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mercoledì 16 ottobre 2013

Il divorzio violento degli ebrei ortodossi e le conseguenze aberranti delle dottrine religiose

epstein
Dagli Stati Uniti arriva un’altra storia che deve far riflettere sulle aberrazioni che può creare l’osservanza di dottrine religiose in comunità molto chiuse. Un’inchiesta dell’FBI con agenti in incognito ha portato all’arresto di diverse persone nel New Jersey e a New York nella comunità ultra-ortodossa, per i metodi poco ‘ortodossi’ con cui alcuni religiosi garantivano i divorzi. La dottrina ebraica richiede infatti che siano i rabbini a ufficializzare un documento (get) con cui il marito concede la separazione alla moglie. Senza, nonostante il divorzio civile, la donna viene penalizzata nella comunità: è ritenuta agunah, ancora “incatenata” all’uomo, non può risposarsi e i suoi figli futuri sono considerati illegittimi (e nemmeno loro possono sposarsi con ebrei).

martedì 23 luglio 2013

Il costume di picchiare le donne

violenza
La violenza sulle donne trova terreno fertile nelle realtà tradizionaliste, dove domina una concezione maschilista e patriarcale spesso alimentata dalle religioni. Le donne si ritrovano quindi in una situazione di minorità stabilita “dall’alto”, senza diritti, costrette a subire le angherie di marito e familiari. Ultimamente, con i diversi casi di femminicidio, la questione è tornata all’attenzione dell’opinione pubblica. Un fenomeno che in Italia non è solo nostrano, ma caratterizza anche una fetta delle quelle famiglie di cittadini stranieri più legate alle tradizioni e alla divisione di ruoli.

giovedì 11 luglio 2013

India, parte la campagna “Diritto di fare pipì”: “Pochi bagni pubblici per le donne”

India, parte la campagna “Diritto di fare pipì”: “Pochi bagni pubblici per le donne”

La discriminazione di genere passa anche e soprattutto dalle “piccole cose”. Parliamo delle toilette in strada, luoghi fondamentali in un Paese dove l'acqua corrente spesso è un bene di lusso. Tuttavia solo gli uomini possono usufruirne. Così l'ong Coro si batte perché il diritto venga esteso

sabato 15 giugno 2013

India, “gli stupri non sono emergenza recente, ma retaggio del passato”

Donne indiane

Le violenze sessuali non rappresentano un fenomeno legato all'attualità. In realtà, spiega l'attivista e giornalista Annie Zaidi, si tratta "della conseguenza più estrema di una cultura che reprime la sessualità elevando a valori assoluti l'obbedienza al marito e la totale sottomissione della donna all'autorità maschile"

venerdì 14 giugno 2013

Russia, Turchia e Tunisia: tempi duri per il dissenso laico

proteste gay Russia
Non tira un’aria buona, per chi dissente esplicitamente contro lo strapotere delle religioni e per chi reclama diritti e libertà. O, molto più semplicemente, viene negato il diritto di non subire discriminazioni sulla base del confessionalismo. In Russia come in Turchia e in Tunisia.

mercoledì 15 maggio 2013

Indonesia, se il premio per la tolleranza viene assegnato a un liberticida

yudhoyono
Già l’as­se­gna­zio­ne dei premi Nobel per la pace è spesso motivo di cri­ti­ca, spe­cial­men­te quando fi­ni­sce a uomini con un pas­sa­to di vio­len­za. In questi casi, la giu­sti­fi­ca­zio­ne che viene ad­dot­ta è che il ri­co­no­sci­men­to va anche a chi sa su­pe­ra­re i con­flit­ti del pas­sa­to per creare le pre­mes­se di future con­vi­ven­ze pa­ci­fi­che. Ma cosa dire, quando un premio del genere fi­ni­sce a un uomo che con­ti­nua, per­vi­ca­ce­men­te, a co­strui­re una so­cie­tà di­vi­si­va?
 

domenica 30 dicembre 2012

La donna in India

L' aspetto fondamentale del decadimento della condizione femminile in India resta comunque la perdita del valore religioso della donna. Alle donne venne negato il diritto di leggere i Veda e di partecipare ai riti, l'intero assetto religioso e politico (castale) della società venne stabilito sul principio della superiorità dell' uomo sulla donna: le donne vennero considerate al pari degli shudra (la quarta casta). La morale e la legge indù stabiliscono perentoriamente che "Una donna è sotto la potestà del padre durante la sua infanzia, sotto la potestà del marito durante la giovinezza, sotto la potestà dei figli quando il suo signore è morto; non deve mai essere indipendente."Questo principio, sancito dal Codice di Manu, viene seguito ancora oggi nell'intero paese ed è alla base di forme di oppressione e discriminazione vecchie e nuove operate nei confronti delle donne, che possono degenerare in fenomeni quali 1' infanticidio femminile, e la pratica della sati, che comunque segnano la loro vita dalla culla alla tomba, come dicono gli slogan femministi. Ma non è stato sempre così.

venerdì 21 dicembre 2012

Le radici pagane del Natale

mercoledì 28 novembre 2012

Il difficile rapporto del mondo cristiano con i diritti delle donne

Sembra strano, nel terzo mil­len­nio, dover ancora star a par­la­re dei di­rit­ti delle donne nel mondo oc­ci­den­ta­le. Eppure è quanto mai at­tua­le. Per quanto sia ormai lar­ga­men­te se­co­la­riz­za­to, il vec­chio con­ti­nen­te pre­sen­ta ancora nu­me­ro­se realtà in cui una parità ef­fet­ti­va è lon­ta­na dal con­cre­tiz­zar­si. E le Chiese cri­stia­ne por­ta­no il loro far­del­lo di re­spon­sa­bi­li­tà.

martedì 18 settembre 2012

Gran Bretagna: i rischi del multiculturalismo, secondo chi lo studia da vicino

 

E’ un esper­to de­gli scon­tri vio­len­ti tra co­mu­nità et­ni­che. E ora lan­cia l’al­lar­me sul­la chi­na sem­pre più pe­ri­co­lo­sa che ha pre­so il mul­ti­cul­tu­ra­li­smo in­gle­se. Il pro­fes­sor Ted Can­tle non le man­da cer­to a dire: il co­mu­ni­ta­ri­smo di stam­po re­li­gio­so sus­si­dia­to dai con­tri­buen­ti sta crean­do una so­cietà con­flit­tua­le e di­vi­sa.

martedì 11 settembre 2012

Quando la religione è censura

L'ultimo caso è un documentario sull'Islam, ma la storia è piena di esempi 

La censura è una pratica vicina a ogni credo. Quando arriva l’elemento ribelle, la Chiesa lo blocca ma ci sono anche i fedeli a contribuire alla difesa della fede: la storia ha consegnato centinaia di esempi e l’ultimo arriva dalla tv britannica.

lunedì 25 giugno 2012

IL GIORNO, LA SETTIMANA, I MESI, IL CAPODANNO, LE FESTE DELL'ANNO LITURGICO: cenni storici

IL GIORNO


Il modo di suddividere il giorno è variato nel corso del tempo, ed è stato diverso da luogo a luogo.
Presso i Babilonesi, ad esempio, l'inizio del giorno era fissato all'alba, presso gli Umbri a mezzogiorno, nell'antica Atene al tramonto.

I Romani avevano suddiviso il giorno in 12 ore diurne (dall'alba al tramonto) e 12 ore notturne; per questo motivo la durata di ciascuna ora non era fissa, ma variabile a seconda delle stagioni: le ore diurne non potevano che essere più lunghe d'estate e più corte d'inverno, e viceversa le ore notturne.
Sia il dì che la notte erano poi divisi in quattro parti: quelle del dì terminavano con le ore tertia, sexta, nona e duodecima, mentre quelle notturne erano chiamate vigiliae.

Da questa suddivisione derivò l'introduzione, da parte dei primi cristiani, di preghiere da recitarsi in alcuni momenti della giornata: l'ufficio notturno, comprendente vespri, compieta, notturno, mattutino e lodi, e l'ufficio diurno, riguardante le ore prima, terza, sesta e nona.

venerdì 22 giugno 2012

Conferenza Rio+20: “Asse del male Vaticano-islam contro diritti riproduttivi delle donne”

Si conclude oggi la conferenza Rio+20, lanciata dall’Assemblea delle Nazioni Unite per discutere di sviluppo sostenibile e dei problemi ambientali che colpiscono il pianeta. Un evento a Rio de Janeiro, dopo quello del 1992, che vede la presenza di moltissimi rappresentanti di stati, esperti, ong e attivisti.

A spegnere le speranze per prese di posizione davvero innovative, ha contribuito anche il Vaticano. Scrive Roberto Giovannini ieri su La Stampa che la Santa Sede ha operato un vero e proprio “blitz” per stravolgere il testo del documento finale, già concordato. In particolare, preso di mira il paragrafo 244, che parlava dei diritti riproduttivi delle donne. Come l’accesso a mezzi sicuri e poco costosi per la pianificazione familiare, per l’aborto e la contraccezione e in generale il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, inquadrati nel contesto di una lotta per alleviare la pressione dell’uomo sull’ambiente.

lunedì 11 giugno 2012

LE RELIGIONI ABRAMITICHE E LA VIOLENZA

Sgombriamo il campo da un equivoco diffuso: il dio delle tre religioni abramitiche non era un dio unico al momento della sua prima rivelazione agli antichi semiti.

Proprio la innominabilità del nome di Dio, del primo comandamento giudeo-cristiano, conferma quanto storici e archeologi hanno portato alla luce: il dio dei tre monoteismi abramitici è una teocrasia, ossia la fusione di due filoni di divinità.

domenica 10 giugno 2012

Civiltà Laica - Le religioni e la violenza

Sabato, 10 Dicembre 2011, si è tenuto, a Terni, l’incontro del Gruppo di studio di "Civiltà Laica" sul tema: "Le religioni e la violenza".

Relatori dell’incontro sono stati:

  • Maurizio Magnani, che ha coordinato l’iniziativa ed ha svolto la "Relazione introduttiva";
  • Marcello Ricci: "Il problema della tolleranza";
  • Maurizio Magnani: "Le religioni abramitiche e la violenza";
  • Eraldo Giulianelli: "Perché il Cattolicesimo è un integralismo fondamentalista";
  • Alessandro Chiometti: "La famigerata propensione al dialogo dei Cattolici".

RELAZIONE INTRODUTTIVA

Maurizio Magnani

1) Scrive Chris Hedges nel suo libro Il fascino oscuro della guerra [1], lui che, da giornalista inviato di guerra in svariati punti caldi del pianeta, è stato picchiato, torturato e segregato, ha udito esplodere migliaia di granate e colpi di arma da fuoco ed ha assistito all’uccisione di molta gente, tra dolore e sofferenze di ogni genere:

"La guerra spaventa, terrorizza ma al contempo attrae, poiché possiede una sua cultura, un suo irresistibile fascino oscuro; attrae i sanguinari, i sadici, i violenti ma attrae anche moltissimi mediocri, perché offre loro l’opportunità di migliorare il rango sociale, di sentirsi importanti, di uscire dall’anonimato, di sperimentare sentimenti di potenza, di superiorità, con un fucile in mano, potendo perfino disporre della vita di qualcuno.

La guerra mette a nudo il potenziale di malvagità umana ma fa emergere anche manifestazioni di solidarietà profonda, di intensa collaborazione, di amicizia autentica e consente di sperimentare sentimenti forti e genuini.

Inoltre, in guerra si combatte e si fugge, e non c’è spazio per la depressione; in guerra il suicido è rarissimo: la disperazione aiuta a vivere, l’odio aiuta a vivere.

In tempo di guerra, numerosi privilegi scompaiono, i parassiti e i vigliacchi vengono smascherati, tutto sembra diventare più semplice, scorrevole, e pare che la giustizia e l’equità trionfino, che la vita sociale, seppur scombussolata, riacquisti un senso, un ordine, uno scopo. Per quello scopo si sopportano anche il sacrificio e il patimento.

In guerra, anche in quelle guerre combattute internamente contro fazioni politiche e religiose avversarie, si rivivono i forti vincoli propri dei gruppi ancestrali, l’ubbidienza a uno o pochi capi, e il pensiero autocritico è soppresso, mentre vengono euforicamente esaltate, sublimate, nobilitate le proprie azioni, ancorché sanguinarie e crudeli, atte a raggiungere le finalità prefissate, politiche o religiose che siano."

mercoledì 6 giugno 2012

Come si finanziano le Chiese

Come funziona negli altri paesi

L’originalità e la peculiarità del sistema italiano di finanziamento delle confessioni religiose in Italia, con il prevalere al suo interno del sistema dell’8 per mille, si evidenziano anche solo ad un rapido e sommario confronto con i sistemi vigenti in altri paesi.

martedì 5 giugno 2012

DALLE RELIGIONI PRIMITIVE AL SOCIALISMO

Il fatto che i cristiani dicessero, già nei vangeli, che nessuno può dirsi dio se non Gesù Cristo, è stata, nei confronti del mondo romano, una forma di ateismo. Ma come mai questa forma di ateismo si sviluppò, mentre quella ebraica, che diceva le stesse cose e che costituì indubbiamente un passo avanti rispetto alle civiltà egizia e mesopotamica, non ebbe questa fortuna?

domenica 3 giugno 2012

Il culto dei morti e la religione della dea

In primo luogo diventa necessario fornire una definizione corretta della religione, selezionando uno tra i due significati possibili che sono stati via via elaborati negli ultimi secoli per quest’ultima.

Secondo una prima (e più ristretta) forma di classificazione, la religione costituisce un’insieme di credenze, comportamenti sociali ed atti rituali con cui i gruppi umani si rapportano con le divinità (o un solo dio/dea), considerate esseri (un solo essere) soprannaturali e superpotenti, oltre che in molti casi viste come creatori dello stesso universo.

Secondo una diversa (e più ampia) definizione, la religione rappresenta invece un insieme di credenze, comportamenti sociali ed atti rituali attraverso i quali i gruppi umani si rapportano con il sacro, inteso come una sfera ben distinta dalla normale vita quotidiana e profana, contraddistinta principalmente dalla presenza di spiriti immateriali e dalla sopravvivenza dello spirito dei defunti dopo la morte, in forme più o meno attive: senza richiedere necessariamente la compresenza di un dio/più divinità, e tanto meno di un dio (più divinità) creatore del mondo.

Secondo la prima definizione, la religione diventa il rapporto dell’uomo con dio/più divinità.

Per la seconda, la religione costituisce invece la relazione che collega l’uomo con gli spiriti e, soprattutto, con gli spiriti degli uomini dopo la loro morte fisica.

giovedì 17 maggio 2012

Qual è il rapporto tra omosessualità e religioni?

Com’è considerata la popolazione omosessuale dalla Chiesa cattolica, dall’Islamismo e dal Buddismo? L’atteggiamento di queste tre confessioni rispetto all’orientamento omosessuale è pressocché simile – pur in termini molto diversi – sebbene esistano alcune divergenze all’interno di ogni religione o insegnamento religioso.

mercoledì 9 maggio 2012

Il Fondamentalismo e la Chiesa Cattolica

Indagine storica sulle tracce del fondamentalismo religioso – Origini e manifestazioni del fenomeno.

Un’idea, una fede, fondamentale. Sulla quale fondare comportamenti, regole, precetti. Lo stesso vivere civile. Fondamentalismo, dunque. Lo dice la parola stessa. Anche se il significato di quella parola, con il mutare della storia e dei tempi, ha assunto altri e diversi significati. Porsi la domanda che cos’è il fondamentalismo? presuppone una precedente e più stringente domanda sul concetto di identità.