La scelta del 25 dicembre come giorno della la nascita di Gesù è mutuata dalla festa del
Sol Invictus, «Sole Invitto», il Dio Sole (
El Gabal) che l'imperatore Eliogabalo importò nel 218 a Roma dalla Siria. L'imperatore Aureliano ne instaurò il culto nel 270 e ne consacrò il tempio il 25 dicembre 274, durante la festa del
Natale del Sole: il giorno, cioè, del solstizio d'inverno secondo il calendario giuliano, quando il Sole tocca il punto più basso del suo percorso, si ferma (da cui il nome
solstitium, «fermata del Sole») e ricomincia la sua salita, in un succedersi di eventi che si può metaforicamente descrivere come la sua «morte, resurrezione e ascesa in cielo». Il 7 marzo 321 l'imperatore Costantino stabilì poi il
Dies Solis (che ancor oggi si chiama in inglese
Sunday) come giorno del riposo romano.
Dopo essere evidentemente stato notato dai fedeli dei due culti, anche grazie a pronunciamenti evangelici quali «Io sono la luce del mondo» [
Giovanni, VIII, 12 e IX, 5], il collegamento fra Cristo e il Sole venne praticamente ufficializzato nel 350 da papa Giulio I, con la scelta del 25 dicembre come Natale di Gesù. Anche il
Dies Solis fu adottato dai Cristiani, da Dominus, "Signore". Il culto di Cristo non riuscì però a rimuovere quello del Sole come dimostra il
Sermone di Natale [XXVII, 4] del 460 di papa Leone Magno:
È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella basilica di San Pietro apostolo, dedicata all'unico Dio, vivo e vero, dopo aver salito la scalinata che porta all'atrio superiore, si volgono al Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell'astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto, che viene ripetuto in parte per ignoranza e in parte per mentalità pagana.
brano tratto da «Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici», Piergiorgio Odifreddi