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giovedì 11 luglio 2013

India, parte la campagna “Diritto di fare pipì”: “Pochi bagni pubblici per le donne”

India, parte la campagna “Diritto di fare pipì”: “Pochi bagni pubblici per le donne”

La discriminazione di genere passa anche e soprattutto dalle “piccole cose”. Parliamo delle toilette in strada, luoghi fondamentali in un Paese dove l'acqua corrente spesso è un bene di lusso. Tuttavia solo gli uomini possono usufruirne. Così l'ong Coro si batte perché il diritto venga esteso

domenica 28 aprile 2013

Juliana e la sua storia di rinascita. Da ‘I bambini di Dio’ al Guinness dei primati

Juliana e la sua storia di rinascita. Da ‘I bambini di Dio’ al Guinness dei primati

Nel libro 'Essere innocenti', l'autrice racconta la sua esperienza nella setta americana da cui uscirà nel 2004. Impegnata nella difesa dei diritti dei minori cresciuti in ambienti difficili, ha fondato "Safe passage foundation" e intrapreso il giro del mondo in bici: "Nessuna donna lo aveva mai fatto, volevo essere la prima"

venerdì 1 febbraio 2013

Italiani progressisti sui diritti, ma i temi etici non entrano in campagna elettorale

Matrimoni Gay

La sentenza della Cassazione sull'uso di droghe "in gruppo" e lo studio Eurispes sugli italiani e il rapporto con procreazione assistita, coppie gay e eutanasia, segnano la distanza tra il Paese e chi si candida a governarlo senza offrire una prospettiva in materia

venerdì 18 gennaio 2013

Stupri, gli uomini si facciano carico del problema

«Le donne sono l’anello debole di una società in cui è parzialmente ancora inculcata l’assurda mentalità della femmina come oggetto del possesso. Lo dico con tutto il rammarico, ma sarebbe bene che di sera non uscissero da sole ». Poi, precisando il suo pensiero, il capo dei pm bergamaschi ha spiegato: «Non voglio colpevolizzare la giovane che ha subìto violenza, anzi a lei vanno le nostre scuse per non aver saputo offrire la degna protezione. Ma a volte bisogna ragionare in termini realistici».
 
Leggendo queste parole ne ho ricavato un’impressione confusa. Da una parte il necessario riconoscimento di un problema, dall’altra il proporre, anziché attivare tutte le risorse necessarie alla sua risoluzione, che a farsene carico siano le donne stesse, limitando spontaneamente la loro libertà di azione e movimento. Non c’è solo l’assurda mentalità della femmina come oggetto del possesso, queste affermazioni rimandano ad una assurda mentalità della femmina come semplice oggetto, come se non avesse anche lei i suoi desideri e le sue esigenze che dovrebbero essere tutelati al pari di quelle dei “maschi soggetti”.

sabato 5 gennaio 2013

Consumo consapevole, quanto i nostri acquisti danneggiano l’ambiente

Consumo consapevole, quanto i nostri acquisti danneggiano l’ambiente

 

L'applicazione Oroeco, nata dai ricercatori di Mit, Stanford e Berkeley, traccia passo passo l’impronta lasciata sul pianeta da un determinato oggetto, tenendo conto del costo ambientale, dalle materie prime alla distribuzione nei negozi

giovedì 27 dicembre 2012

“Wild law”, i diritti inalienabili della Natura

Gli animali, le piante, le rocce non si possono difendere. Magari si vendicano delle malefatte degli uomini, questo sì, ma non possono citarli in tribunale per le stesse.

Falso! Da qualche anno a questa parte, si sta sviluppando un movimento teso ad affermare i diritti dei non-umani, e i risultati cominciano a vedersi.

venerdì 3 agosto 2012

Sperimentazione animale e vivisezione, di cosa stiamo parlando?

Colgo lo spunto di alcuni commentatori. Perché non sono così sicura che il confronto tra i termini di vivisezione e sperimentazione animale possa intendersi e risolversi come una questione esclusivamente lessicale. Provo a dire il perché.

Sul piano semantico, le obiezioni all’uso esteso che gli animalisti fanno del termine “vivisezione” non sono sostenibili. Prendiamo due dizionari tra i più consultati e prestigiosi: la Treccani e il Merriam-Webster-Britannica.

domenica 29 luglio 2012

Biologa e con la sclerosi multipla: “Ecco perché dico no alla vivisezione”

“Mi chiamo Susanna Penco, ho 49 anni, vivo a Genova e da 16 anni sono affetta da sclerosi multipla. Sono biologa e lavoro come ricercatrice all’Università di Genova. Da sempre sono obiettrice di coscienza verso la sperimentazione animale per due motivi: perché non ho alcuna fiducia scientifica in tale pratica, e perché provo un grande senso di pietà nei confronti di tutti gli animali, umani e non umani”.

Comincia così la testimonianza di Susy (che lei, come leggerete, non vuole sia definita straordinaria, ma che a tutti gli effetti lo è), che ha fatto il giro del web suscitando una valanga di commenti/assensi

mercoledì 28 settembre 2011

LA DONNA CHE NON VIVE MA NON PUÒ MORIRE



L’ Alta Corte britannica impedisce di staccare la spina ad una persona dal cervello gravemente danneggiato.
Ha il cervello danneggiato, ma è minimamente cosciente. Con questa motivazione l’ Alta Corte britannica ha impedito ad una famiglia del Regno Unito di staccare la spina ad una donna gravemente cerebrolesa. La sentenza emessa oggi mette la parola fine al primo caso in Gran Bretagna in cui veniva chiesta la sospensione delle terapie salva-vita per una persona non in permanente stato vegetativo ma con un barlume di coscienza. Ma riapre un nuovo dibattito sul diritto a morire.
“PROBLEMI DI PRINCIPIO” – Il giudice Baker che ha detto no alla richiesta dei familiari ha affermato che il caso “solleva importanti problemi di principio”. 

giovedì 23 giugno 2011

“LE LESBICHE? SONO UNA COSA SPORCA, DIO DEVE PUNIRLE”

Eucharia Uche23 giugno 2011 - Dichiarazioni shock dell’ allenatrice della nazionale nigeriana che giocherà ai Mondiali tedeschi di calcio femminile.
Caccia alle lesbiche nel team nigeriano, espulsione delle transessuali che giocano nella Guinea Equatoriale. I mondiali di calcio femminili che iniziano questa domenica in Germania sono già caratterizzati dall’ esplosione dell’ omofobia.
OMOFOBIA AI MONDIALI - Nel calcio maschile essere gay è ancora il tabù dei tabù, tanto che tra i professionisti solo un giocatore ha fatto coming out, il povero Justin Fashanu che poi si suicidò alcuni anni dopo la fine della sua carriera. Fashanu fu perseguitato per la sua scelta di rendere pubblica la sua omosessualità, tanto che perfino il suo allenatore lo insultava [...]

come un “maledetto finocchio”. Nella controparte femminile l’argomento sembrava però essere affrontato con molta più tolleranza. Le due portieri del team tedesco campione del mondo, Nadine Angerer e Ursula Holl, hanno fatto coming out senza particolari clamori. Ai mondiali tedeschi però l’atmosfera sembra essersi molto incupita, tanto che in più di un caso gli atteggiamenti omofobi sono diventati protagonisti.

CACCIA ALLE LESBICHE E ALLE TRANS – Particolarmente grave è la situazione nella squadra della Nigeria, la cui allenatrice Eucharia Uche ha dichiarato al New York Times con grande soddisfazione di aver allontanato dalla squadra tutte le giocatrici sospettate di essere lesbiche. Secondo l’allenatrice della Nigeria l’omosessualità tra le donne è moralmente molto sbagliata, un comportamento sporco per il quale sarebbe necessario l’intervento di Dio. Già un assistente di Eucharia Uche aveva dichiarato ad un giornale nigeriano l’odio dell’allenatrice verso le lesbiche, che non avevano mai spazio nelle sue squadre. La Nigeria si è resa protagonista anche dell’allontanamento di due giocatrice della Guinea Euqtoriale, le sorelle Simpore, sospettate di essere due transessuali. Le due calciatrici sono state allontanate dai mondiali, anche se nel 2010 avevano partecipato alla Coppa D’Africa femminile.

IL COMING OUT AIUTA, IN EUROPA – Tanja Walther-Ahrens, una ex giocatrice ancora molto popolare in Germania, è rimasta sgomenta dal clima omofobo che si respira in questa edizione dei mondiali. Lei stessa è molto contenta di aver fatto il proprio coming out qualche anno fa. “Non è facile, ma ne vale la pena. Ora posso muovermi in piena libertà, senza pensieri, con le persone che amo, la mia compagna e il mio bambino”. Walther-Ahrens è rimasta colpita dall’atteggiamento del team nigeriano, che probabilmente andrebbe ricondotto “ad un’altra sfera di valori che ci sono nei paesi africani. Fortunatamente in Germania, così come in altre Nazioni europee, il rapporto con l’ omosessualità è molto meno problematico e maggiormente rispettoso.”

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