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mercoledì 18 aprile 2012

Stati Uniti, l’abbuffata teologica di Andrew: 12 fedi in 12 mesi

Nel 2011 un uomo, dopo l’aborto della moglie, ha deciso di studiare e vivere ogni mese una religione diversa. “E’ stato un percorso di educazione alla tolleranza”


mercoledì 7 marzo 2012

IL SANTO ROSARIO

Il "Santo Rosario " è una catena di 15 serie di piccole perle, ogni serie separata dalla successiva da una perla di maggiori dimensioni.
Alla fine di questa catena c'è una medaglia che porta l'effigie di Maria, poi c'è una catenella più corta ed infine, un crocifisso.
Il Rosario è strettamente connesso all'adorazione di Maria ; infatti le perle servono per contare le preghiere.

mercoledì 5 ottobre 2011

FEDE E RAGIONE A CONFRONTO



Il problema di scegliere tra fede e ragione -così come l' ha trattato la chiesa in questi duemila anni- è sempre stato un falso problema, poiché l' una non può mai prescindere dall' altra. Ogni argomentazione (teologica o di filosofia religiosa) che cerchi di dimostrare il primato della fede sulla ragione, è destinata a contraddirsi, poiché la fede può avere un primato sulla ragione solo quando la ragione non c' è, ossia nei casi di irrazionalismo.
Con ciò naturalmente non si vuol sostenere che l' uomo debba necessariamente credere in dio, 

mercoledì 10 agosto 2011

L' ATEISMO NON È UNA FEDE NÉ UNA RELIGIONE


La casa dei serpenti
Capita di leggere affermazioni quali «l' ateismo è una fede», o addirittura «l' ateismo è una religione». Si tratta di affermazioni infondate, ma vale la pena di esaminarle.
L' ateismo non è una religione
Che l'ateismo non sia una religione discende dalla definizione stessa della parola «religione». Il Sabatini-Coletti riporta:
religione [re-li-gió-ne] s.f.
1 Insieme di credenze e di manifestazioni con cui l'uomo riconosce l'esistenza del soprannaturale [...]; sentimento di rispetto e di timore verso la divinità[...].
Il riconoscimento del soprannaturale, attraverso credenze e manifestazioni, è l'essenza della religione; l'a-teismo, cioè la negazione di una «concezione e dottrina filosofico-religiosa basata sulla credenza in una divinità unica e trascendente», è dunque incompatibile con la religione.
L'ateismo non è una fede.
Per «fede» si intende, invece, l'«adesione religiosa
 a una verità rivelata non sensibilmente tangibile», ovvero la «persuasione dell'esistenza di un Dio», oppure la «religione, credo, confessione religiosa», oppure «il credere fermamente in qlco. o qlcu.». La critica che alcuni portano all'ateismo è che richiederebbe di credere alla non esistenza di Dio senza che essa si possa provare.
Questa critica è sbagliata per due motivi. Il primo è che non è impossibile dimostrare l'inesistenza di Dio. Normalmente per «Dio» si intende lo «spirito perfettissimo, eterno, onnisciente e onnipresente, creatore di tutte le cose» (ancora Sabatini-Coletti), dunque una (eventuale) dimostrazione dell'impossibilità di esistere per un'entità di questo genere sarebbe una dimostrazione della sua inesistenza.
Il secondo motivo è che l'onere della prova dell'esistenza di qualcosa è a carico di chi la sostiene, non di chi la nega, e che riguardo le asserzioni di esistenza di qualcosa, è corretto considerarle false fino a prova contraria, senza che questo richieda un atto di fede. Perciò riguardo all'esistenza di Atlantide, di Babbo Natale, delle fate, dello Yeti, della proverbiale teiera di Russell e dell'Invisibile Unicorno Rosa, è corretto presumere che sia falsa, fintanto che non siano portate prove che sia vera. E questo vale anche per l'ipotesi-Dio.

Più di un anno fa scrissi questo articolo in cui confutavo la frequente affermazione dei credenti che anche l' ateismo è una fede/religione (l' articolo si intitolava opportunamente «L' ateismo non è una religione, né una fede»).
A tal proposito ho ritrovato un interessante articolo in cui si espone un apologo che sostiene lo stesso argomento. L'articolo è «Gods and snakes», di Mano Singham.
Supponete che alcune persone si trasferiscano in una casa e che, per una ragione qualunque, sia convinte che vi sia un serpente velenoso da qualche parte al suo interno, un serpente che sia riuscito in qualche modo a frustrare ogni tentativo di rilevazione, individuazione o rimozione. Queste persone adotteranno coscientemente uno stile di vita che prenda in considerazione la possibile esistenza del serpente. [..

domenica 1 maggio 2011

SCEMEGGIATE TELEVISIVE



di Piergiorgio Odifreddi. 
O tempora, o mores!, lamentava Cicerone a proposito di Catilina. Ma, prestando attenzione ai media (nostri), c’è da domandarsi se il Padre della Patria (sua) non si lamentasse di gamba sana. Proviamo infatti a riassumere alcuni degli episodi salienti che hanno attirato l’attenzione delle televisioni e dei giornali, e di conseguenza del pubblico, in quest’ultima settimana: cioè, dalle ore 15 di venerdi 22 aprile alle ore 15 di oggi.
Ha cominciato il Santo Padre, appunto il 22 alle ore 15, con una sensazionale intervista andata in onda su RaiUno nell’esatto momento del calendario lunare in cui Gesù sarebbe morto in croce. Un’ intervista che l’ Osservatore Romano ha così riassunto il giorno dopo: “Tre risposte sul coraggio della fede, davanti al dolore e alla persecuzione. E quattro risposte sulle verità della fede, quelle che toccano il cielo e sfuggono ai sensi di chi è sulla terra”.

venerdì 8 aprile 2011

LA SCIENZA, LA MODA, LA FEDE…



Angiolo Bandinelli.
Cosa può esservi di più mutevole della moda, mutevole per antonomasia? Nulla. E invece no, potremmo dover cambiare idea, e addirittura arrivare a concludere che ancor più mutevole della moda è la scienza. Impossibile, direte voi. Eppure non c’è giorno che non ci venga segnalato qualche significativo cambiamento, qualche stravolgimento in teorie ritenute inattaccabili. Fino a ieri, chi avrebbe mai potuto sostenere che le glaciazioni non sono dipendenti dalla quantità di riscaldamento solare subito dal nostro pianeta? Oggi sembra provato che tra i due fenomeni non c’è un nesso causale: meno male, potremo almeno tranquillizzarci un po’, si allontana il rischio di veder sciogliere le calotte polari per via dell’aumento della temperatura terrestre.
Ma la stampa ci porta notizie ancor più straordinarie. In America, nell’Indiana, è apparso un ragazzino, Jake, dotato di un precoce, straordinario talento matematico. Risolve problemi di calcolo ardui e sofisticati e attualmente, dopo aver piantato la scuola

- dove si annoiava - segue un corso di astrofisica avanzata. Il suo QI è altissimo. Con il candore dell’innocenza (o la spregiudicatezza di un baro?) afferma di nutrire seri dubbi sulla validità della teoria einsteinana della relatività. I suoi calcoli sembra siano a uno stadio assai avanzato, anche se lui afferma di voler cercare le prove definitive circa la bontà della sua tesi. Di geni precoci non ne mancano. Alcuni di essi, dopo essere stati esibiti da mamme in fregola dinanzi ad un pubblico in visibilio, si sono persi per strada, altri hanno continuato a brillare anche quando non più sfruttati dagli avidi genitori. Il ragazzino americano pare faccia sul serio, non ci resta che attendere che cresca e consolidi la sua teoria.

Per la scienza sarebbe un terremoto. E non solo per la scienza. Intorno alla teoria del relativismo einsteiniano si sono imbastite chiacchiere a non finire: quella teoria, valida solo nell’ambito delle sue osservazioni sperimentali, ha finito col diventare, associata alle idee di Darwin, Nietzsche, Freud, ecc., il volano di quella cultura filosofica, sociale ed etica, che marchia negativamente il nostro tempo, dicono. Una volta che essa fosse popperianamente “falsificata” dal geniale ragazzino, visto che Darwin, Nietzsche e Freud sono stati da tempo smascherati, a difendere il relativismo scientifico resterebbe la teoria dell’indeterminazione di Heisenberg: ”…Le leggi naturali non conducono ad una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo; l’accadere (…) è piuttosto rimesso al gioco del caso.”. Una tesi impeccabile, ma troppo tecnica e asettica per eccitare professori di filosofia, giornalisti, letterati o teologi.

La vicenda del ragazzino americano offre il destro per qualche (maliziosa) riflessione. Se dovessimo accettare che la scienza, come la volatile moda, è sovvertibile nelle sue più consolidate affermazioni, potremmo prima o poi arrivare a scoprire che, per esempio, la teoria del big bang è sballata e che l’universo non è stato creato dal nulla, ex nihilo; è invece increato e non ha confini di spazio né di tempo. Potrebbe venir fuori addirittura che, essendo spazio e tempo curvi e correlati l’un l’altro, il cosmo è insieme infinito e riducibile a un punto geometrico. Paradosso, assurdità? Oggi, sicuramente, assurdità. Ma intanto proviamo un pizzico di ansia nell’attesa, oltre che del ragazzino americano, dei risultati dell’esperimento Icarus avviato nei laboratori del Gran Sasso. Le ricerche di Icarus riguardano i “neutrini”, particelle subatomiche dalle proprietà straordinarie, e mirano a gettare nuova luce su quella che gli scienziati chiamano “materia oscura”, la componente - pare - più importante e diffusa dell’universo fisico. Lo studio della “materia oscura” potrebbe scompaginare l’intera concezione del cosmo, sarebbe una nuova rivoluzione copernicana.

Dobbiamo convenire che, nel rapporto tra fede e scienza, almeno fino ad oggi la scienza è quella che conduce le danze, impone i suoi parametri. La fede ha esultato quando è nata la teoria del big bang, nella quale vedeva una conferma delle proprie affermazioni sulla creazione: il mondo, l’universo, era totalmente identificato con la materia risultante dal big bang e - come è stato scritto - “caratterizzata dalla tabella degli elementi chimici di Mendeleiev”. Che succederebbe se Icarus rivelasse che la materia visibile è solo una parte dell’universo, ben altrimenti riempito da questa “materia oscura”, fino ad oggi a noi poco nota? Prima di Galileo, la fede è stata aristotelica; ha accettato Galileo e Copernico e vi ha costruito sopra una nuova teologia; ha disputato con la relatività di Einstein senza però riuscire a scovare un valida teoria da contrapporgli; quando è apparsa la tesi del big bang creatore ha potuto finalmente rilassarsi. Ma se arrivassimo ora a scoprire che l’universo a noi conosciuto è solo uno spicchio di uno più gigantesco, costituito in massima parte di una diversa e “oscura” materia dalle caratteristiche oggi ignote? Che capriole dovrebbe fare la fede del creazionista per adeguarsi all’ultima verità scientifica?

(*) da “Il Foglio”


http://notizie.radicali.it/articolo/2011-04-07/editoriale/la-scienza-la-moda-la-fede