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martedì 24 luglio 2012

STUDI SUL NUOVO TESTAMENTO: E' POSSIBILE CHE NELLA VICENDA DI CRISTO I GIUDEI AVESSERO RAGIONE?

Forse è giunto il momento di chiedersi se per caso gli ebrei non abbiano fatto bene a eliminare uno che pretendeva d’essere considerato alla stregua d’una divinità. La stessa pretesa la contestavano agli imperatori romani, che proprio allora cominciavano a manifestarla. Perché mai avrebbero dovuto fare un’eccezione nei confronti di Gesù Cristo?

lunedì 16 luglio 2012

STUDI SUL NUOVO TESTAMENTO: HA SENSO OPPORRE I TESTI FLAVIANI A QUELLI NEOTESTAMENTARI?

A volte mi dicono che non metto mai in relazione il Nuovo Testamento coi testi di Giuseppe Flavio. Si tratta in realtà di una scelta, non di una casualità.

Per me i vangeli non sono testi storici ma manifesti di teologia politica. Che un testo di storia non possa avere più pretese di obiettività di uno di teologia-politica lo dimostra proprio Flavio, che pur raccontando con tanti particolari la storia d’Israele dello stesso periodo dei vangeli, non dice nulla di più di quanto già non si sappia dall’intero Nuovo Testamento (in riferimento ovviamente al cristianesimo e soprattutto al movimento nazareno, che son due cose ben diverse).

I testi di Flavio in cui si parla di Gesù Cristo sono stati manomessi dai cristiani, ma questo non significa affatto che gli originali fossero favorevoli al movimento nazareno; anzi, visto che Flavio scriveva per compiacersi i romani, è molto probabile ch’egli avesse posto i nazareni sullo stesso piano degli zeloti, cui attribuisce la causa fondamentale della disfatta della Palestina. Semmai si può pensare ch’egli abbia parlato del movimento nazareno e quindi del suo fondatore come di un evento del tutto politico, cioè privo di quegli aspetti mistici e miracolistici così macroscopici nei vangeli.

giovedì 5 luglio 2012

STUDI SUL NUOVO TESTAMENTO: L'ESEGESI LAICA DEI VANGELI (Dall'invenzione alla falsificazione)

La trattazione laica della figura del Cristo e del cristianesimo in generale può sottostare, a tutt'oggi, se si vuole assicurarle un minimo di scientificità, a due sole fondamentali e preliminari impostazioni di metodo: quella dell'INVENZIONE e quella della FALSIFICAZIONE.

Ogni altra forma di esegesi, fosse anche derivata dalla demitizzazione bultmanniana, va considerata come "confessionale", anche se tra queste vi sono differenze di non poco conto, al punto che si dovrebbe tendere a preferire le esegesi ortodosse a quelle cattoliche, in quanto più favorevoli a un cristianesimo di tipo "democratico" e non "monarchico", e quelle protestanti a quelle ortodosse, in quanto più vicine al moderno ateismo o laicismo che dir si voglia. (1)

sabato 30 giugno 2012

STUDI SUL NUOVO TESTAMENTO: QUESTIONI PRELIMINARI DI METODO ESEGETICO

Quando si leggono i vangeli sembra d'avere a che fare con dei testi dalla forma quasi elementare, che non potrebbe reggere minimamente il confronto con le Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio, o coi testi storici di Tacito, e men che mai con le tragedie classiche del mondo greco. Eppure la loro forza sta proprio nella semplicità apparente con cui presentano vicende molto profonde e complicate.

La maestria redazionale degli evangelisti non sta tanto nella capacità letteraria (che pur p.es. non manca in quello di Giovanni), quanto piuttosto nel far sembrare vera una cosa falsa e falsa una cosa vera, prendendo spunto dalla realtà. In questo gli scrittori di origine ebraica restano insuperabili.

In via del tutto preliminare, prima di accingersi a leggere qualsivoglia pericope, bisognerebbe anzitutto fare una distinzione tra i concetti di "falsificazione" e "mistificazione".

mercoledì 14 marzo 2012

Come vennero tramandati i vangeli?

Non solo non esiste nessun Vangelo nel testo originario - anche se fino al XVIII secolo si è affermato di possedere l'originale del Vangelo di Marco, e precisamente a Venezia e a Praga - ma anzi non si è conservato nessun libro neotestamentario, e neppure alcun libro della Bibbia, nella sua originaria stesura autografa. Di più, non esistono nemmeno le prime trascrizioni. Ci sono soltanto copie di copie di copie: trascrizioni di manoscritti greci, di vecchie traduzioni latine, siriane, copte, nonché da citazioni neotestamentarie fatte da Padri della chiesa, riferite sovente a memoria... all'incirca 18.000 in un autore come Origene! (50) Senza contare che le opere degli stessi Padri della chiesa sono state a loro volta tramandate con livelli di attendibilità assai differenti.

mercoledì 30 marzo 2011

Biotestamento: l’ ennesima interferenza-diktat del Vaticano


Una legge sulle dichiarazioni anticipate di fine vita è necessaria e urgente". Puntuale, arriva da Città del Vaticano l’ ennesimo diktat. Il presidente della Cei, cardinal Angelo Bagnasco, apre i lavori del “parlamentino” dei vescovi italiani sostenendo la necessità "di porre limiti e vincoli precisi a quella 'giurisprudenza creativa' che sta già introducendo autorizzazioni per comportamenti e scelte che, riguardando la vita e la morte, non possono restare affidate all'arbitrarietà di alcuno". Si dirà: legittima, per quanto discutibile e contestabile opinione, per quanto autorevole per la persona e il luogo. Fino a un certo punto. Un conto è esprimere un parere su fine vita e bio-testamento. Altro, evidentemente, sostenere che è necessario varare una legge, e tracciare le linee della legge stessa.
 Qui l’ opinione diventa interferenza vera e propria, e pazienza se ora qualcuno dirà che si tratta di discorsi da “laicisti” d’antan. Possibile comunque che non ci sia nessuno, di destra o sinistra, di maggioranza o di opposizione, che ricordi alle eminenze che basta interferire con le cose di Cesare?
Ad ogni modo, il Vaticano ribadisce che occorre "regolare intrusioni già sperimentate, per le quali è stato possibile interrompere il sostegno vitale del cibo e dell'acqua". E ancora: "E’ necessario adottare regole che siano di garanzia per persone fatalmente indifese, e la cui presa in carico potrebbe un domani, nel contesto di una società materialista e individualista, risultare scomoda sotto il profilo delle risorse richieste".
E qui si arriva al cuore del problema. Un problema che ha ben compreso Roberto Saviano, e non per un caso la puntata di “Vieni via con me” con Mina Welby e Beppino Englaro ha scatenato il finimondo: “La forza di Piergiorgio Welby, così come la forza di Beppino Englaro e di Luca Coscioni, è quella di avere agito nel diritto, di avere sempre rivendicato la possibilità di scegliere”. Appunto: il diritto. La possibilità di scegliere. Per il Vaticano, le gerarchie, Bagnasco, si può fare, come si fa, come si è sempre fatto, ma senza dirlo, di nascosto; senza diritto. Perché almeno formalmente devono essere loro i padroni del nostro corpo. Per questo negano la possibilità di scelta.
Per questo, come ha intimato giorni fa “l’Avvenire” “la legge sul bio-testamento s’ha da fare”.
"Fermiamoci, fermatevi: non approviamo un testo di difficile applicazione. Costruiamo un nuovo testo, per il bene delle persone e del Paese". E’ l’appello di Livia Turco, ex ministro della Salute. "Costruiamo insieme una legge condivisa, ispirata al sentimento della pietas", che "ascolti la volontà del paziente", che "rispetti l'articolo 32 della Costituzione". Il PD dà subito il buon esempio, e comincia lui a fermarsi. Quali sono, infatti, i comportamenti concreti del PD, dopo tante promesse, assicurazioni, parole? Poco si comprende; e quel poco non piace per nulla.
Chi non si ferma, ed quotidiana dimostrazione che la parola può essere spesso più veloce del pensiero, è la sottosegretaria alla Salute Eugenia Roccella. Annotiamo quello che dice, per futura memoria, anche se s’avrebbe davvero voglia di dimenticarlo.
E cosa dice, Roccella? Intervenuta a una trasmissione radio parla del caso di Stefano Cucchi, il giovane romano morto per disidratazione (perse 10 chili in sei giorni) il 22 ottobre 2009 dopo esser stato arrestato, e di quello di Eluana Englaro, la donna che, dopo un incidente stradale avvenuto il 18 gennaio 1992 si era ritrovata, allora ventenne, in stato vegetativo permanente, e morta il 9 febbraio 2009 dopo l’interruzione di idratazione e nutrizione assistita. Roccella premette, bontà sua, che si tratta di vicende "diverse rispetto alle condizioni e non voglio accostare i due casi, ma la modalità della morte per disidratazione è sempre la stessa, dolorosa e traumatica".
Poi, dopo aver fatto questo accostamento che si qualifica da solo, la sottosegretaria decanta il ddl Calabrò, "una legge di libertà che norma e rende obbligatorio il consenso informato che, fino a qui, era solo una prassi. La legge applica l’art.32 della Costituzione normando il consenso informato, ma alimentazione e idratazione sono un caso limite: nessuno di noi rinuncia ad alimentarsi perché sarebbe una morte dolorosa e traumatica".
Appunto: una persona esprime una sua volontà, poi però altri decidono se e come e quando tenerne conto: perché la legge è fatta per "dare la possibilità alle persone di dire Sì o No alle terapie, ma questo non vuol dire eutanasia, ci deve essere un confine e idratazione e alimentazione non possono non esserlo. Non si tratta di scegliere una terapia o meno perché rinunciare all’alimentazione e all’idratazione porta morte anche ci è sano, sarebbe un suicidio assistito e noi non abbiamo una libertà assoluta di disporre del nostro corpo".
Affermazioni in libertà, che non solo sono offensive, ma non hanno alcuna rispondenza scientifica. C’è una continuità: il presidente del Consiglio riferendosi a Eluana ebbe l’impudenza di dire che poteva partorire; il sottosegretario Carlo Giovanardi che Cucchi in fin dei conti se l’era cercata; ora Roccella. La buona educazione (e forse il codice penale) ci impediscono di dire quello che si pensa di loro.
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