lunedì 11 giugno 2012

La guerra fredda tra Opus Dei e lobby Usa

Dalla legge antiriciclaggio al dominio sulle finanze. Il ruolo dei Cavalieri di Colombo e tutte le cordate dietro il siluramento dell'ex numero uno dell'Istituto Opere di Religione. Il 4 luglio a Strasburgo il vertice per la "white list" che deciderà il destino del Vaticano.

LE RELIGIONI ABRAMITICHE E LA VIOLENZA

Sgombriamo il campo da un equivoco diffuso: il dio delle tre religioni abramitiche non era un dio unico al momento della sua prima rivelazione agli antichi semiti.

Proprio la innominabilità del nome di Dio, del primo comandamento giudeo-cristiano, conferma quanto storici e archeologi hanno portato alla luce: il dio dei tre monoteismi abramitici è una teocrasia, ossia la fusione di due filoni di divinità.

domenica 10 giugno 2012

Civiltà Laica - Le religioni e la violenza

Sabato, 10 Dicembre 2011, si è tenuto, a Terni, l’incontro del Gruppo di studio di "Civiltà Laica" sul tema: "Le religioni e la violenza".

Relatori dell’incontro sono stati:

  • Maurizio Magnani, che ha coordinato l’iniziativa ed ha svolto la "Relazione introduttiva";
  • Marcello Ricci: "Il problema della tolleranza";
  • Maurizio Magnani: "Le religioni abramitiche e la violenza";
  • Eraldo Giulianelli: "Perché il Cattolicesimo è un integralismo fondamentalista";
  • Alessandro Chiometti: "La famigerata propensione al dialogo dei Cattolici".

RELAZIONE INTRODUTTIVA

Maurizio Magnani

1) Scrive Chris Hedges nel suo libro Il fascino oscuro della guerra [1], lui che, da giornalista inviato di guerra in svariati punti caldi del pianeta, è stato picchiato, torturato e segregato, ha udito esplodere migliaia di granate e colpi di arma da fuoco ed ha assistito all’uccisione di molta gente, tra dolore e sofferenze di ogni genere:

"La guerra spaventa, terrorizza ma al contempo attrae, poiché possiede una sua cultura, un suo irresistibile fascino oscuro; attrae i sanguinari, i sadici, i violenti ma attrae anche moltissimi mediocri, perché offre loro l’opportunità di migliorare il rango sociale, di sentirsi importanti, di uscire dall’anonimato, di sperimentare sentimenti di potenza, di superiorità, con un fucile in mano, potendo perfino disporre della vita di qualcuno.

La guerra mette a nudo il potenziale di malvagità umana ma fa emergere anche manifestazioni di solidarietà profonda, di intensa collaborazione, di amicizia autentica e consente di sperimentare sentimenti forti e genuini.

Inoltre, in guerra si combatte e si fugge, e non c’è spazio per la depressione; in guerra il suicido è rarissimo: la disperazione aiuta a vivere, l’odio aiuta a vivere.

In tempo di guerra, numerosi privilegi scompaiono, i parassiti e i vigliacchi vengono smascherati, tutto sembra diventare più semplice, scorrevole, e pare che la giustizia e l’equità trionfino, che la vita sociale, seppur scombussolata, riacquisti un senso, un ordine, uno scopo. Per quello scopo si sopportano anche il sacrificio e il patimento.

In guerra, anche in quelle guerre combattute internamente contro fazioni politiche e religiose avversarie, si rivivono i forti vincoli propri dei gruppi ancestrali, l’ubbidienza a uno o pochi capi, e il pensiero autocritico è soppresso, mentre vengono euforicamente esaltate, sublimate, nobilitate le proprie azioni, ancorché sanguinarie e crudeli, atte a raggiungere le finalità prefissate, politiche o religiose che siano."

CHIESA PADRONA: Un falso giuridico dai Patti Lateranensi a oggi

Calza a pennello l'uscita editoriale (gennaio 2009) del volumetto di cento pagine dell'accademico di diritto pubblico, Michele Ainis. Il gustoso pamphlet, intitolato polemicamente Chiesa padrona. Un falso giuridico dai Patti Lateranensi a oggi (ed. Garzanti) si pone per fortuna in controtendenza ai festeggiamenti istituzionali dell'80° anniversario del Concordato, la cui parziale modifica del 1984, a quanto pare, viene considerata del tutto irrilevante ai fini dell'impianto complessivo favorevole agli indiscussi privilegi della chiesa romana.

Esercizi di scuola su chi sarà il prossimo papa

In una Chiesa che ha il suo "mercato" più promettente non in Europa ma in America latina, Africa, Asia e persino negli Stati Uniti, gli indicatori convergono su un solo candidato: il cardinale canadese Marc Ouellet
ROMA, 10 giugno 2012 – La Chiesa cattolica è come la Fiat-Chrysler. Langue in Italia e in Europa, rivà forte negli Stati Uniti, ha il più promettente mercato nel resto del mondo. Con un pensierino a chi sarà il futuro papa.