sabato 25 agosto 2012

In Anatolia l'origine delle lingue indoeuropee?

Lo studio ha analizzato la variabilità dei vocaboli imparentati in 109 lingue indoeuropee antiche e moderne: il caso più tipico è quello della parola "madre" (Cortesia QD Atkinson/Università di Oxford)


Un nuovo studio ha analizzato la variabilità delle parole imparentate in 109 lingue indoeuropee antiche e moderne utilizzando un modello al computer originariamente sviluppato per ricostruire l’origine e l’evoluzione dei virus. Le conclusioni confermerebbero l’ipotesi che la più diffusa famiglia di lingue del mondo ebbe origine nel periodo Neolitico in Anatolia (red)


Circa 400 lingue parlate da tre miliardi di persone in ogni continente abitato: la famiglia delle lingue indoeuropee è certamente quella che ha avuto il maggiore successo. Ancora dibattuta è tuttavia la questione della sua origine: l’ultimo studio in ordine di tempo, ora pubblicato sulla rivista “Science” a firma di Quentin D. Atkinson dell’Università di Oxford, e colleghi di un’ampia collaborazione internazionale, porta a concludere che i primi parlanti indoeuropei abitavano l’Anatolia (corrispondente all'incirca all'attuale Turchia asiatica), supportando così una delle due teorie concorrenti sostenute da diversi studiosi.

Fu per primo Charles Darwin nel 1871 nel suo libro “L’origine dell’uomo” a ipotizzare che le lingue potessero essere classificate in diversi gruppi collegati tra loro. Nella visione del padre dell’evoluzionismo, ogni lingua sarebbe emersa una sola volta in un unico luogo per poi evolversi per successive modificazioni fino ad assumere la forma attuale, peraltro ancora in divenire. In questo si poteva rintracciare un sorprendente parallelismo con i meccanismi evolutivi delle specie biologiche.
Negli studi di linguistica si cerca d’individuare l’origine di una data lingua tracciandone anche la diffusione geografica analizzando le variazioni nel vocabolario, nelle pronunce e nella grammatica confrontandoli poi con i dati disponibili sulle antiche migrazioni delle popolazioni dei parlanti.

È così che, per quanto riguarda le lingue indoeuropee, gli studiosi si sono sostanzialmente divisi tra i sostenitori di due ipotesi: la prima
prevede che i primi parlanti fossero agricoltori del Neolitico che emigrarono dall’Anatolia, la seconda li individua in allevatori di cavalli dell’Età del Bronzo che, partendo dalle steppe dell’Eurasia, si diffusero successivamente in Asia e in Europa portando con sé importanti innovazioni tecnologiche come la ruota.
In quest’ultimo studio, Atkinson e colleghi hanno adottato un approccio innovativo, concentrandosi sul vocabolario e in particolare sulle parole dette “imparentate” (cioè dotate di un’origine comune, come madre in italiano, mother in inglese e Mutter in tedesco) in 109 lingue indoeuropee moderne e antiche. All’insieme di dati disponibili è stato applicato un metodo computazionale originariamente sviluppato per rintracciare l’origine di agenti patogeni come il virus dell’influenza.

L’idea di base era che i tassi di apparizione e di scomparsa delle parole imparentate fossero assimilabili a quelli dei nucleotidi nell’evoluzione del patrimonio genetico del virus. Questi dati sono poi stati incrociati con altri dati storici relativi a spostamenti di popolazioni o altri eventi sociopolitici significativi, come il crollo dell’Impero Romano. Secondo le conclusioni dello studio, le simulazioni al computer sono compatibili con l’ipotesi dell’Anatolia più che con l’ipotesi delle steppe euroasiatiche.

Ma il risultato è destinato ancora a dividere gli studiosi. Alcuni linguisti hanno già sottolineato che non può essere considerato conclusivo, soprattutto per la parzialità dei dati utilizzati, relativi al solo vocabolario.

http://www.lescienze.it/news/2012/08/25/news/lingue_indoeuropee_origine_anatolia_modello_virus-1218908/