giovedì 14 giugno 2012

Cassazione: “sì affido, ma non convertire i figli se già educati al cattolicesimo”

La re­cen­te sen­ten­za 9546 del­la Cas­sa­zio­ne ria­pre la que­stio­ne spi­no­sa de­gli af­fi­di, ri­ba­den­do che ven­go­no fa­vo­ri­ti i ge­ni­to­ri cat­to­li­ci. Sta­vol­ta il caso ri­guar­da l’af­fi­da­men­to di un mi­no­re, bat­tez­za­to e cre­sciu­to con una edu­ca­zio­ne cat­to­li­ca, ad una ma­dre che dopo la se­pa­ra­zio­ne è di­ven­ta­ta te­sti­mo­ne di Geo­va.


Se­con­do la cor­te, la don­na può ot­te­ne­re l’af­fi­do solo se non coin­vol­ge il mi­no­re nel­le sue scel­te re­li­gio­se. In so­stan­za, vie­ne ri­ba­di­to il di­rit­to dei ge­ni­to­ri di cre­sce­re i fi­gli sul­la base di prin­ci­pi con­fes­sio­na­li, ma ciò non deve tur­bar­ne la se­re­nità e le abi­tu­di­ni, spe­cie nel caso vi sia­no dis­si­di sul tipo di edu­ca­zio­ne da dar­gli. In que­sto caso il bam­bi­no, in­dot­tri­na­to dal­la ma­dre, avreb­be vis­su­to con “an­go­scia” l’even­tua­lità di “ar­ri­va­re al Giu­di­zio sen­za pec­ca­to per po­ter ri­na­sce­re nel nuo­vo Re­gno e di pen­sa­re il pa­dre esclu­so da que­sta pos­si­bi­lità di sal­vez­za”.

Il tri­bu­na­le ha re­spin­to il ri­cor­so del­la ma­dre, cui dal­la cor­te d’ap­pel­lo era sta­to af­fi­da­to il fi­glio a pat­to però che non lo coin­vol­ges­se nel suo cre­do. E ob­bli­gan­do­la a dar­lo al pa­dre, cat­to­li­co, per fe­sti­vità come Pa­squa e Na­ta­le e per il com­plean­no, un even­to che i te­sti­mo­ni di Geo­va non fe­steg­gia­no.

Da un lato la Cas­sa­zio­ne re­spin­ge giu­sta­men­te for­me di in­dot­tri­na­men­to mar­ca­te sui bam­bi­ni, poi­ché per un cor­ret­to svi­lup­po so­stie­ne ad esem­pio che non si deb­ba pre­sen­ta­re la “fi­gu­ra di­vi­na in ter­mi­ni solo per­se­cu­to­ri e pu­ni­ti­vi” in quan­to “fon­te di an­sia e an­go­scia an­zi­ché di ras­si­cu­ra­zio­ne”. Ma dall’al­tra è pro­prio la Cor­te a pri­vi­le­gia­re l’edu­ca­zio­ne cat­to­li­ca per i fi­gli, sul­la base di una giu­ri­spru­den­za fin trop­po orien­ta­ta, ri­te­nen­do­la non in­te­gra­li­sta e a pre­scin­de­re mi­glio­re di al­tre for­me, ma­ga­ri lai­che.

Un vero e pro­prio fa­vor re­li­gio­nis ac­cor­da­to al cat­to­li­ce­si­mo in nome del­la sua pre­do­mi­nan­za so­cia­le. Che di­ven­ta, come già ri­scon­tra­to per ge­ni­to­ri atei e stan­do an­che alle se­gna­la­zio­ni che ci ar­ri­va­no, di fat­to di­scri­mi­na­zio­ne. E così non si fa al­tro che crea­re, con un cir­co­lo vi­zio­so san­ci­to pro­prio dai tri­bu­na­li, ul­te­rio­re di­scri­mi­na­zio­ne e fa­vo­ri­re aper­ta­men­te il con­di­zio­na­men­to di stam­po cat­to­li­co sui bam­bi­ni.
http://www.uaar.it/news/2012/06/14/cassazione-si-affido-non-convertire-figli-se-gia-educati-come-cattolici/