La comunita’ ebraica ortodossa di Brooklyn trema, travolta da uno scandalo pedofilia senza precedenti. L’ ufficio del procuratore distrettuale del quartiere newyorkese, Charles Hynes, ha infatti confermato ai media le voci che gia’ circolavano da tempo: negli ultimi tre anni sono state arrestate 85 persone accusate di aver molestato almeno 117 bambini.
Blog Laicità Contro
lunedì 12 dicembre 2011
LA COMUNITÀ EBRAICA TRAVOLTA DALLA PEDOFILIA
La comunita’ ebraica ortodossa di Brooklyn trema, travolta da uno scandalo pedofilia senza precedenti. L’ ufficio del procuratore distrettuale del quartiere newyorkese, Charles Hynes, ha infatti confermato ai media le voci che gia’ circolavano da tempo: negli ultimi tre anni sono state arrestate 85 persone accusate di aver molestato almeno 117 bambini.
giovedì 6 ottobre 2011
Fiaccolata a favore del prete pedofilo Don Marco Baresi, condannato in Cassazione
Marcia pro don Marco Baresi: una bestemmia nascosta in fondo ad un messale.
5 ottobre 2011 | Autore: maxfrassi
Marcia pro don Baresi: una bestemmia nascosta in fondo ad un messale.
Alla fine gli adepti del comitato Free Don sono tornati in piazza, dopo un tam tam via mail mandato a tutte le parrocchie ed invitandoli a far aderire il maggior numero di persone possibile. Ignorando una sentenza che ha giungo di quest’anno ha confermato sia gli abusi che l’altrettanto gravissimo reato di detenzione di materiale pedopornografico (la Polizia riuscì a trovare 600 files pedofili guarda caso cancellati pochi giorni prima dell’arresto! – sentenza di condanna confermata per i fatti fino al dicembre 2004 ed in attesa di revisione per quelli successivi, ma i fatti precedenti, abusi e pedopornografia, ribadiamo cherestano di fatto confermati!).
E così ieri sera un manipolo di sostenitori (milioni per gli organizzatori, poche centinaia per la Questura) del sig. Marco Baresi (ex vice rettore del Seminario di Brescia) hanno “ballato, cantato e pregato” (sic) per le vie della città, mente su un maxy schermo si diffondevano le immagini del loro beniamino.
Sarebbe troppo facile commentare come vi aspettiate noi si debba fare, in giusta rappresentanza del vostro dolore che si rinnova ogni qual volta leggete simili oscenità. E altrettanto facile sarebbe postare uno dei vostri commenti arrivati già da ieri (prima ancora della fiaccolata) al nostro blog. Invece non aggiungeremo nulla che già non si sia detto.
Nulla tranne una piccola considerazione.
Pochi giorni fa in Germania il Santo Padre ha affermato (ancora una volta con grande coraggio ed umanità, direi) : “posso capire che, di fronte a crimini come gli abusi su minori commessi da sacerdoti, se le vittime sono persone vicine uno dica: questa non è la mia Chiesa, la Chiesa è una forza di umanizzazione e moralizzazione e se loro stessi fanno il contrario io non posso più stare con questa Chiesa”.
Pochi giorni dopo il Vescovo di Brescia ribadiva invece:
“sono molto contento che gli amici di Marco gli manifestino una stima intatta. Sono, infatti, convinto, e l’ho anche scritto, che Marco sia innocente. Forte di questa certezza morale considero mio dovere astenermi da qualsiasi comportamento che sia o possa sembrare un’indebita pressione sulla magistratura. Ritengo, pertanto, sia bene che io eviti ogni forma di presenza che possa essere interpretata in modo scorretto e, quindi, anche solo in ipotesi, nuocergli”.
Ecco, qua oggi ci chiediamo solo come tali posizioni: Papa + vescovo siano conciliabili all’interno della stessa Chiesa. E quanto le seconde confermino il pericolo lanciato dalle prime: il fatto che la gente (stanca, abusata, nauseata) lasci la chiesa (una certa chiesa).
Chiesa che non crediamo possa essere rappresentata in alcun modo dal piccolo corteo sfigato di ieri sera. Rumoroso, puzzolente, ma piccolo.
Un corteo che riassumerei con le parole tratte da una canzone (“Se non oggi”) inserita nel nuovo cd di Ivano Fossati:
“una bestemmia nascosta in fondo ad un messale”.
p.s. se nel post precedente abbiamo scherzato, le foto che vedete qua, tratte dai giornali locali, invece sono tristemente vere.
http://www.massimilianofrassi.it/blog/tag/...-prete-pedofilo
giovedì 29 settembre 2011
Cei e pedofilia: conseguenze penali e formazione
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| Il presidente della Cei Angelo Bagnasco |
venerdì 20 maggio 2011
EX SEMINARISTA IN MANETTE
E' stato arrestato poco prima di imbarcarsi come croupier su una nave da crociera, Emanuele Alfano, l' ex seminarista di 41 anni che, secondo gli inquirenti, condivideva la passione per i ragazzini minorenni con l'amico Don Riccardo Seppia, il parroco genovese detenuto da venerdì scorso nel carcere di Marassi con l' accusa di abusi sessuali su un chierichetto e cessione di cocaina.
Alfano, che avrebbe avuto rapporti sessuali a pagamento con un ragazzo minorenne e ne avrebbe presentato un altro a Don Seppia, è accusato di induzione alla prostituzione minorile e favoreggiamento.
Sarebbero stati i ragazzini stessi, ascoltati nei giorni scorsi dagli inquirenti, a confermare di aver ricevuto denaro per fare sesso con l' ex seminarista e il sacerdote.
Le conversazioni telefoniche tra i due amici, che, secondo l' accusa, erano alla continua ricerca di minorenni, sarebbero state piuttosto esplicite, come emergerebbe da alcune intercettazioni. Anche Alfano, che lavorava come barista dopo essere stato considerato non idoneo al sacerdozio, è stato trasferito nel carcere genovese di Marassi, dove oggi è in programma l' interrogatorio di garanzia.
Proprio ieri, in occasione della giornata della santificazione sacerdotale, il presidente della Cei e Arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, aveva fatto nuovamente riferimento alla vicenda, dichiarando, durante la messa celebrata al santuario della Madonna della Guardia, che il "peccato di un nostro confratello, se risulterà realmente commesso, sfigura la bellezza dell'anima, scandalizza le anime e ferisce il volto della Chiesa". "Il nostro dolore è tanto più sconvolgente in quanto improvviso e inatteso perché nulla lo faceva presagire ai nostri occhi", aveva aggiunto Bagnasco, che, subito dopo l'arresto, ha sospeso Don Seppia da ogni da ogni ministero pastorale e da ogni atto sacramentale.
Giacomo Galeazzi - La Stampa
“CONTRO LA PEDOFILIA IL VATICANO FA POCO E MALE”

19 maggio 2011 - Il potere alle diocesi, che devono collaborare: ma tutto è relativo, e sembra che al posto delle vittime, a essere protetta sia solo l’ immagine della Chiesa.
Le tanto sbandierate linee guida contro la pedofilia del Vaticano contro gli abusi sessuali che hanno visti come protagonisti sacerdoti sono solo, secondo il New York Times, fragili linee guida che non rispondo al meglio a un problema grave, globale e che richiederebbe un mandato preciso e imprescindibile di collaborazione con le autorità locali.
INVECE – Nonostante questa necessità, il Vaticano ha invece pubblicato una guida non vincolante che semplicemente cerca di evitare lo scandalo e rimanda all’autorità dei vescovi locali,chiamati a supervisionare le centinaia, in alcuni casi, di sacerdoti incriminati. La direttiva “incriminata” è stata varata due giorni prima di un nuovo studio del problema abusi che cita i disordini sessuali e sociali degli anni 1960 come possibile fattore della devianza di alcuni sacerdoti.
Uno studio che sembra più una pugnalata che un tentativo bizzarro di razionalizzazione sociologico e, in ogni caso, punta il dito sulle protezioni di cui hanno goduto tanti funzionari della chiesa impegnati a negoziare e sfuggire alle accuse di abusi. Tornando alla direttiva del Vaticano, vi si possono riscontrare anche gravi difetti per quanto concerne il ruolo giocato dalle parrocchie locali, tanto che sembra quasi che questa direttiva voglia salvaguardare l’immagine della chiesa, più che le vittime di abusi. Le linee guida del Vaticano fanno notare che l’abuso di bambini è una questione di diritto laico e richiamano le diocesi alla creazione di una azione “chiara e coordinata” per il prossimo anno. Il prossimo anno? Proprio una priorità, come si suol dire.
PAROLE E FATTI - I funzionari del Vaticano dicono che Roma non deve interferire con la tradizionale supremazia dei vescovi locali. Eppure questa regola non è valsa quando Papa Benedetto XVI ha rimosso il Vescovo William Morris (Australia), reo di aver richiesto al Vaticano di riconsiderare la possibilità di ordinare uomini sposati a causa della carenza di sacerdoti. Insomma, una regoletta che vale solo quando piace a loro. Ad esempio nessun licenziamento drammatico per i vescovi che avevano taciuto sugli abusi dei colleghi e, a volte, addirittura avevano pagato per tacere. Anzi, lo splendido santuario Vaticano è stato lieto di accogliere Bernard Law, dopo che dovette dimettersi a causa delle notizie sullo scandalo di Boston.
http://www.giornalettismo.com/
mercoledì 18 maggio 2011
Roma. 21 maggio 2011. Convegno sulla pedofilia clericale, Per organizzare i sopravvissuti
Roma - Sabato 21 Maggio 2011
Via di Torre Argentina 76 , Roma - c/o Partito Radicale
incontro roma
Programma
Ore 9,30 -11,00
Scambio di esperienze. I partecipanti all’incontro si raccontano la propria storia.
"Fuori dall'ombra". Proiezione multimediale e presentazione del progetto fotografico sui sopravvissuti alla pedofilia clericale.
Realizzazione: Silvia Amodio
Ore 11,00-13,00
I traumi psicologici dell’abuso.
Dott. Ascanio Trentini.
Le problematiche legali della pedofilia_clericale.
Avv. Sergio Cavaliere.
Testimonianze di associazioni di vittime all’estero.
Sue Cox (Gran Bretagna – Survivor’s Voice Europe)
Ton Leerschool (Olanda - Survivor’s Voice Europe).
Ore 13,00
Pausa pranzo.
Ore 14,30- 16,30
“Questo è il primo grado, poi si vedrà……..”
Dott. Roberto Mirabile (Presidente La Caramella Buona Onlus)
Il Vaticano contro la legalità internazionale
On.le Maurizio Turco
Come continuare il collegamento fra le vittime in Italia.
Contatti:
info@lacolpa.it
Tommaso Dell’Era tel. 348 8943924 (dopo le 18)
Marco Lodi Rizzini tel. 348 4200949
http://www.lacolpa.it/index.php?option=com...ured&Itemid=101
IL TEOLOGO VITO MANCUSO: E' SOLO LA PUNTA DELL'ICEBERG
Parla il teologo: "Le violenze sessuali sono molto più frequenti di quanto non si voglia ammettere ma anche di quanto si pensi. La visita di Bagnasco in parrocchia è stata una scelta tempestiva, e la sua presa di responsabilità esplicita"
di RAFFAELE NIRI
Vito Mancuso
"Ma questo don Riccardo Seppia è solo la punta di un iceberg, sbaglieremmo se ne facessimo un caso isolato. La verità, e mi duole doverlo ammettere, è che questi signori della Chiesa hanno più a cuore il mantenimento della propria struttura rispetto al futuro dei singoli bambini.
"Per dirlo con una formula: l'importante è mandare avanti la Ditta". Vito Mancuso è uno che, questi "signori della Chiesa", li conosce bene. Docente di Teologia all'Università San Raffaele di Milano, editorialista diRepubblica, a 23 anni è stato ordinato sacerdote dal cardinale Carlo Maria Martini, nel Duomo di Milano. L'anno dopo chiese di essere dispensato dalla vita sacerdotale e di dedicarsi allo studio della teologia: così il cardinal Martini lo spedì due anni a Napoli, presso il teologo Bruno Forte (oggi arcivescovo di Chieti e presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede).
Dei tre gradi accademici del corso teologico ha conseguito il Baccellierato presso la Facoltà teologica di Milano, la Licenza presso la Pontificia facoltà teologica di Napoli, il Dottorato a Roma presso la Pontificia Università Lateranense. Poi si è sposato, ha fatto due figli e un numero infinito di libri: "L'anima e il suo destino" (con prefazione di Martini) finì ai primi posti in classifica e così "Disputa su Dio e dintorni" (con Corrado Augias) e "La Vita autentica". Due mesi fa, invitato da Luca Borzani per il ciclo "Le Religioni e le origini del mondo" ha spopolato, riempiendo il Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.
Insomma, vista da vicino che Chiesa è?
"Una Chiesa dove queste violenze sessuali sono molto più frequenti di quanto non solo si voglia ammettere - e non vogliono proprio ammetterlo - ma anche di quanto si pensi. Chiunque abbia studi di Teologia alle spalle sa quanto sia terribile la debolezza umana, quanto sia enorme il problema della formazione, della selezione".
Cioè, il problema è che, proprio perché le vocazioni sono così poche, la Chiesa accetta chiunque si autoproponga?
"Non il problema, uno dei problemi. Un altro dei problemi è che la Chiesa ha più a cuore la propria struttura, la propria dottrina, la conservazione dell'edificio esistente, piuttosto che l'avvenire del singolo. Se il mio primo obiettivo è quello di custodire quello che sono, quello che ho, non mi preoccuperò troppo di quello che offro e di come lo faccio. E, non mettendomi in discussione, perdo autorevolezza".
Parlava di "scuola quadri": c'è effettivamente un problema di formazione?
"Tengono fermo questo semidogma che risale all'undicesimo secolo: prima non esistevano problemi di castità, da allora si tratta di una regola teoricamente inviolabile. Ma poteva andar bene nei secoli passati. Oggi le vocazioni sono sempre meno e la qualità dei sacerdoti sempre più bassa. Attenzione, l'omosessualità non c'entra niente: il problema è la repressione sessuale. L'eros, espresso nelle forme e nei modi corretti, è fondamentale per la completezza dell'individuo. La vicenda di Sestri ponente, comunque la si voglia leggere, porta a galla repressione e frustrazione".
Il presidente della Cei è corso subito a Sestri. Ha fatto bene?
"Io credo che sia stata un'azione tempestiva, il che non avviene spesso all'interno della Chiesa. Leggendo Repubblica, mi pare che la presa di responsabilità sia stata esplicita".
Molti sestresi non mandavano più i bimbi a catechismo: qualcosa vorrà pur dire.
"In casi come questo, in genere, ci sono anche segnalazioni, lettere, prese di posizione. E' la riprova di quanto dicevo prima: se hai più a cuore la struttura del singolo, questi sono i risultati. Se io ho come principale interesse quello di preservare la continuità, non mi preoccuperò dei singoli problemi che i sacerdoti creeranno".
Come se ne esce?
"Togliendo il celibato. Giovanni XXIII° istituì una commissione di 68 persone: 64 si espressero in favore della contraccezione. Poi arrivò Paolo VI° e diede ragione ai quattro: non bisognava entrare in contraddizione con Pio XI°, la cosa più importante era la continuità della dottrina. Insabbiano, affossano, ma l'importante, per loro, è non contraddirsi mai".
Genova. Pedofilia e cessione di dorga. Arrestato don Riccardo Seppia, Bertone è addolorato, ma nessuno se n'era accorto prima

ultimo aggiornamento: 14 maggio, ore 19:51
Genova -(Adnkronos/Ign) - Le ipotesi di reato per il sacerdote del Santo Spirito a Sestri Ponente sono di violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti. Il presidente della Cei ha officiato la messa al suo posto: "E' stato un fulmine a ciel sereno". La decisione dell'esonero dagli atti sacramentali presa in "via cautelativa"
Genova, 14 mag. - (Adnkronos/Ign) - Don Riccardo Seppia, parroco della chiesa di Santo Spirito a Sestri Ponente, è stato arrestato dai carabinieri dei Nas di Milano con le ipotesi di reato di pedofilia e cessione di stupefacenti. Il reato sarebbe stato compiuto a Genova. Il Nas di Milano ha eseguito l'operazione coordinato dal comando di Roma. Il parroco ha avuto la responsabilità della parrocchia di Santo Spirito dal 1996.
"Le ipotesi di reato contestate, - si legge sul comunicato della Curia genovese - che andranno opportunamente verificate dalla competente Autorità giudiziaria, attengono comportamenti immorali su un minore e cessione di sostanze stupefacenti".
Il cardinale ha deciso per don Seppia la sospensione da ogni ministero pastorale e da ogni atto sacramentale e la revoca immediata della facoltà di ascoltare le confessioni sacramentali.''Il provvedimento canonico preso a carico di don Riccardo - spiega il cardinal Bagnasco che ha officiato la messa stasera al suo posto - è necessario, seppure in modo cautelativo, in attesa dell' accertamento delle cose''. ''Come da un fulmine a ciel sereno - ha detto il cardinale - , siamo stati colpiti da quanto è accaduto ieri". Il cardinale ha espresso "sconcerto e dolore per quanto accaduto". "E' trascorso circa un anno dalla visita pastorale che ho fatto in questa parrocchia - ha detto il cardinale - e ricordo l'impressione di una comunità viva e serena. Oggi, non è solo questa comunità a essere ferita, ma l'intera chiesa di Genova. Mentre rinnoviamo la piena fiducia nella giustizia e nel suo compito di appurare la verità certa delle cose, sono venuto, cari amici, a condividere lo sgomento e il dolore del cuore, insieme alla vergogna e alla totale disapprovazione se le gravi accuse risultassero confermate''.
L'Arcivescovo Bagnasco, aggiunge un comunicato della Curia genovese, manifesta "piena fiducia nell'operato della magistratura, fraterna vicinanza alle eventuali vittime e ai familiari, rinnovata solidarietà alla Comunità cristiana così dolorosamente provata. Per tutti prega perché il Signore illumini e conforti''.
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/...2016030704.html
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Pedofilia, la rete di don Riccardo Nell'inchiesta tre nuovi indagati
C'è anche un ex seminarista 40enne. Prima notte in cella
GENOVA - «Poiché il Signore nella sua infinita bontà versa olio sulle ferite, oggi siamo qui per ordinare due nuovi diaconi» così ieri il cardinale di Genova Angelo Bagnasco si è rivolto ai fedeli in cattedrale: la ferita è quella inferta dall'arresto venerdì sera di don Riccardo Seppia, accusato di abusi sessuali su un sedicenne con una lieve disabilità mentale e di cessione di cocaina. Il ragazzino che sarebbe stato vittima delle attenzioni di don Riccardo è un frequentatore della parrocchia del Santo Spirito a Sestri Ponente. E i dispiaceri per l'arcivescovo di Genova - che oggi sarà ricevuto dal Papa in vista dell'assemblea della Cei - non sembrano finiti. L'inchiesta che ha portato in carcere don Riccardo, sacerdote cinquantenne sulla cui moralità - passato il primo momento di sconcerto - in molti ora dichiarano di aver nutrito sospetti, promette di allargarsi. Gli indagati sono al momento altri tre, fra questi un ex seminarista quarantenne al quale sarebbe contestata la prostituzione minorile, l'uomo avrebbe scambiato con don Riccardo messaggini molto espliciti su incontri sessuali con ragazzi.
La chiesa del Santo Spirito a genova (Ansa)
Gli altri sono un commerciante trentenne del quartiere di Sestri Ponente e un milanese. Intercettazioni telefoniche e un fitto traffico di messaggini legano questi quattro uomini: «È proprio un bel ragazzo. Me lo ...» scrive don Riccardo e, a proposito di un altro giovane: «Mi piacerebbe ... ma lui non ci vuole stare». Seguono descrizioni di incontri, con un linguaggio che gli investigatori definiscono «irripetibile». E nell'ordine di custodia cautelare sono elencati anche gli inviti del sacerdote ad alcuni ragazzi: «Vieni, per te c'è il solito regalino». Il regalino era cocaina - secondo l'accusa - che don Riccardo si procurava a Milano, frequentando palestre e saune e con la quale pagava prestazioni sessuali nel suo appartamento adiacente alla parrocchia. «Un pendolare del sesso e della droga» lo descrive un investigatore. Da quanto tempo don Riccardo aveva adottato questo stile di vita? Un suo vecchio parroco, a Recco, ha lanciato pesanti accuse: quasi trent'anni fa - ha detto - avevo già messo in allarme la Curia. Ma ben più recentemente don Riccardo avrebbe chiesto aiuti economici ad altri religiosi (le serate a base di cocaina dovevano essere costose), e a qualcuno avrebbe addirittura confessato i suoi incontri con ragazzini. Dove porterà questa inchiesta? Almeno quattro nuclei familiari con adolescenti sono già stati ascoltati dai carabinieri come testimoni, diverse voci registrate nelle conversazioni telefoniche con don Riccardo non sono state ancora identificate. Quella che i carabinieri dei Nas stanno cercando di ricostruire è una rete di prostituzione, anche minorile, e di cocaina.
Intanto don Riccardo, in isolamento nel carcere di Marassi, divide la cella con un altro detenuto accusato di reati su minori. Ha passato una prima notte «abbastanza tranquilla», dice il direttore del carcere, ma è controllato a vista perché si temono episodi di autolesionismo. Oggi lo visiterà uno psicologo. In mattinata, assistito dal suo avvocato Paolo Bonanni, sarà ascoltato dal magistrato per l'interrogatorio di garanzia. Potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.
http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_...59d849f1e.shtml
giovedì 24 marzo 2011
Pedofilia: la Chiesa irlandese tampona la fuga dei fedeli con altri silenzi
Nell’ottobre del 2010 il sito irlandese Count Me Out, che sino ad allora aveva distribuito il modulo per effettuare la defezione formale dalla Chiesa cattolica («actusformalis defectionis ab Ecclesia Catholica»), sospende la distribuzione dei moduli e la sua attività a causa di un comunicato della Chiesa cattolica irlandese sull’accoglimento delle richieste di defezione.
CountMe Out aveva ottenuto un grande seguito a causa dell’ indignazione suscitata dai casi di pedofilia (531mila email al sito e migliaia di moduli compilati) venuti all’attenzione pubblica dopo sconcertanti denunce, fino ad allora passate sotto silenzio dalla Chiesa irlandese e dalla Congregazione per la dottrina della Fede.
L’atto di defezione, per voce della Chiesa cattolica stessa, è da intendersi come una rinuncia totale ai sacramenti e intende operare quella che viene definita la «rottura dei vincoli della comunione ecclesiastica», esso è equiparabile allo sbattezzo italiano (promosso prima dalla Associazione per lo sbattezzo e in seguito dalla Unione Atei, agnostici razionalisti, Uaar), non è quindi un mero “giustificare” il non pagamento di una tassa di religione ma un «atto di vera apostasia», per il quale il codice canonico prevede dure conseguenze (inclusa la scomunica) e che, più concretamente, se esternato per iscritto e con chiarezza alle autorità ecclesiastiche, consente l’annotazione della defezione sul registro battesimale, così come prescritto dal Decreto Generale della Conferenza Episcopale Italiana del 30 ottobre 1999 recante «Disposizioni per la tutela del diritto alla buona fama e alla riservatezza». Questo Decreto ha riconosciuto per la prima volta il diritto d’ottenere la correzione dei dati sui registri battesimali, una sentenza del Tribunale di Padova del 2000 non ne autorizza invece la loro cancellazione. Inutile dire che questi pronunciamenti sono stati fortemente richiesti dalle attività per lo sbattezzo e dal ricorso, fatto in Italia nel 1999 da un socio Uaar, al Garante per la privacy, istituto allora appena inaugurato.
Ma perché questa improvvisa decisione della Chiesa cattolica irlandese di sottrarsi, forse temporaneamente, alle dichiarazioni di defezione? Nel 2010 entra in vigore il già emanato Motu proprio “Omnium in mentem” (26 ottobre 2009, traducibile con un “All’attenzione di tutti”), da tempo allo studio dei giuristi canonici vaticani, che reca modifiche a tre articoli del Codice di Diritto Canonico riguardanti la possibilità di defezionare dalla Chiesa, i tre articoli però, riguardano solamente il matrimonio. I riferimenti alla defezione formale vengono lì soppressi dopo lunghe consultazioni per: «la convenienza di non avere in questi casi un trattamento diverso da quello dato alle unioni civili dei battezzati che non fanno alcun atto formale di abbandono; la necessità di mostrare con coerenza l’identità “matrimonio-sacramento”; il rischio di favorire matrimoni clandestini; le ulteriori ripercussioni nei paesi dove il Matrimonio canonico possiede effetti civili, e così via» (Pontificio consiglio per i Testi Legislativi, 15 dicembre 2009).
Il Pontificio consiglio spiega inoltre che la modifica riguarda “l’ambito matrimoniale” circa gli obblighi dei battezzati di non sposare non-battezzati o non cattolici, e cita a conferma l’iter delle consultazioni durante le quali, anzi, si ritenne necessaria l’emanazione di una Lettera che invece chiarisse la modalità della defezione, riconosciuta la mole delle richieste poiché «Nel frattempo, la soppressione di questo inciso riguardante la disciplina canonica del Matrimonio è stata messa in collegamento con una questione del tutto diversa, che richiedeva però opportuno chiarimento, e riguardava esclusivamente alcuni Paesi centro-europei: si trattava dell’efficacia ecclesiale dell’eventuale dichiarazione fatta da un cattolico davanti al funzionario civile delle tasse di non appartenere alla Chiesa cattolica e, in conseguenza, di non essere tenuto a versare la cosiddetta tassa per il culto». Di qui l’emanazione della Lettera che il Ponticio consiglio cita: «A questo concreto proposito e, quindi, in ambito diverso da quello strettamente matrimoniale al quale faceva riferimento il summenzionato inciso nei tre canoni del Codice, venne avviato uno studio da parte del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi in collaborazione con la Congregazione per la Dottrina della Fede per precisare quali siano i requisiti essenziali della manifestazione di volontà di defezione dalla Chiesa cattolica. Tali condizioni di efficacia sono state indicate nella Lettera Circolare ai Presidenti delle Conferenze Episcopali» che il Pontificio consiglio inviò il 13 marzo 2006 e che quindi non c’è ragione di ritenere non più valida poiché scritta durante lo stesso iter della Omnium in Mentem e contemplante la possibilità di defezionare e il riconoscimento dell’apostasia, storicamente ormai avvalorate.La Chiesa cattolica irlandese ha invece dichiarato e tutt’oggi non integrato che: «… Non sarà più possibile la defezione formale dalla Chiesa Cattolica. Ciò non toglie che molte persone possano defezionare da essa, e possano continuare a farlo, però non tramite un procedimento formale. Questo cambiamento riguarderà la Chiesa in tutto il mondo. L’Arcidiocesi di Dublino conta di mantenere un registro di nota di chi esprime il desiderio di distaccarsi dalla Chiesa. I dettagli verranno comunicati a coloro che sono coinvolti nel procedimento quando essi saranno definiti». (RTE). Pare più che altro che sia in atto il tentativo di temporeggiare sulle dichiarazioni di defectio (non per fini matrimoniali ma di coscienza) che continuavano a pervenire, non tenendo conto delle delucidazioni del Pontificio consiglio di cui sopra, da tempo pubblicamente consultabili sul sito del Vaticano, e causando perplessità e frustrazione nei ricorrenti.
Altri silenzi, altre nebbie si stendono sull’Irlanda? E’ d’obbligo che la Chiesa cattolica smentisca l’uso strumentale della Omnium in mentem a scopo… riparativo delle fughe di fedeli.
Francesca Palazzi Arduini
Vai all' articolo originale / Go to original article http://www.cronachelaiche.it/2011/03/pedofilia-la-chiesa-irlandese-tampona-la-fuga-dei-fedeli-con-altri-silenzi/
Papi scellerati: Pedofilia Omosessualità e Crimini del clero cattolico
PREMESSA -
«…L’attitudine alla conoscenza della verità rappresenta da parte dell’ uomo una responsabilità sacra […].
Solo chi ha la verità dovrebbe essere convinto di avere con sé la luce, che dissipa ogni tenebra, e la forza trascinatrice che può trasformare il mondo…»
Angelo Giuseppe Roncalli (Papa Giovanni XXIII), 1960
È storicamente ben documentato che dal V secolo in poi ― allorché il “Cristianesimo” riuscì a conquistare l’ egemonia assoluta su tutti gli aspetti socio-culturali del vasto Impero Romano e ad istituzionalizzarsi come incontrastata religione ufficiale dello Stato ― numerosi “Papi”, non solo si sono resi direttamente responsabili di orrende atrocità, ma hanno anche favorito ingenti azioni delittuose ed illegalità di ogni genere,
lunedì 21 marzo 2011
VIOLENTÒ 16ENNE E LA FECE ABORTIRE: 4 ANNI A UN PRETE
FIRENZE - Ha abusato per anni di una ragazzina, che all'inizio aveva sedici anni, costringendola anche ad abortire. Per questo un ex sacerdote di 50 anni, denunciato poi dalla giovane, è stato oggi condannato dal tribunale di Firenze a 4 anni e 6 mesi di carcere per violenza sessuale su minore. Secondo la denuncia, la storia fra i due sarebbe iniziata una decina di anni fa. Fra lei e il sacerdote, indiano, sarebbe nata una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori. Per alcuni anni, i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto, finchè, nel 2006, lei prima si rivolse alle autorità della chiesa e poi lo lasciò. Da quel momento in poi, lui si trasferì in un'altra città e abbandonò l'abito talare, ma cominciò a minacciarla con telefonate e sms. Così lei, che ha cambiato residenza e si è rifatta una vita, ha deciso di denunciarlo.
PRETI PEDOFILI,DAI VESCOVI IRLANDESI NOVE MILIONI ALLE VITTIME
I prelati vogliono riconquistare la fiducia persa: “Chiediamo umilmente che ci venga data questa opportunità”, dicono
Nove milioni di sterline (oltre 10 milioni di euro) alle vittime di abusi compiuti dagli uomini di Chiesa. E’ questo l’impegno assunto dai vescovi cattolici irlandesi, intenti a mettere a punto alcune iniziative volte a riparare al crollo della fiducia nei loro confronti dopo anni di rivelazioni scomode per la loro immagine.
LETTERA DEI VESCOVI – E’ attraverso una lettera di 16 pagine che la Conferenza dei vescovi cattolici irlandesi ripercorre la linea indicata dal cardinale Sean Brady, arcivescovo diArmagh, per provare a riparare i danni causati dagli scandali. I prelati intendono finanziare un’agenzia Verso la Guarigione e il Rinnovamento per assistere le vittime di violenze, e le loro famiglie, che vivono in Irlanda, Irlanda del Nord, Gran Bretagna. Si parla di formazione per la protezione dei ragazzi, cooperazione con le forze di polizia, servizi sociali, sostegno spirituale per le vittime che hanno perso la fede a causa del loro calvario.
RIPRISTINARE LA FIDUCIA – Brady ha dichiarato: “A causa dei gravi abusi, molti hanno perso la loro fede in Dio e la Chiesa è stata profondamente danneggiata”. “Quando si abusa di un bambino si verifica un colossale crollo della fiducia – ha aggiunto – Se chi abusa è un prete o un religioso il tradimento è ancora più grande”. “La cattiva gestione degli abusi da parte delle autorità ha aggravato il danno. Mentre continuiamo nel nostro cammino di rinnovamento, la Chiesa decide di riparare alla mancanza di fiducia che si è verificata. Chiediamo umilmente che ci venga data questa opportunità”, ha spiegato ancora il vescovo.
IL SILENZIO DELL’ARCIVESCOVO – La relazione è stata messa a punto ad un anno dalla lettera senza precedenti di Benedetto XVI, nella quale il Pontefice chiedeva scusa alle vittime di abusi fisici e sessuali verificatisi in Irlanda. Nel testo si chiede una visita apostolica di diocesi cattoliche e di ordini religiosi. Brady è stato uno degli uomini di Chiesa maggiormente messo sotto pressione dai media, dopo che emerso che aveva taciuto su un prete pedofilo, il defunto padre Brendam Smyth, per più di un decennio, pur essendo a conoscenza degli abusi sessuali da lui compiuti. Sono due i rapporti ufficiali che hanno rivelato decenni di stupri e violenze sessuali compiuti in Irlanda da uomini di Chiesa. Le relazioni parlano di attività “ossessivamente” nascoste dalle gerarchie ecclesistiche.
PRESUNTE RICHIESTE SESSUALI AD IMMIGRATI,PRETE SI DIMETTE

Si è dimesso dalla sua parrocchia il sacerdote settantenne finito recentemente nel mirino di alcuni organi di stampa per presunte richieste sessuali nei confronti di alcuni immigrati in cambio di ospitalità
Lucca, 20 marzo 2011 - Il prete ha inviato nei giorni scorsi una breve lettera all’arcivescovo Italo Castellani, nella quale annunciava le proprie dimissioni dalla guida del suo «gregge», in una frazione della periferia. Il vescovo ha accolto la richiesta motivata ufficialmente per «ragioni personali» e ha subito affidato la guida pastorale al vicario di zona, che dovrà adesso celebrare le funzioni religiose al posto del parroco allontanato, in attesa che venga nominato un sostituto.
Tutti i dettagli su La Nazione in edicola il 20 marzo
lunedì 14 marzo 2011
IL PRIMO DATABASE DEI PRETI PEDOFILI
7 marzo 2011 Gli uomini di chiesa che si sono macchiati di crimini sessuali contro i bambini non vengono monitorati? Gli avvocati delle vittime fanno una lista di nomi e indirizzi.
Carl Suthfin una decina di anni fa è stato accusato di aver molestato sei bambini. Ora vive in una casa mobile in un quartiere residenziale e nessun reato gli è stato contestato, per decorrenza dei termini. Suthfin, che è stato accusato da 18 persone, non nega. “La chiesa potere agire prima. Invece non ha fatto niente.” Lui è solo uno dei tanti preti accusati di violenza sui minori nell’Arcidiocesi di Los Angeles negli ultimi vent’anni e che ora vanno in giro per il paese senza alcun controllo da parte delle autorità. Le parti civili coinvolte in questi casi hanno stilato un database con gli indirizzi dei sacerdoti e degli uomini di chiesa che si sono resi colpevoli di violenze sui minori. Dei 233 preti presenti nella lista, 50 vivono senza controllo in California, mentre altri 15 stanno in Maryland, Texas e Montana. 80 sono sfuggiti ai controlli e circa 80 sono morti.
DIRITTO A RIFARSI UNA VITA – L’avvocato di parte civile Raymond Boucher spiega come questa sia la prima volta che si cerca di stilare una lista di preti pedofili “Molti di loro insegnano a scuola, stanno nei centri diurni e costituiscono una bomba che può scoppiare da un momento all’altro. L’unico modo che la comunità ha per proteggersi è avere una lista completa dei loro nomi e cognomi.” L’Arcidiocesi, che per mettere a tacere tutto a suo tempo ha sborsato 660 milioni di dollari, per bocca dei suoi legali fa ora sapere di avere intenzione rendere noti alcuni documenti riguardanti 200 casi di molestia, che hanno coinvolto altrettanti sacerdoti. I quali non ci stanno, appellandosi al fatto che non si possono mettere sotto controllo i cittadini, perché ciò minerebbe i loro diritti costituzionali. E i diritti dei bambini che sono stati violentati?
A DUE PASSI DALLA SCUOLA – Questi preti si difendono dicendo che già sono stati costretti a dismettere l’abito e hanno dovuto abbandonare la chiesa e trasferirsi, dopo essere stati coinvolti negli scandali. Inoltre molti si sono rifatti una vita e non vogliono avere problemi. Eh, certo, poveretti, bisogna capirli. Gerald Fessard, 64 anni, ex-sacerdote accusato dalle famiglie di otto bambini, si è rifatto una vita e non è nemmeno nella lista, mentre Stephen Hernandez, prete accusato di aver violentato un ragazzo di 14 anni, è il vicino di casa di una coppia che ha un bambino di sei anni e abita a due passi da una scuola elementare. Anche lui non è presente nella lista ed è conosciuto nella sua zona come Padre Steve. Molti altri preti pedofili vivono così, impuniti e soprattutto fuori da ogni controllo. Molti pensano che in fondo non devono pagare per sempre se hanno sbagliato una volta. Ma hanno sbagliato davvero una sola volta? Ed è giusto che sfuggano alle conseguenze dei loro crimini? Le vittime non sono molto d’accordo, e forse nemmeno l’Arcidiocesi.
http://www.giornalettismo.com/archives/116...preti-pedofili/
BAMBINI SORDI E MUTI VIOLENTATI DAI PRETI PEDOFILI DELL'ISTITUTO PROVOLO
Noi vittime dei preti pedofili
di Paolo Tessadri
Decine di bambini e ragazzi sordi violentati e molestati in un istituto di Verona fino al 1984. E dopo decenni di tormenti, gli ex allievi trovano la forza di denunciare gli orrori. Ma molti dei sacerdoti sono ancora lì
Per oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell'inserimento al lavoro. L'Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare. Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.
Solo oggi, rincuorati dalle parole di condanna pronunciate da papa Ratzinger contro i sacerdoti pedofili, decine di ex ospiti hanno trovato la forza per venire allo scoperto e denunciare la loro drammatica esperienza: "Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi". Un'accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell'Istituto, e che ora scrivono: "Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza".
Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent'anni, fino al 1984. Sono pronti a elencare una lunga lista di vittime e testimoni, ma non possono più rivolgersi alla magistratura: tutti i reati sono ormai prescritti, cancellati dal tempo. I sordomuti che dichiarano di portarsi dentro questo dramma sostengono però di non essere interessati né alle condanne penali né ai risarcimenti economici. Loro, scrivono, vogliono evitare che altri corrano il rischio di subire le stesse violenze: una decina dei religiosi che accusano oggi sono anziani, ma restano ancora in servizio nell'Istituto, nelle sedi di Verona e di Chievo. Per questo, dopo essersi rivolti al vescovo di Verona e ai vertici del Provolo, 15 ex allievi hanno inviato a 'L'espresso' le testimonianze - scritte e filmate - della loro esperienza.
Documenti sconvolgenti, che potrebbero aprire uno squarcio su uno dei più gravi casi di pedofilia in Italia: gli episodi riguardano 25 religiosi, le vittime potrebbero essere almeno un centinaio.
La denuncia
Gli ex allievi, nonostante le difficoltà nell'udito e nella parola, sono riusciti a costruirsi un percorso di vita, portandosi dentro le tracce dell'orrore. Dopo l'esplosione dello scandalo statunitense che ha costretto la Chiesa a prendere atto del problema pedofilia, e la dura presa di posizione di papa Benedetto XVI anche loro hanno deciso di non nascondere più nulla. Si sono ritrovati nell'Associazione sordi Antonio Provolo e poi si sono rivolti alla curia e ai vertici dell'Istituto. Una delle ultime lettere l'hanno indirizzata a monsignor Giampietro Mazzoni, il vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. È il 20 novembre 2008: "I sordi hanno deciso di far presente a Sua Eminenza il Vescovo quanto era loro accaduto. Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell'Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave).
I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all'Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna". E ancora: "Come non bastasse, i bambini e ragazzi sordi venivano sottoposti a vessazioni, botte e bastonature. I sordi possono fare i nomi dei preti e dei fratelli laici coinvolti e dare testimonianza". Seguono le firme: nome e cognome di 67 ex allievi.
Le storie
I protagonisti della denuncia citano un elenco di casi addirittura molto più lungo, che parte dagli anni Cinquanta. Descrivonomezzo secolo di sevizie, perfino sotto l'altare, in confessionale, dentro ai luoghi più sacri.
Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni: il più giovane compirà 41 anni fra pochi giorni. Qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Gli abusi, raccontano, avvenivano anche in gruppo, sotto la doccia. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ricorda Giuseppe, che come tutti gli altri ha fornito a 'L'espresso' generalità complete: "Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia". Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il 'bello' della sua classe. E solo ora tira fuori l'incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: "Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli.". Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona: due sacerdoti del Provolo avrebbero accompagnato Bruno nel palazzo dell'ecclesiastico.
"Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un'esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici".
Il dramma
Un altro ex allievo, Guido, dichiara di essere stato molestato da un prete: "Avveniva nella sua stanza all'ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda". Carlo è rimasto all'istituto dai 7 ai 18 anni, e chiama in causa un altro sacerdote: "Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui". Altre volte si sarebbe trattato di bacchettate sulle mani, mentre di notte "nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato".
Sono racconti simili. Tragedie vissute da bambini di famiglie povere, colpiti dalla sordità e poi finiti tra le mura dell'istituto; drammi tenuti dentro per decenni. Ricostruisce Ermanno: "La violenza è avvenuta nei bagni e nelle stanze dell'Istituto Provolo e anche nella chiesa adiacente". "Se rifiutavo minacciava di darmi un brutto voto in condotta, questi fatti mi tornano sempre in mente", scrive un altro. Giuseppe qualche volta a Verona incontra il suo violentatore, "ancora oggi quando lo vedo provo molto disagio. Non sono mai riuscito a dimenticare". Stando alle denunce, le vittime erano soprattutto ragazzini. Ma ci sono anche episodi testimoniati da bambine. Lina ora ha cinquant'anni, è rimasta "all'istituto per sordomuti dai sei ai 17 anni. A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia (senza grata), il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata". Giovanna scrive che un altro prete "ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi". E per molte ragazzine i fatti avvenivano nella chiesa dell'istituto, sotto l'altare. A qualcuna, però, è andata molto peggio.
Gli esposti
Oggi l'Istituto Antonio Provolo ha cambiato completamente struttura e missione. Le iniziative per il sostegno ai sordomuti sono state ridimensionate e vengono finanziate anche dalla Regione Veneto. Adesso l'attività principale è il Centro educativo e di formazione professionale, gestito interamente da laici, che offre corsi d'avanguardia per giovani ed è specializzato nella riqualificazione di disoccupati. Al vertice di tutto ci sono sempre i religiosi della Congregazione della Compagnia di Maria per l'educazione dei sordomuti, che dipendono direttamente dalla Santa Sede. Alla Congregazione si sono rivolti gli ex allievi chiedendo l'allontanamento dei sacerdoti chiamati in causa.Secondo la loro associazione, "c'è già stata più di un'ammissione di colpa". La più importante risale al 2006, quando don Danilo Corradi, superiore generale dell'Istituto Provolo, avrebbe incontrato più di 50 ex allievi. Secondo l'Associazione, il superiore a nome dell'Istituto avrebbe chiesto 12 volte scusa per gli abusi commessi dagli altri religiosi. I testimoni ricostruiscono una riunione dai toni drammatici: don Corradi che stringe il capo fra le mani, suda, chiede perdono, s'inginocchia. Ma i sordomuti avrebbero preteso l'allontanamento dei sacerdoti coinvolti, senza ottenerlo. A 'L'espresso' don Danilo Corradi fornisce una versione diversa: "Ho sentito qualcosa, ma io sono arrivato nel 2003 e di quello che è successo prima non so. Non rispondo alle accuse, non so chi le faccia: risponderemo dopo aver letto l'articolo".
La Curia
Da quasi due anni gli ex allievi si sono appellati anche alla Curia di Verona, informandola nel corso di più incontri. Il presidente della Associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Bernardina, ne elenca tre: a uno hanno preso parte 52 persone. E scrive al vescovo: "Nonostante i nostri incontri in Curia durante i quali abbiamo fatto presente anche e soprattutto gli atti di pedofilia e gli abusi sessuali subiti dai sordomuti durante la permanenza all'istituto, a oggi non ci è stata data alcuna risposta". L'ultima lettera è dell'8 dicembre 2008. Pochi mesi prima, a settembre, avevano fatto l'ennesimo tentativo, inviando una raccomandata al vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Senza risposta, "nonostante le sue rassicurazioni e promesse di intervento". Questa missiva è stata firmata da tre associazioni di sordi: Associazione Sordi Antonio Provolo, Associazione non udenti Provolo, Associazione sordi Basso Veronese-Legnago.
Il vescovo, interpellato da 'L'espresso', replica con una nota scritta: "Il Provolo è una congregazione religiosa. In quanto tale è di diritto pontificio e perciò sotto la giurisdizione del Dicastero dei religiosi. La diocesi di Verona, sul cui territorio è sorta la Congregazione, apprezza l'opera di carattere sociale da essa svolta in favore dei sordomuti". Poi monsignor Giuseppe Zenti entra nel merito: "Per quanto attiene l'accusa di eventuale pedofilia, rivolta a preti e fratelli laici, che risalirebbe ad alcune decine di anni fa, la diocesi di Verona è del tutto all'oscuro. A me fecero cenno del problema alcuni di una Associazione legata al Provolo, ma come ricatto rispetto a due richieste di carattere economico, nell'eventualità che non fossero esaudite. Tuttavia a me non rivolsero alcuna accusa circostanziata riferita a persone concrete, ma unicamente accuse di carattere generico. Non ho altro da aggiungere se non l'impegno a seguire in tutto e per tutto le indicazioni contenute nel codice di diritto canonico e nelle successive prese di posizione della Santa Sede. Nella speranza che presto sia raggiunto l'obiettivo di conoscere la verità dei fatti".
L'Associazione sordi Antonio Provolo risponde al vescovo negando qualunque ricatto o interesse economico: "Gli abbiamo soltanto fatto presente i problemi, noi vogliamo che quei sacerdoti vengano allontanati perché quello che hanno fatto a noi non accada ad altri".




