1. Perché Dio è chiamato "Dio"?
E' una delle parole più brevi del vocabolario italiano. Ma è anche una delle
più ricorrenti nel nostro linguaggio quotidiano. Cambiano i tempi, nuove
filosofie prendono il posto di altre, vecchie religioni cedono il passo ad altre
forme di culto e devozione e intanto avanza la tecnologia. Eppure quella parola,
quel nome "Dio" ha attraversato i millenni per giungere fino a noi, in modo più
o meno invariato.
Ma per dirci cosa?
Chi studia le lingue antiche (e l'evoluzione delle lingue moderne) sa bene
che le parole nascono con un significato che finisce poi con lo smarrirsi nel
tempo. Quanti oggi sanno ancora che il termine dispregiativo 'imbecille'
derivava da 'imbaculus' cioè 'zoppo'? Quanti che 'persona' nell'originario
etrusco trasposto nel latino antico significava 'maschera'? Le parole che
comunemente usiamo sembrano ormai rappresentare solo un concetto, un'idea che
noi abbiamo di un qualsivoglia argomento. Eppure in origine esse avevano un
significato ben più complesso. Chi studia le lingue antiche o nutre una
personale passione per l'evoluzione del linguaggio sa ancora individuare parte
del loro significato: filosofia (da filos= amore e sophia= sapienza, dunque
'amore per la sapienza'), democrazia (da demos=popolo e cratia=governo),
previdenza (da pro=prima e video=vedere), archeologia (da archeos=antico e
logos=studio). Ma la stragrande maggioranza dei cittadini usa parole di cui non
sa in effetti quale sia bene il significato, le utilizza insomma come fossero
dei... pittogrammi, cioè delle semplici figure alle quali gli antichi facevano
corrispondere un significato o addirittura un discorso compiuto!
Qualche esempio spicciolo? Prendiamo la nota marca di calzature Nike:
nonostante quello che la pubblicità vuol lasciarci intendere non è un termine
inglese ma greco, non si pronuncia 'naik' ma 'nike' e vuol dire 'vittoria'. Che
dire poi di 'bus'? Anche questo non è un termine inglese ma è una desinenza
(cioè la parte finale di una parola) latina, non si pronuncia 'bas' ma 'bus'. E
così via. Le parole da noi usate insomma sono state ormai a tal punto private
del loro significato originale da aver conservato ben chiaro solo quello al
quale oggi corrispondono, sebbene approssimativo e impreciso. Per farla breve,
non sarà una sorpresa se un giorno parole chiare come 'attaccapanni' avranno un
significato oscuro e indecifrabile per quanti verranno dopo di noi.
Inevitabile dunque la domanda: che fine ha fatto il significato originario di
'Dio'? Cosa significava in realtà fin dalla notte dei tempi? Dove si è perduto
il valore semantico che gli antichi gli attribuivano? Ma soprattutto quando
nacque questo nome e a chi si riferiva? E perché gli antichi parlavano di 'dei'
e non di un 'dio' solo?
Blog Laicità Contro
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martedì 26 giugno 2012
domenica 11 settembre 2011
LA PARABOLA DEL CONCETTO DI DIO
E' abbastanza chiaro che non ci s' inventa un' astrazione perfetta, irreale, se non quando l' esistenza che materialmente si vive viene percepita come insopportabile, come traumatica. La natura viene avvertita sensibilmente come "matrigna" solo dopo che la società ci è diventata nemica: l' aldilà viene appunto a sostituire una società e una natura che hanno perduto la dimensione umana. [..
sabato 26 marzo 2011
Dio ha una moglie?
Secondo alcuni studiosi, oltre al Signore in Israele si adorava anche Asherah, la sua compagna.
Dio aveva una moglie, Asherah, che nel Libro dei Re viene adorata a suo fianco e nel suo tempio in Israele, stando almeno alle interpretazioni di uno studioso di Oxford. Nel 1967, Raffaello Patai è stato il storico primo a dire che gli antichi israeliti adoravano sia il Signore sia Asherah. La teoria ha acquisito nuova rilevanza a causa della ricerca di Francesca Stavrakopoulou,docente del dipartimento di teologia e religione presso l’Università di Exeter. Le informazioni presentate nei libri della Stavrakopoulou, nelle conferenze e in alcuni articoli di giornale sono diventate la base di una serie di documentari in tre parti, ora in onda in Europa, dove si discute della connessione Jahvè-Asherah.
venerdì 25 marzo 2011
DIO FA INGRASSARE?

25 marzo 2011 - Inspiegabile il collegamento fra le pratiche religiose e la tendenza all’ obesità.
La scienza non può spiegare tutto, pare. Per esempio ancora non riesce a spiegare come mai i ragazzi che frequentano Chiese o altre organizzazioni religiose siano più proni a mettere su pancia. In ogni caso, dalle ricerche, pare provato che il collegamento esista. Anche se gli scienziati non sanno ancora bene perchè. Insomma, una vita religiosa comporta delle conseguenze: alcune benefiche – pare infatti che gli uomini pii vivano di più, visto che raramente fumano – alcune altre discutibili – ovvero, appunto, la tendenza all’ obesità.
OBESITA’ – I media americani riportano i risultati della ricerca.
Molti studi hanno provato l’associazione fra un’alto coinvolgimento religioso e l’ obesità, ma gli studi non hanno mai trovato una associazione necessaria fra la religiosità ed esiti sanitari negativi, come segni di malattie cardiovascolari.
La scienza non può spiegare tutto, pare. Per esempio ancora non riesce a spiegare come mai i ragazzi che frequentano Chiese o altre organizzazioni religiose siano più proni a mettere su pancia. In ogni caso, dalle ricerche, pare provato che il collegamento esista. Anche se gli scienziati non sanno ancora bene perchè. Insomma, una vita religiosa comporta delle conseguenze: alcune benefiche – pare infatti che gli uomini pii vivano di più, visto che raramente fumano – alcune altre discutibili – ovvero, appunto, la tendenza all’ obesità.
OBESITA’ – I media americani riportano i risultati della ricerca.
Molti studi hanno provato l’associazione fra un’alto coinvolgimento religioso e l’ obesità, ma gli studi non hanno mai trovato una associazione necessaria fra la religiosità ed esiti sanitari negativi, come segni di malattie cardiovascolari.
In effetti però, molti studi collegano la fede ad uno stile di vita migliorato, sentimenti in generale più positivi e scarsa tendenza a comportamenti non salutari come il bere e il fumare. Nello studio corrente, più frequentemente i partecipanti partecipavano a servizi religiosi, meno probabilmente fumavano. La tendenza ad evitare questi comportamenti dannosi potrebbe spiegare, in parte, perchè le persone religiose vivano di più. Ma il motivo per cui tendono a mettere su peso rispetto ai pari meno religiosi rimane un po’ un mistero.
Barattare, dunque, la salvezza con la linea?
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