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domenica 8 aprile 2012

La crocifissione del padre

Fuori città, su una piccola altura che la dominava, erano piantati verticalmente, a file di otto, quaranta grossi pali, abbastanza robusti da sostenere un uomo. Accanto a ciascuno, per terra, c'era un lungo travetto, sufficiente per ricevere un uomo con le braccia aperte.

lunedì 5 dicembre 2011

Festeggiamo il Natale. Ma di chi?

La scelta del 25 dicembre come giorno della la nascita di Gesù è mutuata dalla festa del Sol Invictus, «Sole Invitto», il Dio Sole (El Gabal) che l'imperatore Eliogabalo importò nel 218 a Roma dalla Siria. L'imperatore Aureliano ne instaurò il culto nel 270 e ne consacrò il tempio il 25 dicembre 274, durante la festa del Natale del Sole: il giorno, cioè, del solstizio d'inverno secondo il calendario giuliano, quando il Sole tocca il punto più basso del suo percorso, si ferma (da cui il nome solstitium, «fermata del Sole») e ricomincia la sua salita, in un succedersi di eventi che si può metaforicamente descrivere come la sua «morte, resurrezione e ascesa in cielo». Il 7 marzo 321 l'imperatore Costantino stabilì poi il Dies Solis (che ancor oggi si chiama in inglese Sunday) come giorno del riposo romano.



Dopo essere evidentemente stato notato dai fedeli dei due culti, anche grazie a pronunciamenti evangelici quali «Io sono la luce del mondo» [Giovanni, VIII, 12 e IX, 5], il collegamento fra Cristo e il Sole venne praticamente ufficializzato nel 350 da papa Giulio I, con la scelta del 25 dicembre come Natale di Gesù. Anche il Dies Solis fu adottato dai Cristiani, da Dominus, "Signore". Il culto di Cristo non riuscì però a rimuovere quello del Sole come dimostra il Sermone di Natale [XXVII, 4] del 460 di papa Leone Magno:
È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella basilica di San Pietro apostolo, dedicata all'unico Dio, vivo e vero, dopo aver salito la scalinata che porta all'atrio superiore, si volgono al Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell'astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto, che viene ripetuto in parte per ignoranza e in parte per mentalità pagana.

brano tratto da «Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici», Piergiorgio Odifreddi

venerdì 25 marzo 2011

CONFESSIONE IN CRISI



Le questioni morali legate alla violazione della bioetica sono i nuovi peccati con i quali i sacerdoti si trovano a dovere fare i conti. Ma il vero problema, spiega monsignor Gianfranco Girotti, capo della Penitenzieria Apostolica, in pratica il 'Tribunale delle animè del Vaticano, è la crisi delle confessioni, per arginare la quale la Chiesa sta correndo ai ripari. Tradimenti ed evasione fiscale a parte, nei confessionali si stanno affacciando dunque «nuove forme di peccato. Non è che ci siano peccati nuovi - chiarisce mons. Girotti - ci sono nuove forme di peccati. Penso per esempio al comandamento non uccidere: ebbene, oggi si trasgredisce con forme sottili quali la fecondazione assistita, che al pari dell' aborto uccide dei bambini innocenti».

Il sacerdote si sofferma soprattutto sulle questioni di bioetica che pongono problemi inediti. «In confessione - spiega mons.
Girotti - capita che si presentino casi impensati e impensabili, moralmente discutibili per cui il sacerdote deve sapere che fare». La Penitenzieria, però, sta affrontando anche queste nuove emergenze con il corso che si concluderà venerdì e che ha visto riuniti a Roma 750 sacerdoti provenienti da 68 diverse nazioni e da 242 diocesi (72 gli ordini religiosi intervenuti). «La medicina dei trapianti - ragiona mons. Girotti - pone un problema morale particolare. Pensiamo ad esempio a quando avviene da un donatore vivente: si ha sempre a che fare con una mutilazione». Insomma, la Chiesa si trova a dover affrontare questioni morali legate alla mancata applicazione di norme della bioetica per le quali «la riflessione che si pone è di grande interesse». Per rimanere in tema, il capo della Penitenzieria pensa ad esempio alla acquisizione del consenso al prelievo: «a volte - spiega - si verificano dei grandi abusi».
Questioni legate alla bioetica a parte, i nostri confessori si trovano ancora a dover gestire problemi legati al mondo della droga, alla evasione fiscale, senza dimenticare la corruzione . Insomma, le questioni di giustizia continuano ancora ad impegnare i nostri confessori. Quale la miglior forma di espiazione? «Il confessore - dice mons. Girotti - deve invitare il peccatore a 'mettersi in regola', consapevole del fatto che esercita un ministero certamente delicato e pesante ma che infine dà soddisfazione perchè ridonare la grazia è di grande importanza».

Giacomo Galeazzi - La Stampa

TESTAMENTO BIOLOGICO DEI CRISTIANI TEDESCHI: “AVVENIRE” ATTACCA “MICROMEGA”



A seguito dell’ articolo “Il nuovo Testamento biologico cristiano dei tedeschi” pubblicato su questo sito a firma di Marlis Ingenmey, "Avvenire" ha parlato di una «Nuova biobufala delle Dat tedesche”. La replica di Ingenmey: ecco perchè il quotidiano dei vescovi non dice la verità.
La nuova bio-bufala delle «Dat tedesche» di Andrea Galli, Avvenire, 17 marzo 2011.
Scriveva Maurizio Crippa sul Foglio del 19 marzo 2009: «’La Conferenza episcopale tedesca approva l’eutanasia passiva e l’eutanasia indiretta. Lo annuncia la rivista MicroMega»‘. MicroMega?

GESÙ NON ERA CRISTIANO



di Paolo Flores d’Arcais.
Gesù non era cristiano. Era un ebreo osservante, che mai avrebbe immaginato di dar vita a una nuova religione e meno che mai di fondare una “Chiesa”. Non si è mai sognato di proclamarsi il Messia, e se qualcuno degli apostoli ha ipotizzato che fosse “Cristo”, lo ha fulminato di anatema. All’idea di essere considerato addirittura “Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”, secondo il “Credo” di Nicea, sarebbe stato preso da indicibile orrore.

giovedì 24 marzo 2011

Dietro le quinte del Cristianesimo: le vere origini del culto cristiano ed i suoi effetti sulla società


Perdere un’ illusione può rendere più saggi che acquisire una verità.
Ludwig Borne.
Una delle benedizioni (o forse maledizioni) più provvidenziali per la salute sociale umana, è decisamente la difficoltà di far collimare immediatamente i dati a disposizione, specie qualora fossero sovrabbondanti e dispersi: e per quanto riguarda la collimazione dei dati del cristianesimo, occorre molto tempo, soprattutto perché è un argomento che abbraccia svariati campi. Per anni mi sono dedicato a questo compito con abnegazione e dedizione, reputandolo un obiettivo più importante di qualsiasi altro; ed il mio interesse in merito è stato d’utilità sociale ancorché di curiosità. Per tale motivo, malgrado avessi voluto evitarmi d’esprimere un parere finale
 su quanto vi ho illustrato, a questo punto credo che sarebbe scaturito comunque da solo, sia in me che in voi: il lettore mi perdoni, dunque, qualora mi fossi reso oltremisura “partecipato” nel giudizio stesso.
È evidente che la ricostruzione dei veri motivi e delle vere modalità formative di questa religione e dei suoi scritti, abbia rivelato che i pur esigui dati in nostro possesso siano stati combinati di modo da evitare che si potesse risalire direttamente alle figure codificate nei vangeli, che possono comunque essere resuscitate agevolmente tramite comparazione con fonti esterne. Ciò perché la vicenda è un complicato miscuglio di storia e mito, la cui maestria ha semplicemente dello straordinario: uno sforzo tra i più monumentali della letteratura d’ogni tempo, sebbene non del tutto riuscito.