lunedì 25 giugno 2012

Vaticano, l’ultima monarchia assoluta

La svolta conservatrice di Benedetto XVI ha reso ancora più anacronistica la struttura della Santa Sede

Il Vaticano è l’ultima monarchia assoluta della Terra, e con il papato di Benedetto XVI è stata introdotta una svolta ancora più conservatrice. Da quando l’ex teologo di Giovanni Paolo II è asceso al soglio della Santa Sede, le riforme sono state messe in un cassetto, per rafforzare il clero e la gerarchia vaticana. Un progetto ora messo in dubbio dallo scandalo Vatileaks.


ULTIMA DITTATURA – Il Papa è il capo di Stato della chiesa cattolica. Questa frase, apparentemente contraddittoria, pronunciata da un politico tedesco , Alois Glück, che voleva difendere la visita di Benedetto XVI al Bundestag, spiega bene per Die Zeit l’essenza del Vaticano. La Santa Sede è l’unico soggetto di diritto internazionale personificato da una singola persona. Quando un presidente o un primo ministro parla a nome di uno Stato, in quel momento è solo un rappresentante dell’autorità riconosciuta dalla comunità internazionale. Il Papa è invece, egli medesimo, quell’autorità. Il Vaticano infatti vuole essere di più di una semplice chiesa, più di una singola confessione, e anche qualcosa di oltre rispetto ad uno Stato. La Santa Sede è il luogo, che porta nel tempo l’idea dell’occidente cristiano. Probabilmente è per questo, che è spesso così conservatore, intimorito e negazionista. In questo senso la Santa Sede rimane l’ultima monarchia assoluta del mondo, unica Nazione dove nessuno può mettere in discussione la parola del Capo di Stato. Il papato di Ratzinger ha inoltre dato una sterzata ancora più netta all’impostazione assolutista della Chiesa cattolica, ribadendo come propri principi l’assolutismo conservatore e la gerarchia ecclesiale come ultima corazza per la difesa della fede. La chiesa però appare in questi giorni in pericolo, non solo per colpa delle rivelazioni di Vatileaks o per il caso Gotti Tedeschi, la sorprendente ed inusuale cacciata del banchiere che guidava lo Ior, tradizionale alleato di Joseph Ratzinger. Il pericolo avvertito è forse ancora più minaccioso di quanto stia realmente accadendo, perché li due scandali evidenziano la porosità della gerarchia e la scarsa solidità della Santa Sede, una contraddizione evidente della missione di Benedetto XVI.

IL MONDO BENEDETTO – L’idea stessa del Vaticano come roccaforte del cattolicismo nasce nel XVI secolo, quando la riforma protestante mise in discussione le fondamenta della Chiesa cattolica. Ecco perché all’interno della Santa Sede si trova il più antico servizio diplomatico del mondo, che nel 2004 è riuscito perfino ad ottenere il diritto di partecipazione per il proprio Stato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In quel consesso il Papa può parlare non solo come l’anacronistico reggente di una Nazione grossa mezzo chilometro quadrato, ma come la guida di un miliardo di cattolici, la più grande comunità della terra. Il potere vaticano è visualizzabile dai suoi fedeli e anche da tutti gli altri cittadini, visto che ancora oggi ha propri palazzi, proprie banche e monete, e perfino prigioni distinte da quello dello Stato italiano. La Chiesa ha dunque creato il suo mondo, e lo difende con i denti stretti da oltre cinque secoli. L’evoluzione della democrazia ha imposto numerosi cambiamenti, in primis il riconoscimento della molteplicità delle convinzioni religiose e della libertà di pensiero, svolta avvenuta con il Concilio Vaticano II. Allora fu messa in discussione il dogma di San Tommaso d’Aquino, che recita come “accettare la fede è un atto di libertà; mantenerla un atto di necessità”. Solo i lefreviani ora mantengono questa impostazione, ed anche per questo godono di molte simpatie nel Vaticano di Ratzinger.

PASTORE CONSERVATORE – Da ormai sei anni Benedetto XVI è la guida indiscussa della Chiesa cattolica, ed il suo papato si è orientato in modo chiarissimo. Il dialogo ecumenico è stato messo nel congelatore, le riforme fermate, mentre il clero è stato rafforzato, così come non sono stati più accettati cambiamenti sui valori fondamentali. La svolta dogmatica di Ratzinger è avvenuta grazie anche ad un’organizzazione dove conta più il suo segretario che molti vescovi con precise funzionalità. I pilastri di Benedetto XVI sono due fedelissimi, il segretario di Stato Tarcisio Bertone, e il suo successore alla Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph Levada. Due personalità che hanno accompagnato il percorso dell’allora prefetto per la fede Joseph Ratzinger, diventato negli anni il più fedele consigliere di Giovanni Paolo II. L’ascesa al soglio di Benedetto XVI ha di conseguenza concluso lo scontro con il suo più acerrimo rivale, Angelo Sodano, pensionato solo un anno dopo la sua nomina. La mano ferma di Ratzinger si palesa non solo nell’organizzazione, ma anche nella intransigente negazione della necessità di riforme. Chi vorrà vedere un nuovo Vaticano, dovrà aspettare il suo nuovo Capo di Stato.

http://www.giornalettismo.com/archives/381604/vaticano-lultima-monarchia-assoluta/