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sabato 17 marzo 2012

Un mondo senza ‘paradisi’ può diventare un mondo con meno ‘inferni’

Bruno Gualerzi*


Per cominciare ad uscire da quello che sotto troppi aspetti può diventare (come storicamente a intervalli sempre più brevi è diventato, e continua a diventare) un inferno reale, occorre cominciare ad uscire da un paradiso fittizio, alla cui illusoria costruzione, certo involontariamente, ha contribuito a volte anche il tradizionale pensiero ateo. Occorre uscire da un paradiso dove nessun uomo è mai stato, naturalmente, ma la cui pura evocazione, proprio per questo, rende spesso infernale l’esistenza ‘terrena’. La quale, nella sua consistenza, non può reggere il confronto con l’inesistente, un confronto che può portare all’assurdo di concentrare tutti gli sforzi per indebolire, o proprio cancellare, questa consistenza come modo per avvicinarsi di fatto il più possibile all’inesistente. Un luogo, l’inesistente, dove – essendo il puro nulla per la nostra esperienza – c’è spazio per tutto ciò che vorremmo, soprattutto per collocarvi un’esistenza liberata dalla fatica di vivere. Per inseguire un’ombra, viene gettato nell’ombra ciò che la produce, cioè noi stessi. Come?

giovedì 17 marzo 2011

PERCHÉ NON SONO CRISTIANO



PERCHÉ NON SONO CRISTIANO

di Bertrand Russell
Pubblicato per la prima volta in The Rationalist Annual (1927)
Come vi ha detto il vostro Presidente, l'argomento di cui vi parlerò stasera è «Perché non sono cristiano». Forse sarebbe giusto, prima di tutto, provare a stabilire cosa s'intende per «cristiano». Attualmente, è una parola usata in senso assai vago da moltissime persone. Alcuni non intendono altro che una persona che tenta di vivere una vita virtuosa. Usando il termine in tal senso, suppongo che potremmo trovare dei cristiani in ogni setta o credo; tuttavia non ritengo che questo sia il significato più appropriato del termine, anche solo per il fatto che così implicherebbe che tutti coloro che non sono cristiani - tutti i buddisti, confuciani, musulmani, e cosi via - non stiano tentando di vivere una vita virtuosa. Io non chiamo cristiano chi si sforza di vivere decorosamente, a seconda delle proprie possibilità. Penso, invece, che sia necessario possedere una certa dose di fede per avere il diritto di dichiararsi cristiani. Il termine non ha più il significato chiaro che aveva ai tempi di S. Agostino o di S. Tommaso. A quell'epoca, se un uomo si definiva cristiano, sapeva quello che voleva dire. Così facendo accettava per filo e per segno anche tutto quell'insieme di credenze che il termine implicava, e ogni singola sillaba di tali credenze veniva creduta con tutta la forza della propria convinzione.

mercoledì 16 marzo 2011

IL MONDO ANTICO E LA FILOSOFIA ATEA


Un ateismo moderno, e in grado di offrire una concezione del mondo e dell' esistenza veramente alternativa rispetto a quelle teologiche, deve fondarsi su una teoresi chiara e su base filosofica antimetafisica. Esso non può quindi esimersi dal recuperare le vere radici dell' ateismo antico, sottraendolo alle interpretazioni improprie attraverso le quali la cultura teistico-metafisica, che è tuttora dominante, ha oscurato o mistificato per millenni. Il presente saggio intende assolvere tale compito: porre fondamenti nuovi e rifondare un autentico ateismo filosofico in forma chiara. E con ciò fornire basi teoriche ad un pensiero filosofico che si qualifichi non già per ciò che nega, ma per ciò che innovativamente vuol proporre.
Opportuno aggiungere una considerazione storica, relativa ad una realtà di cui gli atei non si sono perlopiù mai resi conto, cioè di essere in molti sensi, strumenti interni del teologizzare. L' ateismo è infatti stato non solo controparte esecrabile e negativa, ma anche come specchio rivelatore di contraddizioni interne alla dottrina,