lunedì 26 novembre 2012

“Mini Imu” alla Chiesa in Gazzetta Ufficiale, per Repubblica il governo bluffa ancora

 


Alla fine è stato pub­bli­ca­to sulla Gaz­zet­ta Uf­fi­cia­le il nuovo re­go­la­men­to del Tesoro sul­l’I­mu per at­ti­vi­tà com­mer­cia­li della Chiesa e altri enti no profit. Dopo tanti mesi di ten­ten­na­men­ti, so­prat­tut­to per le re­si­sten­ze della Chiesa cat­to­li­ca che non in­ten­de­va ver­sa­re, il go­ver­no Monti ha deciso. L’Uaar è stata tra i primi a de­nun­cia­re, già ai tempi del­l’in­chie­sta I Costi della Chiesa ormai un anno fa, questo an­daz­zo.

Cosa prevede il regolamento

 
Sulla base delle nuove di­spo­si­zio­ni, le scuole pa­ri­ta­rie non pa­ghe­ran­no l’im­po­sta se svol­go­no at­ti­vi­tà a titolo gra­tui­to o per mezzo di un “cor­ri­spet­ti­vo sim­bo­li­co”, “tale da co­pri­re solo una fra­zio­ne del costo del ser­vi­zio, tenuto conto del­l’as­sen­za di re­la­zio­ne con lo stesso”. Si in­ten­de senza fini di lucro l’at­ti­vi­tà di­dat­ti­ca “pa­ri­ta­ria a quella sta­ta­le”; quando la scuola ac­cet­ta alunni por­ta­to­ri di han­di­cap e ap­pli­ca la con­trat­ta­zio­ne col­let­ti­va per per­so­na­le do­cen­te e non, adegua le sue strut­tu­re agli stan­dard e rende pub­bli­ci i bi­lan­ci.

Ma pro­prio sulla que­stio­ne della retta sim­bo­li­ca si sono levati alti i la­men­ti delle scuole cat­to­li­che, che già da tempo fanno lob­by­ing per man­te­ne­re fi­nan­zia­men­ti pub­bli­ci e pri­vi­le­gi. Padre Fran­ce­sco Cic­ci­mar­ra, pre­si­den­te del­l’A­gi­dae (As­so­cia­zio­ne ge­sto­ri isti­tu­ti di­pen­den­ti dal­l’au­to­ri­tà ec­cle­sia­sti­ca), su Radio Va­ti­ca­na ha di­chia­ra­to: “questa è la fine per le scuole cat­to­li­che”. E pro­spet­ta sce­na­ri apo­ca­lit­ti­ci: “tutte le scuole sono in fal­li­men­to, le chiu­de­re­mo in un anno, li­cen­zie­re­mo 200­mi­la per­so­ne”.

Ci si chiede come sia pos­si­bi­le, visto che le scuole pri­va­te cat­to­li­che pro­spe­ra­va­no da molto prima che il go­ver­no au­to­riz­zas­se (con una norma del 2000) il fi­nan­zia­men­to delle ‘pa­ri­ta­rie’. E che, come noto, si fanno pagare pro­fu­ma­tis­si­me rette — del­l’or­di­ne di mi­glia­ia di euro l’anno per stu­den­te — ri­ce­ven­do in più so­stan­zio­si fi­nan­zia­men­ti pub­bli­ci, spesso non ver­san­do le im­po­ste. Il so­spet­to è che gli aiu­ti­ni ab­bia­no pom­pa­to un si­ste­ma af­fet­to da gi­gan­ti­smo, ma che non è in grado di reg­ger­si da solo a questi li­vel­li.

In caso di im­mo­bi­li “misti” (in parte com­mer­cia­li), il pa­ga­men­to del­l’I­mu sarà “pro­por­zio­na­le” allo spazio uti­liz­za­to per le at­ti­vi­tà di lucro, al numero di sog­get­ti e al tempo di uti­liz­zo che ga­ran­ti­sco­no com­pen­so. Gli enti che vo­glio­no man­te­ne­re l’e­sen­zio­ne do­vran­no ade­gua­re il pro­prio sta­tu­to entro la fine del­l’an­no.
 

 

Perché il governo continua a bluffare

 
Ma ci sono dei punti che de­sta­no forti so­spet­ti, messi aper­ta­men­te in evi­den­za Re­pub­bli­ca. Il quo­ti­dia­no aveva già par­la­to, dopo la boc­cia­tu­ra da parte del Con­si­glio di Stato, di “bluff” da parte del go­ver­no volto ad am­mor­bi­di­re l’Imu alla Chiesa. Ieri ha ri­lan­cia­to in prima pagina con un ar­ti­co­lo di Gian­lui­gi Pel­le­gri­no, Lo strano modo di ap­pli­ca­re il rigore. Dove si parla di “piano ordito e con­su­ma­to” dal­l’e­se­cu­ti­vo ag­gi­ran­do il parere del Con­si­glio di Stato. E non ri­spet­tan­do le ri­chie­ste Ue, che chie­de­va il ver­sa­men­to del­l’im­po­sta da chiun­que offra beni e ser­vi­zi sul mer­ca­to. Cli­ni­che e strut­tu­re as­si­sten­zia­li, con­ven­zio­na­te e non, pos­so­no tro­va­re scap­pa­to­ie. Quelle ac­cre­di­ta­te sono esen­ta­te se i ser­vi­zi sono “gra­tui­ti”, “salvo even­tua­li im­por­ti di par­te­ci­pa­zio­ne alla spesa pre­vi­sti per la co­per­tu­ra del ser­vi­zio” (in pra­ti­ca, il ticket). Se invece non sono con­ven­zio­na­te con il si­ste­ma sa­ni­ta­rio na­zio­na­le, per godere del­l’e­sen­zio­ne la retta deve essere sim­bo­li­ca, non oltre la metà della media di mer­ca­to.
Anche per le scuole, aver pro­spet­ta­to l’e­sen­zio­ne a fronte di una retta “sim­bo­li­ca” tale da co­pri­re “una fra­zio­ne del costo ef­fet­ti­vo del ser­vi­zio” si presta a mille in­ter­pre­ta­zio­ni. Smen­ten­do anche qui il ca­rat­te­re di gra­tui­tà del ser­vi­zio. Per al­ber­ghi, at­ti­vi­tà ri­crea­ti­ve, spor­ti­ve, cul­tu­ra­li, si parla sempre di esen­zio­ne nel caso di prezzo non su­pe­rio­re alla “metà dei cor­ri­spet­ti­vi medi”: “una porta spa­lan­ca­ta, anche qui”, ri­mar­ca Re­pub­bli­ca, “ad abusi e scap­pa­to­ie”.
 
da "Repubblica" del 25/11/2012
 
Ci sen­tia­mo di con­di­vi­de­re le parole usate da Pel­le­gri­no, che ri­co­no­sce il ser­ba­to­io di so­li­da­rie­tà e ser­vi­zi che viene dal mondo cat­to­li­co e dagli enti no profit. Ma al con­tem­po ri­cor­da che esiste una netta di­stin­zio­ne tra strut­tu­re che fanno solo be­ne­fi­cen­za (me­ri­te­vo­li di esen­zio­ne) e quelle che hanno dei ricavi però pre­ten­do­no di non pagare l’Imu come le altre perché parte degli in­troi­ti “an­dreb­be­ro (in teoria) in un com­ples­si­vo gruppo che fa anche be­ne­fi­cen­za”.

Non si pos­so­no con­fon­de­re questa due at­ti­vi­tà per man­te­ne­re pri­vi­le­gi. Anche perché “a questo punto la be­ne­fi­cen­za non la fanno loro ma noi cit­ta­di­ni”, ag­giun­ge il gior­na­li­sta. In realtà i cit­ta­di­ni — anche atei e agno­sti­ci — già la fanno senza sa­per­lo. Ad esem­pio, quando parte del loro otto per mille viene as­se­gna­to senza che lo scel­ga­no alla Chiesa cat­to­li­ca, che ne uti­liz­za una minima parte per opere di bene. Solo che poi, ad osten­ta­re bontà con tanto di spot pub­bli­ci­ta­ri frutto di una chiara stra­te­gia di mar­ke­ting, pagati cifre esor­bi­tan­ti, è la Chiesa stessa. Ma sempre con i soldi altrui. Un di­scor­so che non solo i ’so­li­ti’ an­ti­cle­ri­ca­li fanno da tempo, ma che sempre più per­so­ne ini­zia­no a com­pren­de­re e per cui si in­di­gna­no, visto lo sbi­lan­cia­men­to a favore delle ge­rar­chie ec­cle­sia­sti­che specie in un pe­rio­do di crisi come questo.

Mentre ten­ten­na per la Chiesa re­ga­lan­do­le di fatto un anno di esen­zio­ne, il go­ver­no ha invece subito ri­pri­sti­na­to la vec­chia Ici per la prima casa per tutti gli altri con­tri­buen­ti già per il 2012, senza scap­pa­to­ie. E questo nuovo re­go­la­men­to per il 2013 lascia im­men­si spazi di in­ter­pre­ta­zio­ne di­scre­zio­na­le. Inol­tre, le case in cui abi­ta­no ve­sco­vi e sa­cer­do­ti non pagano l’im­po­sta, es­sen­do as­si­mi­la­te alle “per­ti­nen­ze” degli edi­fi­ci di culto.

Il ri­schio di una multa, dopo la pro­ce­du­ra di in­fra­zio­ne av­via­ta dalla com­mis­sio­ne eu­ro­pea per di­stor­sio­ne della con­cor­ren­za, non è ancora scon­giu­ra­to. E rivela un ap­proc­cio tut­t’al­tro che ‘eu­ro­pei­sta’: no­no­stan­te Mario Monti si pre­sen­ti come uomo delle isti­tu­zio­ni in­ter­na­zio­na­li, pur di com­pia­ce­re le ge­rar­chie va­ti­ca­ne ri­schia di al­lon­ta­na­re ancora di più l’I­ta­lia dal­l’Eu­ro­pa ed espo­nen­do­la, se­con­do stime, al pa­ga­men­to di circa tre mi­liar­di di euro di multa.

A fronte delle stra­te­gie dubbie e poco tra­spa­ren­ti messe in campo dal go­ver­no ‘cle­ri­cal-tec­ni­co’ dietro le quinte per fa­vo­ri­re la Chiesa in con­tra­sto con il Par­la­men­to, il pe­ri­co­lo è che il gioco po­li­ti­co non regga. A farne le spese come al solito sa­ran­no i cit­ta­di­ni, co­stret­ti magari a pagare sia l’am­men­da co­mu­ni­ta­ria, sia una ‘tassa sul­l’I­mu’ al posto di chi questa im­po­sta non vuole pro­prio pa­gar­la.