Visualizzazione post con etichetta SCIENZA VS RELIGIONE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SCIENZA VS RELIGIONE. Mostra tutti i post

mercoledì 27 novembre 2013

L’opposizione religiosa e antiscientifica alla ricerca

stamina
Dopo mesi di lunghi negoziati, il Parlamento europeo ha infine adottato, il 21 novembre, il piano Horizon 2020 per sostenere la ricerca scientifica nell’ambito dell’Unione dal 2014 al 2020. La Federazione Umanista Europea già aveva sollecitato le istituzioni europee, vista l’importanza strategica dell’investimento sulla scienza. In particolare sul finanziamento per la ricerca delle cellule staminali embrionali, indispensabile per la comunità scientifica al fine di acquisire nuove conoscenze e studiare eventuali cure per gravi malattie.

sabato 7 settembre 2013

Se scienza e moralità vanno a braccetto

inkblot
Spesso si sente dire, come luogo comune favorito anche dall’approccio manicheo delle religioni e dalla volgarizzazione del romanticismo, che l’approccio scientifico e razionale è freddo e arido, in profondo contrasto con il comportamento morale. Questa idea si accompagna a un giudizio tendenzialmente negativo verso la scienza, giudicata incapace di speculare in profondità sui dilemmi etici, e pertanto bisognosa di una stampella spirituale.

giovedì 22 agosto 2013

La morte del paradiso

ecg
Tante religioni attestano l’esistenza di miracoli, ma nessuna di esse – a quanto ci consta – basa la propria fede su di essi. Almeno ufficialmente. Perché poi l’uso dei miracoli per accreditarsi è assolutamente generalizzato, sia a fini economici, sia a fini di evangelizzazione. L’avvento del metodo scientifico, del pensiero critico, dell’uso della ragione su scala sempre più ampia è andato di pari passo con la riduzione delle (pseudo)spiegazioni basate sul sovrannaturale. La miracolistica e i suoi seguaci si sono pertanto progressivamente rifugiati in alcune ridotte: una di queste, le esperienze di pre-morte, così difficili da analizzare. Almeno fino a qualche giorno fa.

mercoledì 10 luglio 2013

Tanti scontri su biologico e ogm, il silenzio sul natalismo

Sovrappopol
Domani, 11 luglio è il World Population Day, indetto dalle Nazioni Unite per fare il punto a livello mondiale sulle questioni che riguardano la popolazione. Il numero di esseri umani continua a crescere, e secondo le stime nel 2040 saremo nove miliardi.
 

domenica 24 marzo 2013

La scienza e l’anima

Diffusion Spectrum MRI (Laurence Wald, Van Wedeen)
La scien­za si occupa sempre più spesso di re­li­gio­ne e con ri­sul­ta­ti sempre più in­te­res­san­ti. Come ab­bia­mo scrit­to due set­ti­ma­ne fa, se siamo “nati per cre­de­re”, siamo anche “nati per non cre­de­re più“: lo studio delle radici bio­lo­gi­che delle nostre con­vin­zio­ni è sempre più ap­pro­fon­di­to e pro­met­ten­te e i campi di in­da­gi­ne si esten­do­no pro­gres­si­va­men­te. Un balzo in avanti scien­ti­fi­co dovuto so­prat­tut­to al sempre più mas­sic­cio im­pie­go delle tec­ni­che di neu­roi­ma­ging capaci di ‘fo­to­gra­fa­re’ ciò che av­vie­ne nel cer­vel­lo in de­ter­mi­na­te si­tua­zio­ni o in par­ti­co­la­ri stati psi­co­lo­gi­ci.

martedì 12 marzo 2013

Nati per credere. E per non credere più

mente e cervello
L’ul­ti­mo numero di Mente & cer­vel­lo dedica il dos­sier mo­no­gra­fi­co alle “radici evo­lu­ti­ve che pre­di­spon­go­no il nostro cer­vel­lo alla fede re­li­gio­sa”. Nel­l’e­di­to­ria­le di pre­sen­ta­zio­ne, il di­ret­to­re Marco Cat­ta­neo ri­cor­da che “il senso re­li­gio­so, ter­re­no della fi­lo­so­fia, non è stato ter­re­no di in­da­gi­ne scien­ti­fi­ca fino a re­la­ti­va­men­te poco tempo fa (ca­so­mai l’in­te­res­se è andato in senso con­tra­rio)”.
Ebbene, le cose stanno cam­bian­do. Da un lato la fi­lo­so­fia è sempre meno in­te­res­sa­ta alla me­ta­fi­si­ca e ha ormai perso ogni legame con la teo­lo­gia, no­no­stan­te la re­si­dua pre­sen­za di qual­che con­fu­so no­stal­gi­co à la Cac­cia­ri. Dal­l’al­tro, gli studi scien­ti­fi­ci sulla re­li­gio­ne au­men­ta­no. E si ri­ve­la­no in­te­res­san­ti.
 

domenica 6 gennaio 2013

Un anniversario

Apparecchio volante di Besnier, Journal des sçavans (1678)

Il 5 gennaio del 1665 è un giorno importante, andrebbe ricordato perché è quello in cui viene pubblicato a Parigi il primo volume de Le Journal des Sçavans (che poi cambierà in Savants), il primo periodico che prova a parlare “più o meno” di scienza. Il “più o meno” è d’obbligo perché oltre alle nuove scoperte nel campo delle arti e delle scienze, alle osservazioni astronomiche e meteorologiche per esempio, o alle nuove conoscenze anatomiche sugli animali, a venir pubblicate erano soprattutto brevi descrizioni dei principali libri stampati in Europa, necrologi di uomini illustri, le risultanze dei tribunali laici ed ecclesiastici, qualche curiosità matematica. Una specie di Nature insomma, un giornale che combinava news, coi tempi dell’epoca ça va sans dire, e ricerca.
 

martedì 4 dicembre 2012

Le piaghe d’Egitto viste dagli scienziati

Terremoti, nubifragi, carestie e altri disastri. Sono le piaghe d’Egitto, ovvero quelle punizioni che – secondo la Bibbia – Dio inflisse agli egiziani prima che Mosè liberasse il popolo ebreo dalla schiavitù egizia. Ma che cosa c’è di vero in questi racconti?

lunedì 22 ottobre 2012

Darwin in Vaticano

Il premio Nobel per la Medicina nel 1978, Werner Arber, nonché presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, ha illustrato al Pontefice e ai membri del Sinodo dei vescovi l'evoluzionismo darwiniano, chiarendo che si tratta di fatti scientifici ormai accertati. Era ora.

lunedì 10 settembre 2012

La biologia oltre il sacro

Non si può fare confusione fra embrione e bambino come fa la Legge 40. E La sentenza della Corte europea lo rileva

La Corte europea ha perfettamente individuato il punto dirimente della Legge 40: «bambino» ed «embrione» non sono affatto sovrapponibili come ci vorrebbe far credere la Chiesa cattolica. In quanto “tecnico esperto” cioè medico neonatologo ritengo che la legge in questione non ha nessun fondamento biologico né scientifico. L’affermazione secondo cui il «concepito», che nel momento dell’impianto a 72 ore è costituito da 8 cellule indifferenziate, è un soggetto di diritto deriva da un pregiudizio ideologico: l’identità umana sarebbe tale in base al solo genoma. Ora anche dal punto di vista strettamente biologico, le sequenze nucleotidiche del Dna nello zigote o nella blastocisti sono necessarie ma non sono sufficienti a definire una singolarità umana biologica. Gemelli omozigoti con genoma identico avranno strutture cerebrali diverse come conseguenza dei processi epigenetici di sviluppo intrauterino. Otto cellule indifferenziate o un embrione senza una corteccia cerebrale formata possono seriamente essere considerati “persona” e quindi soggetto di diritto senza far ricorso all’idea di un’anima che scende dal cielo e dà vita ad una materia biologica altrimenti inerte? Il genoma dello zigote è il punto di partenza per la costruzione della biologia umana ma non è persona.

Defanti: l’ eugenetica non c’entra nulla

L’eminente neurologo Defanti denuncia l’infondatezza delle tesi di chi vuole proibire la normale diagnosi preimpianto

Fra i massimi esperti di bioetica e già primario di Neurologia al Niguarda di Milano, Carlo Alberto Defanti è lo specialista che ha avuto in cura Eluana Englaro. Dopo il libro Soglie. Medicina e fine della vita (Bollati Boringhieri) ora pubblica per Codice edizioni, un saggio che ricostruisce la storia dell’eugenetica (Eugenetica, un tabù contemporaneo), indagando l’uso aberrante e strumentale che il nazismo fece delle idee di Francis Galtong, cugino di Darwin e fondatore dell’eugenetica.

lunedì 27 agosto 2012

Il processo che sconfisse i religiosi contrari alla teoria darwiniana

 

Sino a tem­pi re­cen­ti in Ita­lia era pra­ti­ca co­mu­ne di­stri­bui­re i film stra­nie­ri tra­du­cen­do­ne in modo stram­pa­la­to il ti­to­lo. In un’idea­le pal­ma­res di que­sta ca­te­go­ria, il pri­mo pre­mio sa­reb­be senz’al­tro da at­tri­bui­re all’inar­ri­va­bi­le "Non dram­ma­tiz­zia­mo: è solo que­stio­ne di cor­na!" (ti­to­lo ori­gi­na­le: Do­mi­ci­le co­n­ju­gal) del po­ve­ro Françoise Truf­faut. Ma una men­zio­ne spe­cia­le spet­te­reb­be an­che a E l’uomo creò Sa­ta­na, ti­to­lo con cui nel 1960 ven­ne da noi di­stri­bui­to In­he­rit the Wind, un fil­mo­ne di­ret­to da Stan­ley Kra­mer e in­ter­pre­ta­to da tre star come Spen­cer Tra­cy, Fre­de­rick Mar­ch e Gene Kel­ly. Con quel ter­ri­bi­le ti­to­lo, pe­ral­tro, il di­stri­bu­to­re ita­lia­no ave­va pro­ba­bil­men­te cer­ca­to di al­lu­de­re allo spi­ri­to lai­co e pro­gres­si­sta che ani­ma­va il film: esso in­fat­ti rap­pre­sen­ta­va, in ma­nie­ra so­stan­zial­men­te fe­de­le, lo spet­ta­co­la­re pro­ces­so (il fa­mo­so «Sco­pes-Mon­key Trial») in cui nel 1925, a Day­ton, Ten­nes­see, i di­fen­so­ri del­la teo­ria dell’evo­lu­zio­ne ave­va­no im­par­ti­to una so­no­ra scon­fit­ta ai fon­da­men­ta­li­sti re­li­gio­si con­tra­ri al suo in­se­gna­men­to. In virtù del­la scon­fit­ta in quel pro­ces­so il fon­da­men­ta­li­smo ri­ma­se re­le­ga­to ai mar­gi­ni del­la so­cietà ame­ri­ca­na per mol­ti de­cen­ni; e a te­ner­ne a bada il re­van­chi­smo con­tri­buì an­che il gran­de suc­ces­so del ge­ne­ro­so fil­mo­ne che Kra­mer gli de­dicò tren­ta­cin­que anni dopo.

venerdì 15 giugno 2012

Corea del Sud, Darwin espulso dai libri scolastici

Nella guerra tra evoluzionisti e creazionisti questi ultimi ottengono di eliminare alcuni esempi specifici

marco tosatti

roma

Nella guerra senza fine fra evoluzionisti e creazionisti questi ultimi hanno segnato una vittoria di prima grandezza; anche se non negli Stati Uniti, campo privilegiato dello scontro, ma in Asia. Nella Corea del Sud è stata accettata una petizione per rimuovere dai testi del liceo alcuni elementi e riferimenti di stampo evoluzionista. E’ probabilmente la prima volta che questo accade in un Paese di cultura scientifico-occidentale negli ultimi due secoli, da quando cioè la dottrina evoluzionista si è imposta, spesso in funzione antireligiosa.

lunedì 5 dicembre 2011

Festeggiamo il Natale. Ma di chi?

La scelta del 25 dicembre come giorno della la nascita di Gesù è mutuata dalla festa del Sol Invictus, «Sole Invitto», il Dio Sole (El Gabal) che l'imperatore Eliogabalo importò nel 218 a Roma dalla Siria. L'imperatore Aureliano ne instaurò il culto nel 270 e ne consacrò il tempio il 25 dicembre 274, durante la festa del Natale del Sole: il giorno, cioè, del solstizio d'inverno secondo il calendario giuliano, quando il Sole tocca il punto più basso del suo percorso, si ferma (da cui il nome solstitium, «fermata del Sole») e ricomincia la sua salita, in un succedersi di eventi che si può metaforicamente descrivere come la sua «morte, resurrezione e ascesa in cielo». Il 7 marzo 321 l'imperatore Costantino stabilì poi il Dies Solis (che ancor oggi si chiama in inglese Sunday) come giorno del riposo romano.



Dopo essere evidentemente stato notato dai fedeli dei due culti, anche grazie a pronunciamenti evangelici quali «Io sono la luce del mondo» [Giovanni, VIII, 12 e IX, 5], il collegamento fra Cristo e il Sole venne praticamente ufficializzato nel 350 da papa Giulio I, con la scelta del 25 dicembre come Natale di Gesù. Anche il Dies Solis fu adottato dai Cristiani, da Dominus, "Signore". Il culto di Cristo non riuscì però a rimuovere quello del Sole come dimostra il Sermone di Natale [XXVII, 4] del 460 di papa Leone Magno:
È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella basilica di San Pietro apostolo, dedicata all'unico Dio, vivo e vero, dopo aver salito la scalinata che porta all'atrio superiore, si volgono al Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell'astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto, che viene ripetuto in parte per ignoranza e in parte per mentalità pagana.

brano tratto da «Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici», Piergiorgio Odifreddi

giovedì 17 marzo 2011

RAGIONE VS FEDE


Il problema di scegliere tra fede e ragione -così come l'ha trattato la chiesa in questi duemila anni- è sempre stato un falso problema, poiché l'una non può mai prescindere dall'altra. Ogni argomentazione (teologica o di filosofia religiosa) che cerchi di dimostrare il primato della fede sulla ragione, è destinata a contraddirsi, poiché la fede può avere un primato sulla ragione solo quando la ragione non c'è, ossia nei casi di irrazionalismo.
Con ciò naturalmente non si vuol sostenere che l'uomo debba necessariamente credere in dio, ma semplicemente che gli atteggiamenti di "fede" fanno parte dell'esperienza umana, non meno di quelli basati sulla ragione.
Che poi la chiesa abbia strumentalizzato il concetto di "fede", trasformandolo in una devozione per la divinità, questo è un altro discorso.
E' un compito specifico del laicismo quello di riscoprire l'uso semantico originale delle parole, depurandole dalle incrostazioni ideologiche formatesi nel corso dei secoli.
E' molto probabile, tra l'altro, che sul piano storico il concetto di "fede cristiana" abbia prevalso su quello di "ragione ellenistica" non tanto perché questa avesse fallito nelle sue previsioni o si fosse rivelata non sufficientemente fondata, ma perché essa rifletteva un tipo di società in cui la divisione in classi contrastava con le aspirazioni di giustizia sociale da parte delle masse.
Nonostante l'esperienza cristiana non fosse alcunché di sconvolgente sul piano sociale (essa in fondo non ha mai predicato alcuna rivoluzione politica), nondimeno i suoi principi sembravano offrire al senso represso di "democraticità" uno spiraglio maggiore di quello offerto dalla filosofia greca o dal diritto romano, i quali o restavano tenacemente legati agli interessi delle classi privilegiate, oppure non sapevano risolvere la fondamentale contraddizione tra principi teorici democratici e prassi concreta schiavistica. Seneca, Marco Aurelio, Quintiliano… erano vicinissimi, sul piano teorico, al cristianesimo, ma lontanissimi su quello pratico.
La religione cristiana ha avuto buon gioco sul pensiero laico-razionale classico non perché la fede sia di per sé migliore della ragione (astrattamente parlando, fede e ragione si equivalgono), ma perché era migliore l'esperienza sociale che quella religione rifletteva.
Finché gli uomini non sapranno costruire sul piano umano (cioè non religioso) un'esperienza socialmente più significativa di quella cristiana, questa religione non avrà mai fine.
Chi si limita a sostenere che la ragione di per sé è migliore della fede, fa il gioco della religione. Anche se un novello Tertulliano affermasse che alla morte e resurrezione del Cristo si deve credere perché "assurda", non bisognerebbe mai limitarsi a sostenere che una fede del genere è pura follia.
Bisogna dimostrare coi fatti che la propria ragione non lo è. Anche perché nessuno può escludere a priori che un'esperienza del tutto laica si muova nella realtà basandosi di più sulla "ragione" che non sulla "fede" dei propri sostenitori.

lunedì 14 marzo 2011

SCIENZIATI E CHIESA


Pio XII condannò per quattro volte la fecondazione artificiale, anche col seme del marito. Ma il no di fronte alla speranza di tante coppie crea disagio anche ai credenti.
di GIANCARLO ZIZOLA.
"Io vi supplico, Padri. Non facciamo un nuovo processo di Galileo. Uno basta alla storia". La voce del primate del Belgio cardinale Leo Joseph Suenens risuonava più grave nell'aula del Concilio, in quel 30 ottobre 1964, mentre invocava un riequilibrio della dottrina cattolica tradizionale sull'amore umano, il matrimonio e la famiglia. E l' argomento principale su cui la sua proposta si fondava era che il progresso scientifico contribuiva a mettere in valore aspetti dell' amore umano:
"Ai tempi di Aristotele e Sant' Agostino noi non avevamo la stessa conoscenza delle leggi naturali. Oggi capiamo meglio la finalità dell' unione coniugale. Si ha una concezione più giusta dell' unione tra anima e corpo".
Il monito lanciato allora alla Chiesa è tornato a rimbalzare successivamente. Il ritardo a recepire i risultati delle ricerche della psicanalisi è uno dei nuovi incidenti galileiani che ha portato il Vaticano, solo tre anni fa, a emarginare l'intervento sistematico della psicanalisi nella formazione e selezione dei candidati al sacerdozio: un'esclusione che è stata ripensata solo sotto la bufera della pedofilia del clero.
Ma è principalmente sui grandi nodi di ogni esistenza umana, rappresentati dalla vita nei suoi primi e nei suoi ultimi momenti, che le relazioni tra Chiesa e mondo scientifico hanno conosciuto negli ultimi decenni fasi di malessere, talora di esplicito conflitto. Un cattolico di fede tradizionale, anzi neo-tomista come il filosofo Pietro Prini, non esitava anzi a denunciare "uno scisma sommerso" nella Chiesa, ormai incapace - diceva - di far comprendere i suoi dogmi ad una cultura lavorata strutturalmente dalla scienza moderna.
I fronti critici citati sono il mito creazionista e quello del peccato originale, la condanna del piacere sessuale, la riproduzione di pretese dottrinarie fondate sull'essenzialismo religioso, tendenzialmente negatore della dimensione storica e della struttura relazionale dell'embrione umano, e pertanto lanciato sulla retorica fumosa e scomposta della denuncia di "olocausti in provetta" o di "deliri del ventre".
D'altra parte anche ai tempi dell'enciclica "Humanae vitae" con la quale Paolo VI proibiva nel 1968 il ricorso alla "pillola" antifecondativa, l'argomento chiave della posizione della Chiesa si fondava sulla ripresa della categoria della "legge naturale" per giustificare il rifiuto della strumentalizzazione della persona umana e per difendere la causa del valore della vita. Pio XII aveva condannato quattro volte tutte le inseminazioni artificiali, compresa quella fatta col seme del marito. Da allora si è verificata un'evoluzione e anche la dottrina morale ufficiale della Chiesa ha finito per ammettere che l'inseminazione artificiale da parte del marito non ponga alcun problema etico. Nel 1978 Giovanni Paolo I si congratulò con la signora Leslie Brown per aver dato alla luce il primo bambino fecondato in vitro. Successivamente le posizioni ecclesiastiche divennero più caute. Nell'aprile 1984 "L'Osservatore romano" intervenne duramente commentando la nascita di Zoe, una bimba australiana nata mediante fecondazione in vitro e conservata allo stadio di embrione mediante congelamento. I bambini in provetta, ottenuti per congelamento o meno - dichiarava il giornale vaticano - non sono ammessi dalla morale cattolica. Il prelievo degli ovuli e la loro eventuale distruzione, nel caso in cui la fecondazione non fosse coronata da successo, sollevano gravi problemi morali.
Il motivo di fondo del dissenso della Chiesa - a parte le questioni della dispersione degli embrioni o alla produzione di embrioni soprannumerari - è dato dal fatto che il bambino non è generato mediante l'incontro sessuale tra uomo e donna ma è "fabbricato" mediante la bio-tecnologia. Tuttavia, sono numerosi i teologi cattolici che si distanziano dalle posizioni tradizionali del magistero sulla questione dell'inizio della vita. Anche adottando la concezione scientificamente più restrittiva, per la quale una persona ha inizio a 6-7 giorni dal concepimento, la conclusione cui si arriva è che la persona non sussiste ancora all'atto della fecondazione, ciò che rende improponibili le teorie pre-scientifiche di Sant'Agostino e di San Tommaso d'Aquino. Si tratta di certezze favorite dalla scoperta del Dna, dati analoghi al concetto di "morte cerebrale" per il quale si considera che la cessazione di ogni attività del cervello coincida con la fine della persona. "Non si vede - commenta il teologo cattolico Giannino Piana - perché un criterio scientifico possa essere utilizzato per affermare che la vita non esiste più e un analogo criterio, altrettanto scientificamente sicuro, non possa invece venire assunto per affermare che la persona non c'è ancora".
Disagi anche più forti per l'atteggiamento negativo della Chiesa su ogni forma di "procreazione medicalmente assistita", fosse anche omologa, che pure apre alle coppie spiragli di speranza altrimenti preclusi. La Chiesa sembra influenzata dal timore che si ceda all'euforia tecnologica, a un neo-scientismo che si farebbe totalitario, ma a sua volta dà motivo talora di restringere i suoi responsi entro categorie giuridiciste e persino materiali del significato della persona, della vita e della morte, rinunciando a liberare visioni capaci di storicizzare l'evento fondante della fede cristiana, cioè la Resurrezione di Cristo dal regno dei morti.
Le sue messe in guardia dinanzi alle prodezze della biologia risentono del terrore verso sperimentazioni pericolose sugli embrioni umani, fino alla clonazione terapeutica o all'eutanasia deliberata. Le varie forme di manipolazione rese possibili dalle nuove bio-tecnologie hanno spinto il papato negli ultimi decenni a lanciare l'allarme sulle derive faustiane della modernità, sulle false audacie liberatrici e sulla mercificazione dei progressi scientifici: secondo le dottrine di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI (autore quest'ultimo di un rilancio della "legge naturale") non si può arricchire la conoscenza del feto nel ventre della madre, discernere la sua singolarità misteriosa, e nello stesso tempo trattarlo come un organo sprovvisto dei diritti propri di un essere umani, tanto più in ragione della sua debolezza. Allo stesso modo si rifiutano di passare sotto silenzio la tendenza a gestire gli ultimi istanti dell'esistenza in funzione delle convenienze immediate. Per cui il ricorso alla "legge naturale" funziona come antidoto (virtualmente universale) ad una progressiva riduzione tecnica dell'uomo: tesi sostenuta dai pontefici recenti, ma convalidata anche da Jurgen Habermas, secondo il quale l'idea di "natura" fonda il limite etico da istituire agli interventi illimitati della scienza sul patrimonio biologico umano.