legge vaticana «CXXVII» (127) del 30 dicembre 2010 è entrata i vigore il 1˚aprile 2011. Ma il 25 gennaio di quest’anno «per urgente necessità» è stata «modificata e integrata» con il decreto «CLIX» (159), firmato dal cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato. Giorni prima il cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Autorità di informazione finanziaria, si era mostrato preoccupato, «la nuova versione riforma in toto l’assetto istituzionale del sistema antiriciclaggio, ridefinendo compiti e ruoli dell’Autorità».
 Di qui il timore: «Dall’esterno, anche se erroneamente, potrebbe essere visto come un passo indietro».
Preoccupazioni condivise da Gotti Tedeschi e che restano anche dopo il «compromesso». A comparare i due testi, si notano differenze: specie intorno ai poteri di controllo dell’Authority sulle operazioni finanziarie, Ior in testa. Vengono confermate «autonomia e indipendenza operative» dell’Aif (senza più precisare che è «istituita dal Sommo Pontefice») e tuttavia si aggiunge (articolo 2 septies b) che «le ispezioni sono disciplinate con regolamento dalla pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano». Anche i protocolli d’intesa con «analoghe autorità» avvengono ora «con il nulla osta della Segreteria di Stato» e così via. Certo resta la svolta, tipo il divieto (articolo 1 bis) di aprire «conti, depositi o libretti anonimi, cifrati o intestati a nomi fittizi o di fantasia».
Ma perché le modifiche, perché «urgenti»?
I diretti interessati mantengono il massimo riserbo. Il decreto dev’essere «confermato» dalla commissione cardinalizia (ne fa parte anche Nicora) «entro 90 giorni» e, almeno in teoria, può essere ancora corretto. Resta il paradosso di un’«operazione trasparenza» voluta da Benedetto XVI e portata avanti proprio da Bertone e Gotti Tedeschi. Un’operazione che ha molti nemici. Si è parlato di rapporti tesi, tra il Segretario di Stato e il presidente dello Ior, dopo l’acquisto mancato del San Raffaele. Ambedue sono braccati da voci di sostituzione. Ma ambedue continuano ad avere la fiducia del Papa. Così c’è chi richiama ancora Viganò: «Casi diversissimi, chiaro. Però allora le voci miravano ad aizzare lo scontro. E la trappola funzionò».
 
di

 http://www.giornalettismo.com/archives/209535/il-vaticano-caccia-il-capo-dello-ior/

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