Intervista con Sergio Martella
Psicologo Psicoterapeuta
Docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Padova |
Qual è il dato più inquietante che emerge dalla vostra ricerca sulla nocività psicologica della religione cattolica?
R.: L'idea di un rapporto sui danni della dottrina cattolica è recente nella forma di divulgazione popolare che si intende adottare. Stiamo cercando di coinvolgere nel progetto coloro che a buon diritto intendono mettere la loro professionalità al servizio di questo intento. Nella mia attività professionale e clinica ho avuto modo di verificare e raccogliere una serie di connessioni tra modalità formative che tendono a deprimere l'identità psico-affettiva nella costituzione evolutiva della persona e le inevitabili conseguenze nella determinazione del destino individuale e sociale dell'uomo.
Il mondo reale è, infatti, una rappresentazione di ciò che è stato impresso nella fase costituente dell'Io. Alice Miller, per esempio, ne "La persecuzione del bambino" cerca con ansia di mettere in guardia gli educatori dagli effetti della pedagogia nera della religione. Ma la stessa razionalità è utile solo se possiamo educare a riconoscere gli stili formativi che producono un accumulo di cattiveria, di distruttività e di infelicità nell'uomo.
L'insegnamento cristiano è falsamente improntato all'amore universale: basta guardare il simbolo genetico del cristianesimo, il crocifisso e ciò che esso rappresenta, per capire la componente di ambivalenza sadica e masochista che questo "amore" veicola nell'inconscio dei bambini.