La morte del Cardinale Martini e il film di Marco Bellocchio hanno riacceso il dibattito sul diritto a morire con dignità. Nelle tre interviste che qui proponiamo il giurista Amedeo Santosuosso, il presidente della Consulta di Bioetica Maurizio Mori e il neurologo di Eluana, Carlo Alberto Defanti, ci aiutano a fare chiarezza sulla gestione del fine vita nel nostro Paese.
Blog Laicità Contro
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martedì 2 ottobre 2012
venerdì 17 agosto 2012
L’uomo che non può morire
L'Inghilterra nega il diritto alla scelta a Tony Nicklinson
Di Tony Nicklinson, l’uomo inglese con la cosiddetta “sindrome del Chiavistello”, in inglese locked-in, abbiamo parlato in altri momenti: si tratta di un uomo che ha da tempo deciso che la sua condizione non è sopportabile. Totalmente paralizzato, grazie a costosi macchinari può comunicare attraverso il movimento delle palpebre e ha da mesi aperto un account Twitter dal quale racconta al mondo la sua battaglia.
Di Tony Nicklinson, l’uomo inglese con la cosiddetta “sindrome del Chiavistello”, in inglese locked-in, abbiamo parlato in altri momenti: si tratta di un uomo che ha da tempo deciso che la sua condizione non è sopportabile. Totalmente paralizzato, grazie a costosi macchinari può comunicare attraverso il movimento delle palpebre e ha da mesi aperto un account Twitter dal quale racconta al mondo la sua battaglia.
martedì 3 luglio 2012
Punizione esemplare: chiuso l’ente che ha contribuito al film su Eluana. Bellocchio: “Prigionieri dell’ideologia”
L’accanimento continua post mortem. E la memoria di Eluana Englaro non trova pace nel circo decadente della politica dei partiti che perpetua a strumentalizzarne la vicenda altalenando attacchi a mea culpa sul film di Marco Bellocchio, che dai quei fatti ha solo tratto ispirazione. Stavolta il capro espiatorio è la Film Commission del Friuli Venezia Giulia, brutalmente smantellata dal Consiglio Regionale di presidenza Pdl per litanici “motivi di crisi e risparmio”. Certo, perché 270 mila euro annui spesi per mantenere l’Ente operativa dal 2003 – che solo nel 2011 ha generato oltre 13 milioni di euro d’indotto sul territorio dando lavoro a 241 figure professionali, senza parlare dell’eccellenza aggiunta all’immagine della Regione – sono parsi davvero insostenibili agli occhi di una Giunta in preda al delirio da rappresaglia.
giovedì 6 ottobre 2011
ASPETTANDO IL SONDINO DI STATO
Qualunque cattolico praticante, lo stesso Papa tedesco, se venisse a trovarsi un giorno in condizioni simili a quelle di Welby, potrebbe chiedere in Germania – con l'autorizzazione della legge e con la benedizione della sua Chiesa – di essere lasciato “andare dal Padre”. Una strada che in Italia troverebbe sbarrata se dovesse diventare legge l'obbrobrio giuridico in dirittura d’arrivo al Senato. - Di Marlis Ingenmey.
Se Welby, quel giorno …
Quale sviluppo avrebbe preso in Italia la discussione
Se Welby, quel giorno …
Quale sviluppo avrebbe preso in Italia la discussione
martedì 10 maggio 2011
ELEZIONI, I VESCOVI IN CAMPO: NON VOTATE PRO ABORTO E GAY
Un editoriale, quello odierno, interpretato come un appoggio al centrodestra e in particolare a Letizia Moratti,
anche alla luce di altri interventi comparsi nei giorni scorsi, a cominciare dall’ appoggio per la legge che limita l’ esecuzione delle volontà dei malati terminali.
«Non è un mistero, infatti - scrive oggi il giornale dei vescovi in un editoriale -, che a livello municipale si stanno compiendo scelte significative e, purtroppo, anche forzature di stampo ideologico su ognuno di quei tre fronti». Secondo Avvenire, al di là del fatto che esso rappresenti «l’ennesimo test intermedio sulla tenuta della coalizione che ha vinto le elezioni del 2008» («anche se è molto difficile immaginare ricadute dirompenti a livello romano, a meno di responsi oggi inimmaginabili»), «il voto di metà maggio resta anzitutto una chiamata al discernimento accurato di uomini e programmi».
«Non è un mistero, infatti - scrive oggi il giornale dei vescovi in un editoriale -, che a livello municipale si stanno compiendo scelte significative e, purtroppo, anche forzature di stampo ideologico su ognuno di quei tre fronti». Secondo Avvenire, al di là del fatto che esso rappresenti «l’ennesimo test intermedio sulla tenuta della coalizione che ha vinto le elezioni del 2008» («anche se è molto difficile immaginare ricadute dirompenti a livello romano, a meno di responsi oggi inimmaginabili»), «il voto di metà maggio resta anzitutto una chiamata al discernimento accurato di uomini e programmi».
«Perché non ci rassegniamo a pensare - si legge ancora nell’editoriale - che i cittadini dei 1.315 comuni e delle 11 province interessati al rinnovo di giunte e consigli debbano fare la loro scelta esclusivamente in base agli schieramenti e alle aree di appartenenza ideologica». «E abbiamo troppo rispetto per la dimensione umana e territoriale del servizio alla res pubblica - aggiunge il quotidiano della Cei -, per immaginare che il colore di una casacca debba sempre e comunque fare premio sulla qualità delle persone e sulla concretezza delle loro proposte».
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