mercoledì 13 giugno 2012

Un brasiliano alla guida della Banca Vaticana in mezzo agli scandali

“Non si può governare la Chiesa solo con le Ave Maria”. Per nulla santa, questa frase uscì dalla bocca del defunto arcivescovo Paul Casimir Marcinkus, dal 1971 responsabile della gestione dell’Istituto per le Opere Religiose (IOR), conosciuto a livello planetario come Banca Vaticana o soprannominato Banca del Papa.


Testata: Terra Magazine
Data di pubblicazione: 9 giugno 2012
Tradotto da Amina Iacuzio, Silvia De Cagna e Francesco Pasquarelli per italiadallestero.info
Articolo originale di Wálter Fanganiello Maierovitch

Lo IOR fu fondato nel 1942 per iniziativa di papa Pacelli (Pio XII). Oggi è gestito da un Consiglio d’Amministrazione formato da 5 laici – uno dei quali ne è Presidente – e c’è un Consiglio di Cardinali che lo controlla.

Dal 24 maggio lo Ior è presieduto dal brasiliano Ronaldo Hermann Schmitz, di Porto Alegre. Era vice Presidente e, dopo il defenestramento dell’ex Presidente Gotti Tedeschi, ha preso le redini dello Ior. Per molti si è messo in un grosso guaio, anche se è già abituato a sentire l’odore dei soldi sporchi. A questo proposito, lo Ior all’atto della fondazione ricevette un forziere pieno di denaro, già dall’epoca dei considerevoli indennizzi pagati a partire dal 1929 dal governo italiano alla Santa Sede in virtù dei Patti Lateranensi.

Marcinkus, responsabile di uno dei maggiori scandali nella storia della Chiesa, trasformò la Banca Vaticana in una lavanderia per riciclare denaro sporco, a disposizione di politici importanti, imprenditori potenti, piduisti influenti, ricchi cardinali e boss della mafia siciliana e di quella statunitense. A tal fine Marcinkus, della Banca Vaticana, si associò a Michele Sindona, della Banca Privata Italiana, detto “il banchiere della Mafia”, e a Roberto Calvi, del Banco Ambrosiano, detto “il banchiere di Dio”.

L’alleanza sfociò nella nel fallimento delle banche e in un inedito, poderoso e silenzioso danno per la Santa Sede. L’ammanco finanziario portò alla ricerca di nuove entrate, e nel 1983 venne inventato un Anno Santo straordinario: il giubileo, nato nel 1300, veniva festeggiato ogni 25 anni, e l’ultimo era stato nel 1975.

Nonostante tutto Marcinkus – che prima era stato guardaspalle di papa Montini (Paolo VI) e nelle Filippine lo aveva salvato da una pugnalata – restò alla guida della Banca Vaticana fino al 1989. Sopravvisse in carica dopo: 1) il misterioso avvelenamento di Sindona, avvenuto nel 1986 in carcere dopo aver bevuto inconsapevolmente una tazza di caffè al cianuro, e 2) l’assassinio di Calvi nel 1982, tramite simulata impiccagione sotto l’emblematico ponte londinese dei “Frati Neri”.

In mancanza di autopsia, non credendo alla versione ufficiale di arresto cardiaco, molti misero in relazione la morte di papa Luciani (Giovanni Paolo I), avvenuta nel settembre del 1978, con lo Ior, perché questi aveva avvertito che avrebbe rimesso in ordine l’Istituto nel corso del suo pontificato. Luciani, uomo di fede e di incontestabile rettitudine, quando era patriarca di Venezia non era stato d’accordo con la vendita della Banca Cattolica del Veneto all’Ambrosiano di Calvi per volontà di Marcinkus.

Si parlò molto della permanenza di Marcinkus allo Ior anche durante il pontificato di papa Wojtyla (Giovanni Paolo II). Ma, come sanno persino le colonne del Bernini che circondano Piazza San Pietro, con il nulla osta di Marcinkus uscirono dalle casse dello Ior 100 milioni di dollari in favore del sindacato polacco Solidarnosc diretto da Lech Walesa, la testa di ponte di papa Wojtyla nella crociata per la fine del comunismo.

Nel post-Marcinkus, come ha scritto Gianluigi Nuzzi nel bestseller Vaticano S.p.A., fu creato un nuovo e sofisticato sistema di conti cifrati, di cui fu artefice il cardinale Donato de Bonis: “conti cifrati di banchieri, imprenditori e politici di punta”.

Per salvare lo Ior dalle fiamme dell’inferno e salvaguardare un patrimonio in liquidità valutato 5 miliardi di euro, papa Benedetto XVI ne affidò la presidenza nel settembre 2009 al finanziere cattolico e docente universitario Ettore Gotti Tedeschi.

Lo scopo di Gotti Tedeschi era di adottare le norme antiriciclaggio dell’Unione Europea, ma è dovuto soccombere alle resistenza e alla forza del Consiglio di Amministrazione e al nemico Tarcisio Bertone, segretario di Stato dal 2008, una carriera all’ombra della sottana di Ratzinger e l’accusa di coprire casi di preti pedofili per evitare uno scandalo nella Chiesa.

Ieri è stato diffuso un memoriale di Gotti Tedeschi sulla sua presidenza allo IOR, dal settembre 2009 al 24 maggio del 2012. Gotti Tedeschi afferma di essere stato fatto cadere da nemici interni (interni ed esterni all’amministrazione della Santa Sede) e affianca al memoriale documenti che potrebbero rivelare atti illeciti e nomi di politici e prelati.

Nel febbraio scorso lo Ior fu coinvolto nel sequestro da parte della magistratura italiana di 23 milioni di euro, per presunto riciclaggio in banche italiane e con operazioni proibite dalla normativa antiriciclaggio dell’Unione Europea [tale sequestro è invece avvenuto nel settembre 2010, NdT]. Lo stesso giorno dell’arresto del maggiordomo del Papa per possesso di documenti riservati e per presunta fuga di notizie, Gotti Tedeschi è stato rimosso dai vertici dello Ior ed è stato sostituito, come detto sopra, dal brasiliano Ronaldo Hermann Schmitz.

La rimozione non è stata gradita da alcuni membri della Commissione Cardinalizia di Vigilanza sullo Ior ed è in corso un braccio di ferro con il cardinal Bertone, che presiede la suddetta Commissione. Da parte sua Gotti Tedeschi, dopo una vita da cattolico al servizio del Vaticano, spera di poter parlare con Ratzinger e già si dice che assumerà un altro incarico di prestigio.

Secondo la stampa europea ed i vaticanisti, Gotti Tedeschi, come lui stesso ha affermato, aveva l’obiettivo di far funzionare un sistema antiriciclaggio del denaro sporco che da anni contamina lo IOR.

La vicenda dell’ex maggiordomo Paolo Gabriele, che collaborando potrà avere il perdono papale, è servita a mettere in secondo piano la vicenda IOR.

Poiché dicono che il diavolo non dorme mai, un nuovo incendio è scoppiato in Vaticano, e si riferisce ai sequestri nel 1983 delle quindicenni Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, la prima nata e residente in Vaticano. Sono tuttora scomparse, e l’ultimo filone delle indagini riguarda membri del clero pedofili, sulla base della deposizione dell’arcivescovo Bernard Law, defenestrato da Boston per non aver denunciato i preti pedofili.

Queste sparizioni saranno oggetto di un prossimo articolo. Perchè si ricordi che i magistrati italiani (coinvolti perché Mirella è italiana e fu rapita a Roma) non hanno abbandonato un’altra pista. Cioè che i rapimenti siano collegati alle operazioni di riciclaggio dello Ior.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/13/un-brasiliano-alla-guida-della-banca-vaticana-in-mezzo-agli-scandali/261795/